Avvenire, Venerdi 12 Ottobre 2001
«Non comprate il petrolio di Karthum. È
insanguinato e serve solo per acquistare armi», ha detto monsignor Erkolano
Lodu Tombe, vescovo di Yei, che ha denunciato la campagna di arabizzazione del
Sud del Paese. «I musulmani fanno di tutto per squalificare la Chiesa
cattolica», ha accusato invece monsignor Edmond Jitangar, vescovo di Sarh
Africa,
cristiani schiacciati dall'islam
Dal
Sinodo il grido d'allarme dei vescovi del Sudan e del Ciad
Mimmo Muolo
Roma. «Non comprate
il petrolio del Sudan. È petrolio insanguinato e serve solo per comprare armi».
L'appello accorato di monsignor Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei, una
diocesi del martoriato Paese africano, non ha lasciato indifferente i
partecipanti al Sinodo. Che in segno di affetto e di solidarietà gli hanno
riservato l'applauso più forte e prolungato finora registrato.
Il presule,
infatti, è intervenuto ieri mattina nell'assemblea in corso da quasi due
settimane in Vaticano e ha denunciato non solo «la campagna sistematica di
islamizzazione e arabizzazione dei popoli non arabi e non musulmani» nel suo
Paese. Ma anche, ed è la cosa più grave, i «frequenti bombardamenti aerei su
obiettivi civili» effettuati dal governo.
La sua voce, a
dire il vero, non è stata l'unica, ieri, a mettere in rilievo le critiche
condizioni in cui vivono le comunità cattoliche in certi stati africani a
maggioranza musulmana. Anche dal Ciad, definito «un errore della storia
coloniale», giunge una denuncia e una richiesta di aiuto: «I musulmani - ha
detto monsignor Edmond Jitangar, vescovo di Sarh - stanno facendo di tutto per
squalificare la Chiesa cattolica, che considerano alla stregua di una
organizzazione non governativa straniera».
La situazione
più drammatica si registra comunque nel Sudan del sud, dove agli altri problemi
si aggiunge anche «la negazione sistematica della libertà religiosa
fondamentale». «Il governo effettua frequenti bombardamenti aerei su obiettivi
civili - ha detto monsignor Tombe - Si tratta dell'uso sistematico di
bombardieri d'alta quota russi Antonov per terrorizzare la popolazione civile
nelle aree contese». E la contesa ha precisamente come oggetto il petrolio.
In queste
zone, ha fatto notare infatti il presule, «le prospezioni petrolifere
effettuate dalle multinazionali canadesi, cinesi e malesi alimentano la guerra.
E l'estrazione e la vendita del petrolio contribuiscono all'estendersi della
guerra, aggravano la sofferenza del popolo e rafforzano la decisione del
governo di trovare una soluzione militare del conflitto».
Secondo
monsignor Tombe, «vengono utilizzate anche altre tattiche per scacciare la
gente dalle regioni ricche di petrolio». Di qui il suo appello a non compare il
greggio estratto in quelle zone.
Tutto questo
mentre diventa di giorno in giorno più drammatica la «piaga degli sfollati
interni». Essi «vivono in condizioni di vita disperate e non vi sono speranze
di un miglioramento immediato». Anche i rifugiati sudanesi nei Paesi limitrofi
«soffrono nei campi profughi e hanno poche prospettive per il futuro».
Per questo il
vescovo di Yei ha auspicato: «Poniamo fine a questo affossamento del Sudan». E
rivolgendosi ai vescovi presenti in aula, ha chiesto, oltre ad aiuti urgenti,
anche la visita di delegazioni di altre Chiese per creare intorno al Paese un
vero e proprio movimento di opinione internazionale.
Parole di speranza sono venute, invece, da monsignor Jan Pawel Lenga, il vescovo di Karaganda, nel Kazakhstan recentemente visitato dal Papa, dove pure i musulmani sono in maggioranza, ma le diverse etnie e religioni vivono in pace. «Da Astana, la nostra capitale, la voce del Vicario di Cristo - ha ricordato - si è levata per chiedere che sia mantenuto il grande dono di Dio che è la pace. Molte persone di buona volontà in Kazakhstan hanno accolto questo appello», ha concluso.