Andremo in guerra per combattere i
terroristi, ma bisognerebbe che qualcuno ci difendesse da noi stessi. Il nemico
che attenta alla nostra identità, alla nostra cultura, alla nostra stessa
anima, ce l’abbiamo sull’uscio di casa. Possiamo incontrarlo quando affidiamo i
nostri figli alla scuola, credendo di avviarli a una giusta educazione. Invece
proprio lì, nel luogo dei valori, si nasconde la peggior forma di intolleranza:
quella dei tolleranti idioti.
È, questa, una particolare categoria
di insegnanti e di genitori che coltiva nelle scuole italiane una
particolarissima forma di antrace: l’abolizione del crocefisso. Una
professoressa di La Spezia, credendosi probabilmente un genio, l’ha tumulato
nel cassetto. Ha spiegato garrula che non voleva mettere a disagio un allievo
rom appena giunto in aula. Con queste nobili intenzioni, ha messo a disagio
tutti gli altri. Perché noi siamo fenomenali: pur di tutelare le minoranze, non
esitiamo a mortificare le oceaniche maggioranze. Tant’è vero che il virus si
sta diffondendo a ritmo incontrollabile: in provincia di Bergamo, a cominciare
già dal Natale scorso, più d’una scuola ha deciso di abolire il presepe, gli alberelli,
Astro del ciel e tutto quanto il resto, per venire incontro alle legittime
aspettative dei non credenti e dei credenti di altre religioni. Così, avanti,
con avvilente effetto domino: nelle ultime ore s’è fatta sotto pure Biella,
dove la materna “Petiva” ha deciso di difendere valorosamente la laicità della
scuola, abolendo con illuminato decreto le tradizionali celebrazioni della
Natività. E sicuramente non è finita. Stiamo pronti, al 25 dicembre mancano
ancora molti giorni: altri seguiranno.
Non ci sono più dubbi: si può
parlare di epidemia. L’intolleranza dei tolleranti idioti, la peggiore di tutte
le intolleranze, ci sta espropriando dei nostri più elementari diritti e delle
nostre più innocenti tradizioni. Mentre Ciampi cerca disperatamente di risvegliare
l’amor proprio e l’amor patrio, questi crociati alla rovescia credono di
migliorare l’Italia in nome di una malintesa e demagogica forma di ospitalità.
Ma era meglio quando ci limitavamo al mandolino. Per qualcuno è il trionfo
postumo di un’antica aspirazione, il sogno giovanile e rivoluzionario di
incendiare ogni forma del culto religioso: adesso traveste il tutto con altre
motivazioni, ma l’operazione è ugualmente smaccata. Qualcuno invece è vittima
dell’incontinenza buonista che altri gravi danni ha già provocato in questa
nazione in saldo, a cominciare dall’abolizione indiscriminata delle frontiere e
dell’accoglienza senza regole.
In un caso e nell’altro, sarà un
Natale indimenticabile. Con un risultato certo: i piccoli musulmani, perplessi e
confusi, chiederanno alle maestre in che razza di paese sono finiti. Un paese
dove i compagni italiani non festeggiano neppure il loro Dio.