Avvenire, Mercoledi 02 Gennaio 2002

Operazione punitiva di milizie islamiche

Nigeria, ancora scontri interreligiosi a Jos: uccisi venti cristiani

Vendette dopo gli incidenti di settembre e l'uccisione di 500 persone

ABUJA. Oltre venti morti e decine di feriti sono il bilancio di un attacco compiuto da milizie di etnia Hausa-Fulani contro il villaggio di Dagwom Turu, alla periferia di Jos, capoluogo dello Stato di Plateau. L'intervento dei militari ha impedito che la strage assumesse proporzioni più tragiche. Secondo la polizia, i miliziani islamici hanno voluto vendicare le perdite subite durante i violenti scontri dello scorso settembre nella stessa zona tra musulmani e cristiani, che fecero oltre 500 morti in tre giorni: in quel caso proprio il ritardo nell'intervento in massa delle forze dell'ordine fu una delle principali cause delle stragi.

Dalla fine del regime militare nel 1999, la Nigeria è stata devastata dalle violenze a sfondo etnico e religioso. Gli Hausa-Fulani, di religione musulmana, sono da sempre in rapporti difficili con il resto della popolazione della regione, in maggioranza cristiani di etnia Yoruba. E proprio i leader Yoruba (i cinque governatori della regione dell'Oodua) ieri hanno lanciato un appello affiché l'omicidio del ministro della Giustizia, Bola Ige (assassinato da un commando la vigilia di Natale a Ibidan), non si trasformi in una lotta all'interno della "nazione Yoruba" che si "vede da mesi al centro di un attacco" delle etnie islamiche. Un attacco che molti osservatori collegano al tentativo di delegittimazione del governo federale del presidente Olusegun Obasanjo. Gli stessi scontri a sfondo religioso - che spesso si sono risolti con migrazioni di massa - farebbero parte di questa strategia.

Una situazione comune nei tredici Stati settentrionali dove è stata introdotta, nell'ordinamento giudiziario, la legge islamica. Tra questi anche lo Stato di Sokoto dove una giovane donna rischia la lapidazione, perché condannata da un tribunale della Sharia come adultera. In favore di Safiya Hussaini Tungar Duddu sono scese in campo diverse organizzazioni e i governi di molti stati: la sentenza è stata per il momento sospesa da una Corte d'appello civile, ma rischia di essere comunque eseguita.