Il Giornale, 9 novembre 2001

 

Niente canti di Natale: offendono gli alunni immigrati

 

Cristiano Gatti

 

            Andremo in guerra per combattere i terroristi, ma bisognerebbe che qualcuno ci difendesse da noi stessi. Il nemico che attenta alla nostra identità, alla nostra cultura, alla nostra stessa anima, ce l’abbiamo sull’uscio di casa. Possiamo incontrarlo quando affidiamo i nostri figli alla scuola, credendo di avviarli a una giusta educazione. Invece proprio lì, nel luogo dei valori, si nasconde la peggior forma di intolleranza: quella dei tolleranti idioti.

            È, questa, una particolare categoria di insegnanti e di genitori che coltiva nelle scuole italiane una particolarissima forma di antrace: l’abolizione del crocefisso. Una professoressa di La Spezia, credendosi probabilmente un genio, l’ha tumulato nel cassetto. Ha spiegato garrula che non voleva mettere a disagio un allievo rom appena giunto in aula. Con queste nobili intenzioni, ha messo a disagio tutti gli altri. Perché noi siamo fenomenali: pur di tutelare le minoranze, non esitiamo a mortificare le oceaniche maggioranze. Tant’è vero che il virus si sta diffondendo a ritmo incontrollabile: in provincia di Bergamo, a cominciare già dal Natale scorso, più d’una scuola ha deciso di abolire il presepe, gli alberelli, Astro del ciel e tutto quanto il resto, per venire incontro alle legittime aspettative dei non credenti e dei credenti di altre religioni. Così, avanti, con avvilente effetto domino: nelle ultime ore s’è fatta sotto pure Biella, dove la materna “Petiva” ha deciso di difendere valorosamente la laicità della scuola, abolendo con illuminato decreto le tradizionali celebrazioni della Natività. E sicuramente non è finita. Stiamo pronti, al 25 dicembre mancano ancora molti giorni: altri seguiranno.

            Non ci sono più dubbi: si può parlare di epidemia. L’intolleranza dei tolleranti idioti, la peggiore di tutte le intolleranze, ci sta espropriando dei nostri più elementari diritti e delle nostre più innocenti tradizioni. Mentre Ciampi cerca disperatamente di risvegliare l’amor proprio e l’amor patrio, questi crociati alla rovescia credono di migliorare l’Italia in nome di una malintesa e demagogica forma di ospitalità. Ma era meglio quando ci limitavamo al mandolino. Per qualcuno è il trionfo postumo di un’antica aspirazione, il sogno giovanile e rivoluzionario di incendiare ogni forma del culto religioso: adesso traveste il tutto con altre motivazioni, ma l’operazione è ugualmente smaccata. Qualcuno invece è vittima dell’incontinenza buonista che altri gravi danni ha già provocato in questa nazione in saldo, a cominciare dall’abolizione indiscriminata delle frontiere e dell’accoglienza senza regole.

            In un caso e nell’altro, sarà un Natale indimenticabile. Con un risultato certo: i piccoli musulmani, perplessi e confusi, chiederanno alle maestre in che razza di paese sono finiti. Un paese dove i compagni italiani non festeggiano neppure il loro Dio.