Corriere della Sera, 13 febbraio 2002
L’uomo racconta perché ha deciso di lasciare la Chiesa: ero in crisi a causa del doppio ruolo di prete e manager, poi ho trovato l’amore
"Io, ex monsignore, ora aspetto un figlio"
Parla don Ugo Moretto, che fu direttore della tv vaticana. "Sposerò la mia compagna appena possibile"
Albino Salmaso
PADOVA - In pochi mesi da top manager del Vaticano a papà. "Se siamo sposati? No, ma viviamo insieme e appena sarà possibile celebreremo le nozze. La mia compagna è incinta, è al terzo mese di gravidanza. Il nome del bimbo? È ancora presto per decidere, al momento non sappiamo neppure se sia un maschio o una femmina". Don Ugo Moretto, ex direttore del Centro televisivo vaticano, ha deciso di raccontare perché, a 45 anni, ha rinunciato alla carriera da manager nella televisione del Papa e ha scelto l’amore di una donna, B.B., giornalista, separata da poco più di un anno, con la quale convive a Cologno Monzese.
"La mia prima crisi nasce proprio dalla difficoltà di tenere insieme il ruolo di prete con quello di manager. Su questa crisi si è poi innestata qualche mese fa una scelta affettiva che mi ha portato a riconsiderare la vocazione: alla fine ho deciso di cambiare vita", dice don Ugo. Lui, il regista mediatico del Giubileo, dei viaggi planetari del Pontefice, l’ha fatto solo per amore, come nelle storie più affascinanti, senza paura di dare scandalo, consapevole che l’obbligo al celibato e alla "continenza perpetua", imposto con l’ordinazione sacerdotale, non poteva più essere osservato.
"Non si può stare con i piedi in due staffe, sono sempre stato coerente in tutte le scelte della mia vita - racconta il sacerdote con la voce un po’ emozionata -: l’estate scorsa ho dovuto scegliere cosa fare da grande".
E i dissapori col Vaticano sui progetti editoriali di "Tv Bejond 2000" quanto hanno pesato sulle sue dimissioni? Attimo di silenzio, poi don Ugo ribatte, non vorrebbe affrontare questo tema ma alla fine si decide e misura come sempre le parole: "No, affatto, non mi hanno licenziato, anche se non è stato facile mettere insieme l’esperienza di prete, di giornalista e di manager di una televisione che ha rapporti con il mondo intero. Sono stati quattro anni affascinanti, ma anche difficili: nel maggio scorso, qualche mese prima che scadesse il mio contratto, ho chiesto d’esser sostituito. Il progetto "Bejond 2000" non prevedeva affatto costi faraonici, anche se richiedeva un grande impegno di creatività".
E qui nasce l’imbarazzo, il pudore di raccontare l’amore per la donna che gli ha cambiato la vita. Misura le parole, quasi balbetta: don Ugo Moretto, sacerdote mediatico, non frequenta i salotti aristocratici romani, e neppure quelli di Chiambretti come don Santino Spartà.
L’ex direttore del Ctv è un prete sospeso dall’esercizio del ministero con una laurea in giurisprudenza in tasca, che vive dal dicembre scorso in un condominio nella periferia milanese ed è alla ricerca di un lavoro: "Ad agosto sarò padre e uno stipendio lo devo assolutamente trovare. Spero che qualcuno mi dia una mano, un aiuto, vorrei continuare a fare il giornalista o restare nel settore editoriale, che credo di conoscere: è vero, non è stato facile abbandonare l’abito talare, ho sofferto e il travaglio è stato molto lungo, debbo ringraziare chi ha capito la mia ricerca. Ho trovato il conforto di molti amici e una guida spirituale mi ha aiutato a compiere il grande passo, a scegliere tra la mia obbedienza al sacerdozio e il legame affettivo che ho costruito in questi mesi. Ne ho parlato con i miei superiori, con il vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, che mi ha pregato di tornare sui miei passi, di accettare un nuovo incarico nella Diocesi. Ci siamo visti a fine agosto e poi a settembre, io gli ho spiegato le mie intenzioni e ci siamo presi due mesi di pausa, ma ormai avevo deciso, il rapporto affettivo era diventato sempre più grande".
Un cambio di rotta a trecentosessanta gradi che ha fatto e farà discutere ancora.
A novembre don Ugo Moretto consegna la lettera di "riduzione allo stato laicale", con la quale si avvia la procedura di sospensione e di dispensa dal celibato. Alla curia chiede di rendere pubblica la sua rinuncia al sacerdozio con un comunicato stampa. Un gesto spontaneo, senza ipocrisia e vergogna, per rendere pubblica la propria vicenda. "Tutti chiedevano e si sono informati: dov’è finito don Ugo?... Un gesto educato e di affetto, e non capisco perché la diocesi abbia scelto il silenzio. Davvero io non ho nulla da nascondere, credo ci sia stato un difetto di comunicazione".
Fino a quando la notizia qualche giorno fa è comparsa sui giornali. Cosa ne pensa dei pettegolezzi? "Conosco il mondo dell’informazione, so di essere un personaggio pubblico ma questo non giustifica la diffusione di informazioni calunniose. Apprezzo invece le parole del vescovo Mattiazzo, che ha capito la mia crisi ed è pronto a darmi una mano. Ha detto che lui non abbandona gli amici e gliene sono grato, non ho fatto del male a nessuno. Dopo mesi di sofferenze mi sono messo in pace con la coscienza: fra qualche mese sarò papà".