Avvenire,
Mercoledi 14 Novembre 2001
L'AQUILA
- Smith l'aveva fatta rimuovere
Agnese
Pellegrini
Ofena
(L'Aquila). Ad Ofena, tranquillo paesino arroccato sulle montagne dell'Aquila,
è scattata l'ultima provocazione di Adel Smith, assurto agli onori della
cronaca per le sue posizioni radicali e per aver attaccato la religione
cattolica durante la trasmissione televisiva «Porta a porta». Il presidente
dell'Unione Musulmani d'Italia, che proprio a Ofena vive, nei giorni scorsi
infatti ha fatto rimuovere il crocifisso dall'aula della scuola materna
frequentata dal figlio.
Nel
paese l'inverno è arrivato con il gelo tipico di queste parti e la gente, in un
centro così piccolo che conta appena 700 anime e non ha neppure la stazione
ferroviaria, affolla il bar Aufinium, uno dei due del luogo. E, fra un caffè e
un giornale, stenta a credere che questa piccola località, sconosciuta perfino
agli abruzzesi, sia di colpo arrivata sulle prime pagine dei quotidiani. «Fino ad
una settimana fa - racconta Stefania De Luca, la titolare del bar - in paese
neppure sapevamo che Adel Smith abitava qui». Un tipo «casalingo», affermano
gli ofenesi, che solto 3 mesi fa si è trasferito con la famiglia nel piccolo
comune dell'Aquilano e che, a suo dire, si guadagna da vivere scrivendo libri e
gestendo una fabbrichetta di quaderni in Albania. «Nessuno - prosegue la De
Luca - si è accorto della sua presenza fin quando qualcuno non lo ha
riconosciuto come l'ospite della trasmissione di Bruno Vespa».
La gente non è affatto contenta di tanta notorietà; abituati a vivere all'ombra, ora si preferisce non parlare di una vicenda che, a detta del parroco, padre Innocenzo Ragone, e dell'ex sindaco Bruno Gentile, è più che altro una montatura dei giornali. «Smith ha preteso che venisse tolto il crocifisso dalla scuola materna che frequenta il figlio - precisa Gentile - ma è una cosa assurda perché questo signore non può venire a dettare legge in casa nostra. Noi conviviamo con tutti, abbiamo accolto Smith senza problemi, ma ora lui deve mostrarci lo stesso rispetto». Anche il parroco, padre Innocenzo Ragone, della Famiglia dei Discepoli, pensa che la stampa abbia un po' montato il caso. Ma adesso sollecita i parrocchiani a reagire. «L'occasione l'ho avuta durante la messa di domenica, quando le letture ci invitavano a riflettere sul senso della Resurrezione. Noi crediamo nel Dio Vivente, non adoriamo un morto. Allora ho detto: che cristiani siamo se non affermiamo la nostra fede?». E di sicuro ci sarà chi farà sentire la sua opinione nel corso dell'assemblea pubblica che il sindaco, Anna Rita Coletti, ha indetto a Ofena per la prossima settimana. «Siamo stupiti - ha ammesso il sindaco - dell'intransigenza di Smith nei confronti di un paese che lo ha ospitato e in cui tutti sono cattolici».
A
decidere sulla questione saranno le autorità scolastiche. Pasquale Giancola,
direttore dell'ufficio scolastico regionale, spiega: «Anche se dopo il
Concordato quella cattolica non è più la religione di Stato, ritengo che essa
sia un elemento fondamentale della cultura italiana. Per questo trovo assurdo
togliere dall'aula il crocifisso. Ed è comunque un fatto che va oltre i criteri
della democrazia: non può una persona sola stabilire le regole per tutti». E a
chi diceva che Smith avrebbe chiesto di togliere il crocifisso perché
altrimenti non avrebbe mandato il figlio a scuola e che in tal caso la classe,
composta solo da sei bambini, non avrebbe potuto essere formata, Giancola
replica: «La normativa è cambiata: oggi la formazione delle classi non è più
legata al numero dei bambini». Esplicito il professor Angelo Ricina, incaricato
dell'Istituto comprensivo di Navelli che ha competenza per la scuola materna di
Ofena: «Ho scritto una nota informativa al provveditore dell'Aquila: la
decisione ai politici». Nel frattempo il crocifisso rimane confinato su un
armadio dell'aula, in attesa che sia posta la parola fine a questa vicenda. Nel
bar gli ofenesi sorseggiano bevande calde e dichiarano: «Il nostro è un paese
civile e accogliente, abbiamo sempre rispettato la famiglia del signor Smith.
Ma il crocifisso deve tornare in aula».