Il Messaggero, 23 Gennaio 2002

Rivelazioni / Lo storico e gesuita Peter Gumpel svela un particolare inedito su papa Pacelli

L’esorcismo di Pio XII per Hitler, l’invasato

di ORAZIO PETROSILLO

UN INVASATO. Un indemoniato. Un uomo talmente diabolico nei suoi programmi di dominio e di sterminio da apparire in preda alle forze del Male. Come per una possessione satanica. Ecco cosa pensava Pio XII di Adolf Hitler. E ne fu così convinto da esorcizzarlo a distanza. Avvenne durante la guerra. E non in una sola circostanza. Ma "alcune volte". Il suo gesto non era conforme all’uso corrente, perché gli esorcismi si compiono normalmente su persone possedute dal demonio o vittime di infestazioni diaboliche. Lo ha dichiarato chi visse con lui in testimonianze giurate per il processo di beatificazione di Pio XII. Nell’esorcismo, il Papa "invocava Dio che liberasse quella persona dall’influsso diabolico che subiva e in base al quale agiva".

Questo particolare inedito della vita di Eugenio Pacelli, che un pamphlet ha definito senza alcun fondamento "il Papa di Hitler", è stato rivelato dallo storico e gesuita tedesco Peter Gumpel, "teologo relatore" nel processo di beatificazione, in una tavola rotonda assieme al senatore Giulio Andreotti, su "Pio XII, operatore di pace", svoltasi nel Collegio Capranica in Roma che lo ebbe come alunno. Motivo centrale dei loro interventi è stata la replica documentata "a quarant’anni di calunnie o di perdita della memoria nei confronti di questo Papa, per difendere il quale - ha proposto Andreotti - non dobbiamo giocare in difesa ma passare all’attacco". Gumpel ha citato la lapide con l’"imperitura riconoscenza" degli ebrei italiani a Pio XII, esposta nel "Museo della Liberazione" in via Tasso 145 a Roma, già famigerata sede della Gestapo. Le Comunità israelitiche italiane, nel congresso subito dopo la liberazione, sentivano "imperioso il dovere di rendere reverente omaggio" a Pio XII ed "esprimere il più profondo senso di gratitudine di tutti gli ebrei per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni". Ricordato il sacrificio della vita di tanti sacerdoti solo per aver assistito degli ebrei, la mozione concluse: "Gli ebrei ricorderanno perpetuamente quanto, nel tremendo pericolo trascorso, per disposizione dei pontefici la Chiesa ha fatto per loro".

Nella panoramica storica circa gli sforzi di Pio XII per evitare la guerra e per limitarne gli effetti e soprattutto la fattiva opera per salvare il maggior numero possibile di ebrei (circa 700-800 mila secondo lo storico ebreo Lapide) e delle altre vittime della furia nazista come i polacchi, è emerso il tema dei rapporti Pacelli-Hitler. Detto che Pacelli non lo incontrò mai né ebbe alcun rapporto diretto con lui, Gumpel ha citato un giudizio (agli atti) espresso da Pacelli al termine del suo mandato a Berlino nel dicembre del ’29, quattr’anni prima dell’ascesa al potere del dittatore (30 gennaio ’33): "Quest’uomo è completamente invasato, tutto ciò che non gli serve lo distrugge; tutto ciò che dice e scrive porta il marchio del suo egocentrismo; quest’uomo è capace di calpestare i cadaveri e di eliminare tutto ciò che gli è di ostacolo. Non riesco a capire come tanti in Germania, anche tra le persone migliori, non lo capiscano e non sappiano trarre insegnamento da ciò che scrive e dice. Chi di questi ha almeno letto il suo raccapricciante Mein Kampf?". E’ verità storica che Pio XII, nel 1940, condivise il progetto di alcuni generali tedeschi di far fuori Hitler e si adoperò, su loro richiesta, a far da tramite con gli inglesi.

Quanto "ai presunti silenzi" del Papa sull’Olocausto, Gumpel ha ricordato le diverse proteste del Papa, come il radiomessaggio del Natale ’42, quando replicò punto per punto al programma hitleriano del "Nuovo Ordine", denunciando che "centinaia di migliaia di persone le quali, senza alcuna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento". Come pure la pubblica denuncia della Chiesa cattolica nei Paesi Bassi (quelle protestanti si chinarono al ricatto della Gestapo) nel luglio 1942 contro la deportazione degli ebrei e per rappresaglia furono mandati alle camere a gas gli ebrei convertiti al cattolicesimo, tra i quali Edith Stein. Gumpel ha spiegato perché Pio XII, anche su supplica dei vescovi in territori sotto il nazismo, si astenne da ulteriori pubbliche proteste: "Ogni singola volta, la reazione aggravò la situazione. Se una pubblica protesta non serve a nulla ma solo a peggiorare la situazione, chi la facesse agirebbe in maniera irresponsabile".