Avvenire, 6 febbraio 2002
Bogotá – Una nota giornalista tv lascia il Paese. Il governo prepara misure speciali di sicurezza
Colombia, ritorna il terrore
Le Farc ignorano l’accordo e seminano terrore: 130 morti
BOGOTA’. (A. Fal.) L’ultimo caso clamoroso è di ieri: una famosa giornalista televisiva, Claudi Gurisatti, ha lasciato la Colombia per ragioni di sicurezza, dopo essere finita nel mirino dei guerriglieri delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Da tre settimane infatti le Farc hanno lanciato una violenta offensiva militare in diverse regioni, inclusa la capitale Bogotá, causando oltre 130 morti. E tra questi ci sono anche tre giornalisti. Ma la situazione è paradossale perché il governo e i ribelli hanno sottoscritto lo scorso 20 gennaio, anche su pressione della comunità internazionale, un "Accordo di programma" nel quale le parti si impegnano a ridurre l’intensità del conflitto e a firmare, entro il prossimo 7 aprile, i pri8mi accordi per un cessate il fuoco e le ostilità.
Invece in questi giorni l’ondata di violenze provocata dalla guerriglia si è addirittura intensificata. Il presidente Pastrana, esprimendo "enorme preoccupazione" per questo terrore ingiustificato, chiama in causa la comunità internazionale perché gli osservatori, dopo aver inneggiato alla "salvezza" del processo di pace, non sono stati in grado di contribuire all’umanizzazione della guerra, men che meno di far rispettare il diritto umano internazionale.
A questo punto il presidente del partito conservatore, Carlos Holguin Sardi, ha proposto a tutti gli uomini politici ed alle organizzazioni per la pace, di disertare gli incontri previsti per il 13 e 14 febbraio, "perché non ci sono le condizioni per farlo", visto che l’aumento della barbarie che si sta registrando indica che questi incontri non servono a niente. Dal canto suo lunedì prossimo, nel palazzo presidenziale del Nariño, Pastrana ed il Fronte Comune valuteranno la situazione.
Comunque fonti attendibili rivelano che la segreteria generale delle Farc ha dato l’ordine di continuare con gli attentati terroristici contro le infrastrutture elettriche nazionali, i servizi pubblici, le guarnigioni militari e della polizia, e anche contro la popolazione civile. Fanno sentire la loro voce anche i paramilitari d’estrema destra delle Auc (Autodifese Unite di Colombia), che hanno chiesto al governo e alle forze militari, il permesso di collaborare per "annientare" la prepotenza delle Farc e distruggere definitivamente questo movimento terrorista.
Per il governo di Bogotá altre brutte notizie arrivano dal confinante Venezuela, perché testimonianze certe confermano connivenze tra i militari venezuelani e le Farc. Oltretutto in questi giorni è stato intercettato un piccolo aero con matricola (YV317P) venezuelana carica di munizioni destinate a questo gruppo guerrigliero. Il carico era composto di 15 casse di munizioni (15mila cartucce) per fucili d’assalto AK-47 di fabbricazione russa, armi utilizzate dalle Farc.
Un completo piano di sicurezza mirato a garantire la tranquillità dei colombiani e frenare il terrorismo, sarà elaborato dal governo nelle prossime ore. La violenza, che ha colpito la comunità in più di 15 province, ha visto distrutti 80 tralicci utilizzati per il trasporto dell’energia elettrica e numerosi attacchi ad infrastrutture nazionali e proprietà private. Almeno 8mila uomini dell’esercito, della marina militare e dell’aviazione, rimangono da tre settimane intorno alla zona smilitarizzata nel sud del Paese, 42mila chilometri quadrati che le Farc – il gruppo guerrigliero colombiano più numeroso con 16.500 effettivi – occupano dal novembre del 1998 e dove governo e truppe ribelli svolgono i negoziati di pace. Le truppe in origine erano state dislocate nella regione per riprendere possesso della zona di distensione, ma sono state poi costrette a lanciare una serie di operazioni militari contro le colonne guerrigliere che solitamente escono da questo territorio per compiere le loro azioni, che si concentrano specialmente a Bogotá.