VIETNAM
Giro
di vite sulle religioni: appello dei credenti alla comunità internazionale
Ho Chi Minh City (Fides) –
Un monaco buddista Hoa Hao,
perseguitato, minaccia il suicidio e chiede libertà religiosa; un pastore
cristiano, dopo ripetute intimidazioni, continua ad aiutare poveri e bisognosi
; un prete cattolico, che lotta per la libertà, spedito di nuovo in carcere; i
cristiani perseguitati in varie parti del paese a causa della fede: data questa
situazione insostenibile, i credenti vietnamiti di fedi diverse chiedono
l’intervento della comunità internazionale.
Vo Than Liem, circondato da 30 funzionari comunisti e poliziotti armati, nel suo tempio Quang Tu, del buddismo Hoa Hao, è stato arrestato e messo in carcere per più di dieci volte a causa dei suoi ripetuti appelli per la libertà religiosa. Il monaco ha 57 anni e viene dalla provincia di An Giang. Nell’ottobre 2001, nel 14° giorno del mese lunare, molti buddisti Hoa Hao sono venuti al tempio per pregare al tempio e leggere gli insegnamenti del profeta Huynh. I funzionari comunisti li hanno scoraggiati e hanno tentato di disperdere la folla. Tutte le strade che conducono al tempio sono ora bloccate.
Nel 1999, cercando di controllare il buddismo Hoa Hao in Vietnam, il governo ha creato una Commissione di rappresentanti Hoa Hao in cinque province. La Commissione ha selezionato "assistenti religiosi" in molte località, formalmente perché fossero istruiti sulla dottrina del Buddismo Hoa Hao, ma perché di fatto agissero come esecutori delle leggi che impongono restrizioni sulle religioni. Inoltre vi sono 16 fedeli di questa religione in prigione o sotto sorveglianza: sette messi in carcere prima del 1999, alcuni con una sentenza di ergastolo; altri sette, fra cui due donne, arrestati a maggio 1999, quando il governo ha creato la Commissione, di cui due donne; altri due che sono agli arresti domiciliari dal 2000. Data l’urgente situazione di Vo Thanh Liem e di altri credenti Hoa Hao, il Consiglio centrale della Chiesa buddista Hoa Hao, facendosi voce di tutti i credenti vietnamiti, chiede un intervento della comunità internazionale.
La negazione dei diritti religiosi colpisce anche i cristiani. Il Pastore cristiano Nguyen Hong Quang è stato minacciato e privato dei documenti della sua assistenza sociale. Il pastore, leader della denominazione evangelica Mennonita del Vietnam, ha condotto progetti per aiutare poveri e bisognosi, guidando una chiesa sulla 26a strada a Binh Than. Ha ricevuto un avvertimento dalle autorità vietnamite perché bloccasse le attività religiose dalla sua casa a Ho Chi Minn City. Non è la prima volta che viene minacciato: nell’agosto scorso un ufficiale di polizia ha fatto irruzione in una classe di bambini poveri a cui egli insegnava e ha arrestato tre insegnati. Quando il Pastore ha protestato con la polizia, è stato ammanettato, preso a calci e percosso. Gli insegnanti arrestati sono stati rilasciati il giorno successivo ma la polizia ha confiscato il registro familiare del Pastore, senza il quale è impossibile per suo figlio ricevere un’istruzione pubblica ed è difficile per lui continuare il suo lavoro.
Anche i cristiani della tribù Hmong a Lai Chau, nel Nordest del Vietnam, soffrono persecuzioni dalle autorità: intimidazioni, torture e costrizione a pratiche spirituali tribali. Di recente le loro case sono state perquisite. Altri credenti dicono di esser stati percossi con bastoni elettrici per bestiame, per obbligarli a rinunciare alla loro fede. L’organizzazione umanitari Christian Solidarity Worldwide (CSW) ha diffuso una lista di 16 cristiani in carcere, tutti di etnia Hmong, alcuni arrestati nel 1998.
Una sentenza di 15 anni di carcere è stata di recente comminata al sacerdote cattolico p. Taddeo Nguyen Van Ly, attivista per la libertà religiosa, che ha criticato il governo per non concedere libertà di culto. P. Van Ly ha passato in prigione almeno 10 anni. Mervyn Thomas, capo esecutivo di CSW, afferma che "quest’ultima intimidazione di un leader cristiano mette in luce la costante pressione sulle Chiese da parte delle autorità del Vietnam" e chiede al governo di "proteggere il diritti di professare liberamente la propria fede e di rispettare lo stato di diritto". (Fides 15/11/2001)