Avvenire, Mercoledi 07 Novembre 2001 

 

Il conduttore di «Porta a porta» risponde alle critiche sulla scelta di un interlocutore radicale e provocatorio come il presidente dell'Unione musulmani d'Italia, che si è prodotto in una serrata difesa di Benladen e in affermazioni irriverenti sul cristianesimo. «Esprime una sensibilità non marginale del mondo musulmano»

 

«Ma per me è stata una sorpresa»

 

Vespa: si deve sapere che in Italia c'è anche un islam così

«Le comunità islamiche chiariscano se vogliono essere in sintonia con l'opinione pubblica del Paese che le ospita»

 

Giorgio Paolucci

 

MILANO.«Sì, sapevo che invitando Adel Smith in trasmissione avrei avuto in studio un musulmano... esagerato. Ma volevo dargli la possibilità di spiegare le sue ragioni e di far capire alla gente che nella comunità islamica che vive in Italia c'è anche gente come lui». «Lui», Adel Smith, all'indomani della strage dei cristiani nella chiesa pakistana, aveva dichiarato alle agenzie che quella carneficina non poteva essere opera di musulmani, e che piuttosto si poteva pensare a un'iniziativa orchestrata dai servizi segreti israeliani. E alla puntata dell'altra sera di «Porta a porta» ha confermato tutto, producendosi anche in una serrata difesa di Benladen e in affermazioni irriverenti sul cristianesimo.

Vespa, pensa di avere fatto una scelta oculata invitando Adel Smith quale unico esponente musulmano, come se fosse rappresentativo della comunità che vive in Italia?

E come faccio a rispondere? Chi può stabilire il livello di rappresentatività di una comunità così eterogenea? Mi limito a osservare che certi personaggi non sono poi così isolati: prima ci sono state le dichiarazioni ambigue su Benladen dell'imam di Torino, Bourichi Bouchta, a cui sono seguite quelle del responsabile del centro di viale Jenner a Milano. L'altra sera è toccato a Smith, e anche in questo caso ci siamo trovati di fronte ad affermazioni durissime e sconcertanti. In precedenti puntate avevamo invitato anche alcune donne musulmane di diversa origine e orientamento: ce ne fosse stata una che avesse detto che Benladen è un mascalzone... Non posso fare statistiche ma credo si possa dedurre che c'è una fascia non irrilevante di musulmani che incarnano posizioni estreme. Saranno pure minoritari, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a una realtà che c'è, e vive nelle nostre città.

Non le sembra tuttavia che la sua trasmissione abbia proposto una visione quantomeno distorta di questa realtà? Smith si era già reso protagonista di altre provocazioni molto forti: a Milano aveva promosso una manifestazione che condannava i cristiani come «antropofagi ed ematofagi», a Bologna aveva chiesto la cancellazione di un affresco della basilica di San Petronio «colpevole» di collocare Maometto all'inferno, come scrive Dante nella Divina Commedia. E l'anno scorso, a pochi giorni dallla chiusura del Giubileo, aveva letteralmente "intimato" al Papa di convertirsi all'islam abbandonando la "religione idolatrico-politeistica cattolica». Con questi precedenti si aspettava di avere a che fare con un moderato?

Col senno di poi rispondo di no. Ma ribadisco: è innegabile che lui e la sua associazione, che dichiara di raccogliere cinquemila iscritti, è interprete di una realtà che nega le responsabilità di Benladen, che nega che i musulmani possano commettere violenze come quella commessa in Pakistan. Insomma, questi negano tutto.

E come la mettiamo col Crocefisso definito blasfemicamente «un cadavere in miniatura appeso a un pezzo di legno»?

Questa proprio non me l'aspettavo, se l'avessi immaginato non l'avrei invitato in trasmissione. E' una sorpresa che mi sono trovato ad affrontare in diretta e che, come può confermare chi ha visto la trasmissione, ho cercato immediatamente di arginare. Anche perché mi sono sentito offeso personalmente, come credo molti telespettatori. E infatti stamattina sono arrivate in redazione le telefonate di protesta.

Le sembra giusto regalare un palco televisivo a una persona che lo usa per lanciare invettive così irragionevoli? Crede che sia una libertà di espressione di cui la televisione pubblica possa vantarsi?

Non potevo assolutamente prevedere che la trasmissione sarebbe degenerata in quella maniera. Dove si sono mai sentite affermazioni del genere? Confesso che sono rimasto sconvolto, ma mi ha sconvolto anche il silenzio della donna convertita all'islam che pure in precedenza aveva parlato. Il suo è stato un silenzio altamente significativo, e conferma che certe affermazioni, in fondo, sono condivise. Da quanti non so, ma certamente c'è chi non le sente lontane dalla sua sensibilità.

Insomma, il problema non è la scelta di un interlocutore «estremista» rispetto ad altri più moderati?

Stasera (ieri, ndr) invito in trasmissione Mario Scialoja, che è uno dei responsabili della Grande moschea di Roma e che conosco come persona moderata, e gli chiederò se condivide o condanna sia le dichiarazioni ambigue su Benladen, sia quelle sul Crocefisso. Vedremo.

Varie associazioni musulmane pare siano indignate con lei per avere invitato Smith, e con Smith stesso per le dichiarazioni che ha fatto in trasmissione...

Non basta protestare «dopo»: perché non l'hanno messo ai margini della comunità, perché non lo diffidano dal pronunciare certe affermazioni? La società italiana ha bisogno di capire quante persone la pensano come lui, e ho la sensazione che non siano poche. E le comunità islamiche devono chiarire se vogliono essere in sintonia con l'opinione pubblica del Paese che le ospita.