Avvenire, Mercoledi 19 Dicembre 2001
STORIA - Uno studio sull'antica cartografia rivede i pregiudizi sull'atteggiamento della Chiesa
Ma il mondo era rotondo anche per i teologi
Roberto Beretta
Ebbene sì: il mondo era rotondo anche per monsignore. E per il teologo, e il poeta, e il Papa.
Non è vero, infatti - come sembrava acquisito, ormai, dalla divulgazione scientifica anche recente - che la Chiesa dell'antichità e del Medioevo fosse "contro" la sfericità della Terra, per presunte ragioni di fedeltà all'Antico Testamento. Tutt'altro: sembra invece che, da Beda il Venerabile (VIII secolo) a san Tommaso d'Aquino, mezzo millennio dopo, il mappamondo apparisse ben tondo anche ai cristiani più ortodossi. I quali, semmai, non ammettevano che qualcuno potesse vivere agli antipodi: con la testa sottosopra e il sangue alla radice dei capelli.
La chicca "apologetica" viene spacciata come "la più recente opinione" degli specialisti da Roberto Borri, studioso di carte geografiche e mappe antiche il quale ha appena licenziato a mo' di sontuosa strenna L'Europa nell'antica cartografia (Priuli & Verlucca, pp. 178, £. 200.000): un'opera che - pubblicando manoscritti e stampe praticamente dalle origini della geografia fin alle soglie dell'Ottocento - fa il paio con un'analoga uscita per lo stesso autore e il medesimo editore un paio d'anni fa e dedicata alla cartografia italiana antica.
Qui, prima di delineare la nascita del concetto e del disegno dell'Europa come continente, Borri affronta l'idea fisica del mondo presso i nostri progenitori. Già nel V secolo a.C., infatti, si cominciò a pensare alla sfericità della Terra e tale convinzione fu corroborata da autorità quali Pitagora, Aristotele, Eratostene (che seppe addirittura calcolare la circonferenza del globo), fino a Claudio Tolomeo: il quale già nel II secolo d. C. ad Alessandria d'Egitto "disegnò" con notevole precisione i contorni delle terre conosciute. Tolomeo, però, passò soltanto in arabo e non venne tradotto in latino se non con l'umanesimo; per cui - sinora - si sosteneva che lungo i "secoli bui" del cristianesimo le conoscenze del planisfero fossero regredite fino al piattume: fino a credere, cioè, che il mondo fosse in pratica un cerchio piatto.
In ciò sarebbe stato determinante l'influsso della Chiesa e dei suoi Padri - da Agostino a Isidoro di Siviglia. Infatti, sostengono gli accusatori dell'oscurantismo ecclesiastico, pur di non contrastare la credenza biblica in una Terra a due dimensioni, nel Medioevo si diffusero concezioni geografiche di schietta fantasia: per esempio la teoria di Cosma Indicopleuste (VI secolo), che nella sua Topografia Cristiana dipingeva l'orbe terracqueo a mo' di tabernacolo ebraico, con tanto di angeli che facevano sorgere e tramontare il sole e gli altri astri... Soprattutto, però, si citava una condanna di papa Zaccaria (metà dell'VIII secolo) contro Virgilio vescovo di Salisburgo, reo di aver avanzato l'idea che il mondo potesse risultare infine tondo.
In realtà, invece, pare che non avvenne precisamente così. Soprattutto dagli anni Ottanta, infatti, diversi studiosi hanno fatto notare come non esistano - scrive Borri - "documenti ecclesiastici medievali che con fermezza abbiano assegnato alla terra una superficie piana". Al contrario, consta che sia il coltissimo monaco Beda, sia san Tommaso, sia lo stesso Dante Alighieri abbiano sostenuto la tesi della sfericità. Anche lo stesso episodio del vescovo Virgilio viene ora interpretato come una condanna papale dell'opinione che agli antipodi potessero vivere altri uomini: convinzione reputata in contrasto con l'idea "biblica" dell'unica discendenza da Adamo del genere bipede intelligente.
Insomma, semmai non era lecito ipotizzare che ci fossero abitanti sotto l'equatore; ma dal punto di vista astronomico non ci fu alcun anatema contro la rotondità del pianeta. Anzi, i professori universitari dal Mille in poi sostenevano tranquillamente tale realtà scientifica ex cathedra. E anche per questo non sorse alcun Galileo ad affermare, parlando del globo: "Eppure rotola...".