Avvenire, Mercoledi 14 Novembre 2001 

 

CUNEO - È polemica sulla scelta del preside

 

Parte il Ramadan studenti tutti a casa

 

Corrado Avagnina

 

CEVA (Cuneo). Si discute sulla decisione presa dal consiglio dell'Istituto "Momigliano" di Ceva di disporre di un giorno di vacanza (tra quelli opzionali): sabato 17 novembre, festività per i musulmani che iniziano il Ramadan. La scelta trova la sua motivazione nella «multietnicità» di una scuola in cui ormai il 10% degli alunni è di origine araba. «In materia di calendario scolastico - aveva spiegato in un nota il preside Giorgio Canova - la normativa ministeriale impone alle scuole di garantire ogni anno 200 giorni di lezione, concedendo ai consigli di istituto di determinare adattamenti al calendario stesso. La Direzione generale regionale ha sottolineato di tener conto delle caratteristiche di multietnicità delle classi per permettere agli allievi di rispettare le principali festività religiose. Ritengo che una scuola col 10% di extracomunitari abbia il dovere di non ignorare il richiamo citato».

Ovviamente non sono mancate le prese di posizione, in questo momento particolarmente "caldo" sul terreno del rapporto con l'islam. Al settimanale diocesano "L'Unione Monregalese", insieme alle dichiarazioni dei politici, sono giunte anche lettere di appoggio all'iniziativa del preside e del consiglio di istituto. In commissione al Senato è giunta un'interrogazione del senatore Giuseppe Menardi (An) ove si definisce «assolutamente inaccettabile la proposta dei dirigenti scolastici», perché «si paleserebbe un ingiustificato senso di imbarazzo e di incertezza nei confronti del mondo islamico». Il parlamentare cuneese ha comunque rimarcato che «tutti gli alunni di fede diversa da quella cattolica hanno il diritto di assentarsi dalle lezioni durante la celebrazione delle loro festività senza che ciò crei discriminazioni».

Il segretario provinciale della Lega Nord, Roberto Conti, ha annunciato l'intenzione di «organizzare, a Ceva per sabato una manifestazione». In una dichiarazione si parla di «impatti pesanti sulla nostra società e sulle nostre consuetudini» per questa decisione presa a scuola.

Dal canto suo il vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio, interpellato dai giornali, ha così commentato: «Prendo atto ora della vicenda. Esprimo meraviglia che l'istituzione scolastica abbia caricato, per una percentuale di studenti extracomunitari del 10%, questa decisione sul rimanente 90%. Fermo restando il rispetto per ogni scelta religiosa motivata, che vale per ogni minoranza e ogni benevola attenzione a quanto, anche socialmemte, deve essere fatto».

«Il rispetto per le convinzioni religiose altrui è fondamentale - ribadisce il parroco di Ceva, don Francesco Tarò, che è anche responsabile della Caritas diocesana -. In questo momento è molto importante evitare i conflitti di religione. Tutti si impegnino perché le differenze di ogni tipo non siano motivo di lacerazione, ma di arricchimento reciproco. Questo può avvenire solo nel rispetto vicendevole, fatto di diritti e di doveri, e nel riscoprire in forma positiva la propria identità di fede. Cosa che oggi in molti cristiani fa difetto».

C'è però chi invita a mantenere i nervi saldi, a non incentivare ulteriori tensioni, a coltivare invece il dialogo costruttivo e il confronto sereno. Chiedendo reciprocità ma anche evitando irrigidimenti pretestuosi e forzature di stampo politico.