Avvenire, Mercoledi 03 Ottobre
2001
Tra
i gruppi sospettati di terrorismo anche una importante organizzazione
caritativa
L'elemosina
«deviata»
Il
Rashid Trust: difendiamo i musulmani oppressi
Claudio Monici
ISLAMABAD. Una grande massa di denaro scorre nei sotterranei nascosti dei finanziamenti alle organizzazioni che appoggiano guerriglieri islamici e guerre sante. La storia ha inizio negli anni della guerra fredda contro i sovietici che occupavano l'Afghanistan. Anche la Cia, come la Cina, distribuiva miliardi di dollari nelle tasche del mondo arabo e musulmano. Ma una grande quantità di denaro, difficile da conoscere, passa nel comune gesto di uno dei Cinque pilastri dell'islam, la «zakat», l'elemosina musulmana che cade nei forzieri delle fondazioni islamiche per fornire cibo ai poveri, ma anche sostenere le scuole coraniche. Molte delle quali, alla fine, formano i mujaheddin. Tra i bersagli finanziari da colpire in Pakistan indicati da Bush quali sostenitori del terrorismo c'è la «Rashid Trust». Secondo gli Usa è connessa a Ossama Benladen. Ma non solo: questa «organizzazione umanitaria» islamica sarebbe anche coinvolta nei conflitti dell'Afghanistan, il Kashmir e la Cecenia. Per lo sheik Muhammad Arshad, direttore operativo della «Rashid Trust» a Islamabad, l'organizzazione «è soltanto un ente caritatevole che assiste decine di migliaia di persone dentro l'Afghanistan distribuendo 300 mila razioni di pane al giorno». Assistenza islamica che non riguarda però soltanto gli afghani, ma anche i profughi e soprattutto i militanti e le famiglie dei mujaheddin in Pakistan. Il simbolo della «Rashid Trust» è il Pianeta, sovrastato dal Corano, la Mecca e la Medina, città sante all'islam, e una grande scimitarra impugnata da una mano. A Arshad, 63 anni, una lunga barba bianca, abbiamo chiesto di spiegarci il motivo di questa scelta grafica, il significato di una spada sguainata, per una organizzazione caritatevole. Risponde: «Voglio prima di tutto dire che quando ci hanno indicati come sostenitori del terrorismo, sono rimasto sbigottito, perché non c'è niente di vero in quello che gli americani dicono. Noi aiutiamo i poveri e gli orfani, mentre la scimitarra è solo un significato di protezione. Proteggere tutti i musulmani dalle forze del male. Proteggere i musulmani oppressi».
Ma questo è anche il significato della Jihad, della guerra
santa?
La Jihad è
parte della nostra religione. E tutti i musulmani devono essere sempre pronti
alla Jihad, anch'io lo sono se minacciato da qualcuno. Non vedo niente di male
in questo.
Dunque per lei, le accuse contro la sua organizzazione sono infondate: comunque riuscite ad avere il controllo dei soldi delle donazioni, anche oggi che i vostri fondi miliardari sono stati congelati nelle banche del Pakistan?
Sui soldi abbiamo il controllo assoluto. Lo garantisco e sono investiti in cibo, medicine, assistenza medica, non in armi. Non abbiamo nulla da nascondere e anche se i conti sono bloccati, non ci mancano i soldi per continuare nelle nostre attività umanitarie.
Anche Ossama Benladen vi aiuta?
Non conosco
quest'uomo, so che è un buon musulmano. Un essere umano come me e voi. È solo
una persona e della sua organizzazione è la prima volta che ne sento parlare.
Allora perché c'è l'hanno con voi?
Forse è stato
quando il Programma alimentare mondiale in Afghanistan ha chiuso i forni del
pane, perché i taleban, giustamente, avevano detto che alle donne era proibito
lavorare. E noi, la nostra organizzazione, ha continuato ad aiutare gli
afghani. Tutta invidia e gelosia.