Avvenire, 7
novembre 2001
Fin dalla prima mattinata di ieri il giornale è stato destinatario di numerose telefonate di protesta. Tutte avevano per oggetto le affermazioni contro il Crocifisso pronunciate, durante la puntata di "Porta a Porta" della sera precedente da Adel Smith, presidente dell'Unione dei musulmani d'Italia. Sono giunti anche numerosi fax ed e-mail: ne pubblichiamo alcuni.
Don Massimo
Donghi, Macherio (Mi)
Gentile
Direttore,
ho visto la
trasmissione di «Porta a porta» con ospite Adel Smith. Sinceramente, mi sembra
davvero troppo affermare che Ossama Benladen non è un criminale, né un
terrorista perché non è «provata» la sua responsabilità nei recenti attentati
negli Usa; chiedere (per non turbare la psiche di chi cristiano non è) di
togliere il crocefisso dalle aule scolastiche in Italia (un Paese, per fortuna
democratico e libero, con una tradizione ed un inestimabile patrimonio
storico-culturale); rimanere «ambiguo» di fronte alla richiesta fatta da Vespa,
sulla disponibilità ad assumersi l'iniziativa di scrivere subito al governo
dell'Arabia Saudita per chiedere la libertà di professare la propria fede anche
per chi musulmano non è; dire che l'Occidente non ha a cuore il dramma dei palestinesi
e sui mass-media non se ne parla...
Credo che il
presidente dell'Unione musulmani d'Italia dovrebbe, per il ruolo che ricopre,
essere più cauto su affermazioni che offendono la sensibilità di molti. Spero
che qualche autorevole musulmano, nel nostro Paese, abbia a dissociarsi da ciò
che Adel Smith ha affermato e sostenuto. E - perché no? - spero che qualche
bravo politico o intellettuale del nostro Paese, come rimase «scandalizzato»
per alcune chiare prese di posizione sul confronto con l'islam da parte di
talune personalità della Chiesa, possa esprimere altrettanto sdegno per tali
dichiarazioni.
«Questo
oscurantismo mi spaventa»
Guido Rocca,
Verona
Carissimo
Direttore,
non ho mai
scritto ad un giornale prima d'ora , non sono un cattolico praticante, ma un
semplice credente.
Non sono
riuscito a non scriverle di fronte alle drammatiche affermazioni di Adel Smith,
ospite della trasmissione «Porta a Porta». È scioccante sentir definire il
Cristo sulla croce «un cadavere in miniatura», dimenticando l'immenso valore
simbolico ed il messaggio d'amore che il Crocifisso rappresenta e che persino
filosofi atei gli riconoscono!
Più che la
guerra, l'antrace e gli stessi attentati, mi spaventa il radicale oscurantismo
intellettuale dal quale nascono simili provocazioni. Cristo in fondo è uno dei
tre maggiori profeti dell'islam e i musulmani stessi gli riconoscono un valore
spirituale più grande dello stesso Maometto!
Credo che un
giornale cattolico debba dare una ferma risposta a simili provocazioni, non per
raccogliere i fedeli sotto una bandiera, ma per riaffermare il diritto alla
libertà di religione e difenderne il rispetto e la sacralità così brutalmente
violati. Gesù ha insegnato, non a noi cristiani ma a tutti, di porgere sempre
l'altra guancia, ma un giorno, mi ricordo, si è arrabbiato pure Lui!
Roberto Beda,
Torino
Gentile
Direttore,
la serata di
«Porta a Porta» ieri sera era avviata sui binari del buon senso e di
affermazioni che più o meno soddisfacevano tutti, quando è stato introdotto il
rappresentante islamico che, come un vero ciclone, si è messo a calpestare con
le sue affermazioni decisamente azzardate principi che la nostra società, pur
tiepidamente cristiana, ancora condivide. Ma l'apice della serata s'è toccato
quando quell'interlocutore ha affermato che l'innalzamento sulla croce di Gesù
Cristo, altro non è che un suicidio-deicidio, e quindi un'immagine per nulla
edificante per i bambini che vanno a scuola ad imparare cose buone. Tale
affermazione ha indignato tutti i presenti, naturalmente, ma quello che si è
distinto per veemenza, puntigliosità, rigore, è stato Massimo Cacciari, il
quale, pur premettendo di non credere, ha dato la più bella definizione
dell'uomo crocefisso di nome Gesù Cristo.
Onore al
professore, che peraltro stimo da sempre, ma mi ha colpito che - con molti
credenti titolati presenti in sala - sia stato il non credente a sorprendere
tutti sul filo di lana e a difendere il crocefisso. Forse per capire Cristo,
bisogna partire dalla sua negazione? (è un dubbio che mi riguarda).
«Facciamo
sentire la nostra voce»
Elvira Botta,
Roma
Caro
Direttore,
nella
trasmissione «Porta a porta» di ieri sera Adel Smith ha pesantemente vilipeso
Gesù crocefisso. I tre sacerdoti presenti non hanno reagito, mentre erano stati
invece «loquaci» contro gli Usa.
Vorrei
celebrare Carlo Martello che impedì la trasformazione del Mediterraneo in lago
islamico e ricordare che le crociate ebbero anche molti risvolti positivi.
Cacciari solo
- intelligente e colto, ancorché non credente - ha avuto tre bellissimi
pensieri in difesa del Dio in croce. Non nego che anche gli altri presenti, da
Vespa al ministro Buttiglione, apparissero turbati dalle deliranti
dichiarazioni del rappresentante islamico, ma mi sarei aspettato soprattutto
dai sacerdoti una reazione vigorosa, che invece non c'è stata.
Possiamo essere contro le bombe, ma le parole non uccidono. Parliamo, quindi, per difendere la nostra fede e dire forte che non siamo politeisti, perché questa è una falsità propalata da secoli dai musulmani. Abbiamo paura anche delle parole?