Avvenire, Domenica 21 Ottobre 2001
CHIESA DELL'EST/1 L'amministratore apostolico della
Russia europea parla del ruolo e delle prospettive dei cattolici nel Paese
Kondrusiewicz: «La visita di Wojtyla? Anche il no
ortodosso ora è meno duro»
Dominik Morawski
«Il consumismo e il materialismo esistono sia in Occidente che in
Oriente, e ciò accade specialmente quando si dimentica Dio e si rifiutano le
radici cristiane della nostra cultura». Lo dice senza mezzi termini
l'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, amministratore apostolico della Russia
europea, residente a Mosca oramai da dieci anni.
Sono stati i temi al centro dell'intervento del presule al Sinodo dei
vescovi. Secondo Kondrusiewicz per la costruzione di un futuro che non trascuri
la fede, è indispensabile che venga «intensificata l'azione congiunta dei
vescovi». È una constatazione che nasce anche dall'osservazione degli ultimi
dieci anni che, spiega, «dopo la caduta del totalitarismo comunista, hanno cambiato
il volto della Russia». E la cosa "miracolosa", secondo Kondrusiewicz
«è il fatto che tutto questo è accaduto senza spargimenti di sangue. Per noi è
ovvio che le promesse di Fatima siano state attuate. In Russia, quando erano
rimasti solo due sacerdoti anziani e due chiese cattoliche, tali promesse sono state un segno di speranza».
Una speranza che guarda anche all'immediato futuro. Perciò è inevitabile
chiedere all'arcivescovo Kondrusiewicz quante sono le probabilità che il Papa
possa recarsi a Mosca. «I segnali parlano chiaro - risponde - . Dai sondaggi
compiuti risulta che la maggioranza della popolazione vede con favore la visita
del Papa. Perciò ritengo che l'invito del presidente Putin (senza dimenticare a
questo proposito i precedenti interventi favorevoli di Gorbaciov ed Eltsin)
troverà una risposta positiva già il prossimo anno. Del resto, perfino lo
stesso Alessio II non esclude di potere incontrare il pontefice quando le
condizioni saranno mature. Ritengo del resto che il suo veto si stia ammorbidendo».
È un impressione che nasce anche dalle risonanze del recentissimo viaggio
di Giovanni Paolo II in Armenia e Kazakhstan. «L'impatto di queste visite è
stato molto forte, malgrado la mancata presenza del patriarcato di Mosca.
Nessuno, neanche in Russia, si attendeva che il Papa fosse accolto con tanta
cordialità dalle genti di ogni confessione religiosa, e in particolare proprio
da parte degli ortodossi. E tra gli ortodossi di Russia l'arrivo del Papa è
stato percepito non come l'arrivo di un Capo di Stato, ma come visita a
carattere pastorale ed ecumenico».
Nelle parole dell'arcivescovo ritorna
spesso il ricordo degli anni della clandestinità, quando tanti cristiani
continuarono a coltivare la propria fede nonostante i pericoli che ciò comportasse.
E alcune storie testimoniano il coraggio dei fedeli. Come quei parrocchiani che
videro demolire la propria chiesa: «Essi presero i mattoni dell'edificio e li
portarono a casa, li circondarono di fiori e candele facendo di quelle pietre
un luogo di preghiera». Perciò oggi il presule russo dice «che grazie a quel
mattone abbiamo conservato la nostra fede e la nostra tradizione».
Nonostante i sussulti e un certo disordine scaturiti dall'evoluzione
recente dell'Est, la Chiesa non si è fatta trovare impreparata. E se pure non
mancano le difficoltà, «oggi ci sono molte conversioni. Le persone, e
specialmente i giovani sono alla ricerca del senso pieno della propria
esistenza». Conversioni che a tratti sorprendono e incoraggiano. «Quando le
reliquie di santa Teresa del Banbino Gesù - ricorda Kondrusiewicz - sono state
portate in Russia per un pellegrinaggio nel 1999. A San Pietroburgo alcune
famiglie si rivolsero ai sacerdoti perché precoccupate dalla disaffezione alla
fede dei loro figli. Ebbene, quell'occasione riportò, dentro la comunità
ecclesiale tanti giovani».
Altra questione aperta è quella del dialogo con la Chiesa ortodossa, le
cui relazioni nonostante alcuni momenti di fatica, si intensificano. «Il mondo
globalizzato, multietnico, multireligioso e multiculturale ci impone nuove
sfide davanti agli ambienti dei politici, dei leader sociali e religiosi e
dobbiamo affrontarle in modo che nasca una realtà nuova, un mondo senza
violenze, come vuole il Papa».