Il Giornale, 14 dicembre 2001

ISLAM

La tolleranza non piace ai musulmani

Rino Camilleri

Quel che colpisce nell’annunciato bestseller della Fallaci è il suo prendersela con un’Italia che non le piace e da cui si è ritirata in sdegnoso esilio in un Paese che, con ogni evidenza, ammira. Va dato atto alla Fallaci di star dicendo apertamente quel che tutti pensano (anche a sinistra) ma, a differenza di lei, non possono permettersi di dire.

L’Oriana bacchetta pure gli europei, perché non sono diversi dagli italiani. Sorge a questo punto il sospetto che forse le piacerebbe un’Italia in cui a comandare sia la sinistra purché faccia una politica di destra. Boh. Comunque, se il dito (lo stile) non èe quello del Nobel Naipaul, la piaga su cui sta puntato è la stessa: l’Islam. Pur con differente chiarezza di idee i due bypassano lo "scontro di civiltà" e dicono senza mezzi termini che a rompere le scatole sono i soli musulmani, laddove ogni altra "civiltà", dalla giapponese all’induista, o si allinea o si fa i fatti suoi.

Lentamente, i più avveduti tra gli osservatori di casa nostra si vanno affiancando: Galli della Loggia, negli editoriali in cui si interroga sull’esistenza o meno di un Islam "moderato"; Sartori, che senza peli sulla lingua porta la sua allarmata attenzione sugli immigrati; Mieli, che, pur con la consueta pacatezza, fa capire alla Chiesa che sarebbe l’ora di cominciare a chiedere reciprocità di "dialogo". Più recenemente, in un incontro milanese cui hanno partecipato, tra gli altri, l’ex ministro De Michelis e il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, quasi tutti i relatori hanno sottolineato che il fondamentalismo è una componente pienamente legittima dell’Islam e niente affatto minoritaria. Particolare impressione ha destato il resoconto di Pino Bongiorno, vicedirettore di Panorama, reduce da ben tre mesi trascorsi tra Pakistan e Afghanistan. Il giornalista ha narrato del repentino cambiamento di idee della stampa, degli intellettuali e perfino della gente comune pakistana man mano che gli americani debellavano i talebani. In pochi giorni si è passati dal tifo per Osama all’approvazione dei bombardamenti. Ora, poiché il mutamento appare sincero, è evidente che ci troviamo di fronte a una mentalità troppo diversa dalla nostra; sì, perché fin qui si è cercato di capire quel che sta succedendo applicando, erroneamente, categorie del pensiero occidentale.

Sembra, insomma, la conferma di quanto non pochi vescovi cristiani esperti di zone islamiche vanno ripetendo da tempo: le mani tese, la ricerca del dialogo, la tolleranza suscitano solo disprezzo perché vengono interpretate come segno di debolezza e perfino di macelato ateismo. Una risposta militare, pronta e inflessibile, paradossalmente sta ottenendo in un sol colpo quel che il "dialogo" non ha saputo fare.

È possibile che, da questo momento in poi, il modo di vita occidentale, cioè la modernità, venga guardato con occhi diversi, magari apprezzato e, perché no, finalmente imitato. Certo, tutto questo non è molto logico, ma cos’è la logica? È logico che uno che ha studiato in università occidentali, sia diventato benestante con mezzi occidentali e sappia maneggiare con maestria un occidentalissimo computer si leghi il titolo alla pancia e si lanci contro una scuola? Checché ne dica il buonismo tanto imperante quanto superficiale, nessuno dei dirottatori-kamikaze dell’11 settembre era un "povero" né un "disperato" e nemmeno aveva mai frequentato un campo profughi.

Il dialogo, doverosissimo, va dunque proseguito con una mano tesa e aperta e un bastone nell’altra? Una cosa è sicura: dovrà essere preceduto da una diversa modalità di comprensione, un approccio che rinunci agli schemi mentali cui siamo abituati, un "mettersi nei panni di", perché quel che abbiamo di fronte è una cosa antichissima e nuovissima al contempo. Perché c’è da temere che Osama sia solo il primo "califfo virtuale" del Terzo millennio.