Avvenire, 15 Febbraio 2002

IL PROFILO – Predicatore trascinante, nel XVIII secolo Leonardo da Porto Maurizio eresse 572 "Viae Crucis" in tutta Italia

Il santo che salvò il Colosseo dalla demolizione

Lorenzo Rosoli

Fu uno straordinario predicatore. Quando andava sulla pubblica piazza accorreva tutta la città. Anche le prostitute, che quel giorno tenevano chiusi i bordelli. E pensare, come scrisse lui stesso, che sentiva "ripugnanza al missionare". Era stato destinato all'insegnamento della filosofia, San Leonardo da Porto Maurizio. Così avevano deciso i Frati Minori, dei quali vestì l'abito nel 1697. Invece divenne un infaticabile e popolarissimo missionario, che girò l'Italia in lungo e in largo dal 1708 all'anno della morte, il 1751. Lasciandosi dietro 572 Viae Crucis. Compresa quella del Colosseo. Che così salvò dalla demolizione.

"Le sue prediche, dal linguaggio chiaro e mai ricercato, toccavano vari argomenti fino ai più concreti, dai novissimi all'obbligo di pagare un equo compenso agli operai - ha scritto Alfredo Cattabiani -. Spesso si scagliava contro la profanazione dei giorni festivi e la nascente setta dei Liberi Muratori. Fra le pratiche che consigliava, oltre alla Via Crucis e alla devozione al Santissimo Nome di Gesù", anche "la devozione alla Vergine".

Un episodio, riportato da Mario Sgarbossa, fa capire la forza della sua predicazione. "Inviato dal Papa in Corsica a ristabilire la disciplina nei conventi e la concordia tra i cittadini, dopo una predica sulla Passione tenuta come al solito sulla pubblica piazza, gli uomini, divisi da antichi rancori, scaricarono in aria i fucili e si abbracciarono con un impensabile segno di pace".

Leonardo, al secolo Paolo Girolamo Casanova, figlio di un capitano di marina, era nato a Porto Maurizio (unito a Oneglia, oggi è Imperia) nel 1676. Recatosi a Roma per diventare medico, finì col farsi francescano. Già durante gli studi teologici in preparazione al sacerdozio sentì il bisogno di recarsi come missionario "nelle terre d'infedeli". Lo chiese ben tre volte, gli risposero sempre no. L'ultima volta il cardinale Leandro Colloredo gli scrisse così: "Non è volontà di Dio che andiate tra gli infedeli, il luogo delle vostre missioni sarà l'Italia". Così fu. Ma non subito: nel 1702 fu colpito dalla tubercolosi (che vent'anni prima aveva ucciso sua madre). Mandato a Napoli, poi a Vallecorsa, infine nella natìa Liguria, non riusciva a guarire. Pareva destinato alla morte. Un giorno pregò la Madonna. "Con grande fervore le promise - narra il suo biografo Raffaele Boselli - che se guariva da quella grave infermità, si sarebbe occupato di fare le missioni ed avrebbe procurato con tutto lo studio a sé possibile la conversione delle anime". Proprio lui che sentiva "ripugnanza al missionare"...

Dopo cinque anni di malattia guarì perfettamente. E per quarant'anni, a piedi scalzi, si recò a predicare, istruire e confessare ovunque. Leonardo ci ha lasciato tredici volumi di contenuto ascetico. Come tutti i francescani perorò con vigore la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione. Ma il ligure è stato soprattutto lo straordinario propagatore della Via Crucis. Alla sua iniziative ne sono attribuite ben 572.

"La più celebre fu quella inaugurata il 27 dicembre 1750 nel Colosseo ma demolita nel 1874 - scrive ancora Cattabiani -. Nel 1925 all'interno dell'anfiteatro fu innalzata una croce con il ricordo di san Leonardo; e, infine, grazie a Giovanni XXIII, vi si svolge la grandiosa Via Crucis del Venerdì Santo con la partecipazione dello stesso Pontefice". Fino ad allora i patrizi romani attingevano implacabili alle pietre del Colosseo per i loro palazzi. Con Leonardo l'anfiteatro divenne luogo sacro, meta di pellegrinaggi. E si salvò dalla demolizione.

[Nota della redazione LSE: Se può leggere nella "PICCOLA GUIDA DI ROMA per i pellegrini del venticinquesimo Giubileo" dell’Anno Santo 1950, a cura dell’Ufficio Stampa del Comitato Centrale Anno Santo, che "Benedetto XIV lo dichiarò (al Colosseo) sacro per il sangue dei cristiani qui martirizzati" (pag. 67)]