Avvenire,
Giovedi 08 Novembre 2001
DIBATTITO - In Francia cristiani accusati di «angelismo»; e in Italia? Rispondono Maggiolini, Alberti e Branca
Cattolici:
siamo stati ingenui sul dialogo?
Roberto
Beretta
C'è
un obiettivo su cui i kamikaze di Ossama Benladen e i missili cruise delle
portaerei Usa sembrano essersi concentrati all'unisono: il politically correct.
Quello dei cristiani compreso.
Dopo
l'11 settembre, infatti, certi luoghi comuni traballano come i resti delle Twin
Towers. Parlare di «tolleranza» può essere insufficiente, far cenno al
«dialogo» senza mostrare il risvolto della pagina appare ambiguo. Qualcuno
accusa addirittura i cattolici di aver troppo edulcorato le acque, di aver
smussato le differenze con l'islam fino a falsare la realtà. Di aver peccato di
buonismo, insomma: dipingendo di possibile ciò che invece, e purtroppo, si è
rivelato soltanto utopico.
In
Francia l'arcivescovo di Marsiglia monsignor Bernard Panafieu, presidente del
Segretariato per le relazioni con l'islam della Conferenza episcopale
d'Oltralpe, si è trovato appunto a rispondere via stampa al seguente quesito: i
cristiani sono stati troppo «angelici» di fronte ai musulmani? L'invito al
confronto e alla tolleranza, in verità comunissimo in parrocchie e movimenti cristiani,
si è tramutato (certo contro la stessa intenzione degli emissari) in un
pericoloso cavallo di Troia che ha ingannato gli occidentali sui pericoli e le
controindicazioni oggettive della civiltà islamica? Monsignor Panafieu, sul
quotidiano cattolico parigino La Croix,
risponde che in realtà i vescovi hanno «coscienza della difficoltà di rapporti
tra islam e cristianesimo» e già sul piano teologico: «Noi non accettiamo
formule come "abbiamo lo stesso Dio" oppure "siamo la religione
del Libro"... C'è una differenza radicale, alla base stessa delle due
religioni, che rende difficile il dialogo».
Già.
Sta di fatto, però, che la convinzione per cui «in fondo, abbiamo tutti lo
stesso Dio» è esattamente il pensiero che tuttora circola nella maggioranza dei
praticanti; anche in Italia. Monsignor Alessandro Maggiolini, battagliero
vescovo di Como, ha quindi buon gioco a ricordare che «quando il cardinale
Biffi o io stesso siamo intervenuti per richiamare che non esisteva un
"diritto all'invasione", siamo stati accusati di razzismo... C'è
stata una certa leggerezza sia da parte del mondo "progressista", per
motivi politici, sia da parte dei cattolici: per cause pseudo-religiose. Si
doveva essere più prudenti: è troppo facile essere per l'accoglienza e poi
accorgersi dell'altra faccia della medaglia».
Don Giampiero Alberti, incaricato per i rapporti con l'islam della diocesi di Milano, difende una posizione diversa: «Abbiamo peccato di "angelismo"? Non credo che i cristiani abbiano sottovalutato un aspetto dell'islam, che purtroppo può portare a questi estremismi. Nella Chiesa italiana già da un anno si notava un doppio fermento: c'era chi chiedeva di mettersi in guardia, perché l'islam non è quello che sembra, e quelli che preferivano seguire un cammino non superficiale di dialogo. Oggi siamo di fronte a una società nuova, in cui l'islam è ormai entrato e dove la posizione più veritiera è affrontare l'incontro, tenendo presenti tutte le difficoltà e auspicando un confronto serio».
Corregge i termini Paolo Branca, professore di arabo alla Cattolica di Milano: «Più che di buonismo, siamo vittime di una certa superficialità. Si parla di dialogo, di cercare ciò che unisce, ma poi ci si ferma a un generico "vogliamoci bene". Sì, purtroppo c'è stata tra i cristiani la tentazione di non voler vedere le differenze con l'islam, illudendosi che ciò favorisse i buoni rapporti; mentre è vero il contrario: una consapevolezza anche cruda dei problemi, unita alla volontà di superarli, migliora il confronto. I cattolici sono stati più esposti al rischio anche perché si sono dati molto da fare per l'accoglienza e spesso le persone animate da buone intenzioni si rivelano ingenue, pensano che basti la buona volontà per andare avanti. È stata carente la capacità di critica e l'iniziativa culturale: abbiamo 2000 anni di cristianesimo alle spalle e, di fronte a una minoranza come quella islamica in Occidente, non abbiamo nulla da proporgli oltre a una generica assistenza sociale? Giocare solo di rimessa è uno schema perdente».