Corriere della Sera - CRONACA DI ROMA - 30 dicembre 2001

"CUBA, SIAMO SCAPPATI PER GIOCARE"

Cinque nazionali di volley fuggiti da Anversa: alloggiano in un hotel dei Parioli

Sono fuggiti nella note di Anversa, saliti di corsa sul primo treno con destinazione Roma per arrivare ieri a mezzogiorno alla stazione Termini. Cinque atleti della nazionale di pallavolo di Cuba, forse i più famosi sportivi dei Caraibi, da ieri sono dei fuggiaschi: hanno abbandonato a sorpresa il ritiro belga della loro squadra per liberarsi da un "diktat" che dalla fine delle Olimpiadi di Sydney gli impedisce di prestare il loro talento a formazioni straniere.

Una ferita profonda si apre nel sistema sportivo disegnato da Fidel Castro, perché la fuga delinea difficili gestioni politiche della situazione e fa fare un salto indietro, ai tempi della guerra fredda, del muro di Berlino, di atleti dell’Est che ogni tanto se la davano a gambe in occasione dei grandi appuntamenti internazionali. La truppa degli esuli per amore dello sport è capitanata da Ihosvany Hernandez, uno dei protagonisti dello scudetto del volley Capitale nell’anno del Giubileo. E non è un caso che abbiano scelto proprio Roma come base da dove provare ad organizzarsi un futuro.

Con Ihosvany sono arrivati Jorge Louis Hernandez, Jasser Romero, Lionel Marshall e Ramon Gato, l’ossatura di quella che è una delle nazionali più forti ed affascinanti del volley mondiale. Ci tengono a sottolineare che la loro non è una scelta politica, che amano più che mai il loro Paese, che non contesteranno mai il regime di Fidel Castro. Per tutti parla Ihosvany Hernandez: "Non chiederemo asilo politico, non vogliamo rinnegare la nostra patria, perché noi siamo qui solo per giocare a pallavolo e negli ultimi due anni questo ci è stato impedito".

Offrono collaborazione, si dicono voglio si poter continuare a giocare per Cuba, perché "a Cuba ci hanno sempre insegnato a dare il meglio, a ricercare la perfezione e nella pallavolo questo si può ottenere solo giocando ai massimi livelli. E campionato migliore di quello italiano per migliorare non esiste". La professione di buona volontà continua, i cinque dicono di essere disposti a continuare a girare i propri ingaggi alla federazione cubana, così come avveniva prima della chiusura delle frontiere. Tanti buoni proposti, ma la ferita è aperta, la fuga nella notte belga metterà al muro l’intero sistema sportivo cubano.

In Italia, l’altro ieri, era sbarcato a sorpresa Dennis, altro nazionale caraibico. Anche per lui una fuga notturna da Anversa, finita a Ravenna dove lo attendeva Simona Rinieri, nazionale azzurra con la quale ha una "love story" dai tempi di Sydney. Il problema si dilata, a Roma negli ultimi giorni era approdato anche Osvaldo Hernandez, altro gioiello scappato all’embargo, ma i cinque non vogliono accostare il loro caso a quello del collega, forse per non creargli problemi: "Osvaldo da un anno e mezzo non giocava più con la nazionale" sottolinea Ihosvany "e poi lui ha sposato un’italiana ed è uscito per motivi familiari. Noi no, abbiamo là le nostre famiglie, siamo scappati senza dire niente a nessuno, il nostro stato d’animo è completamente differente". Piccolo particolare: Lionel Marshall è figlio del presidente della federvolley cubana, e la sua posizione appare delicatissima.

Adesso si apre un difficile caso da gestire anche per il volley italiano, con i club che faranno la fila per assicurarsi le schiacciate dei talenti arrivati a sorpresa, mentre la federazione cubana alzerà un muro per evitare contraccolpi politici e non dichiarare fallita la decisione di proibire i contatti con il mondo capitalistico ai suoi prodotti.

La lista si allunga, in giugno, a Perugia era arrivata Talmarys Aguero, la giocatrice più forte del mondo, anche lei fuggita di notte da Montreaux, dove era in raduno con la nazionale. Quindi Magdeline Martinez, che sposa un italiano e per l’Italia partecipa ai Mondiali di atletica leggera. Il nostro Paese, insomma, appare come il nuovo Eldorado per chi si sente limitato nei propri diritti di sportivo.

I cinque pallavolisti sono stati accolti a braccia aperte dalla comunità cubana di Roma, che festeggerà con loro il Capodanno, e alloggiano in un hotel dei Parioli. Poi ognuno andrà per la propria strada e cercherà una sistemazione nel campionato italiano. Provando a dimenticare una dolorosa fuga notturna organizzata per amore dello sport. E della libertà.

Valerio Vecchiarelli