Il Messaggero, 17 Febbraio 2002

Spagna, diventa un caso nazionale la polemica tra il padre della tredicenne e le autorità

Aznar: "A scuola senza velo"

Ragazza marocchina non può andare in aula a capo coperto

dal nostro corrispondente

JOSTO MAFFEO

MADRID - La chiamano "guerra dello chador", in campo è sceso pure il governo spagnolo e la stampa, la radio e la tv amplificano i toni di un dibattito che è ormai nazionale. La storia è quella di una tredicenne marocchina il cui padre non intende mandarla a scuola senza velo, mentre autorità scolastiche e politici sostengono che in aula si sta a capo scoperto, tutti uguali.

Accade all’Escorial, ai piedi della sierra madrilena, all’ombra della reggia-convento dalla quale Filippo II dominava il mondo, proprio poco dopo i sette secoli di presenza araba nella Penisola Iberica. Stavolta il protagonista è un berbero, il marocchino Alì E., che da alcuni mesi risiede nella località con la famiglia, una delle cui componenti è la figlia tredicenne Fatima, la cui pubertà è all’origine della decisione paterna: "D’ora in poi, fuori casa deve indossare lo hiyab". Il velo hiyab e non lo chador, come molti si ostinano a dire e scrivere, primo errore di un putiferio dai troppi errori.

Ecco, dunque, che Fatima, dirottata verso una scuola religiosa parificata poiché nelle pubbliche non c’è posto, si sente dire che tra le pareti scolastiche il capo dev’essere scoperto, neppure quel fazzoletto che è lo hiyab deve alterare l’uniformità e la normalità scolastica. Niente da fare, ribatte Alì, le nostre tradizioni devono essere rispettate sennò Fatima resta a casa.

Si muovono associazioni, partiti politici e autorità scolastiche, si avvia il dibattito ed ecco la soluzione: un posto straordinario in una scuola pubblica. Ma sempre senza velo, tuona la direttrice didattica, spalleggiata dall’opposizione socialista e dallo stesso governo Aznar, la cui titolare della Pubblica Istruzione, Pilar del Castillo, è in sintonia con la maggioranza: il velo opprime la donna e poi in aula le regole valgono per l’intera scolaresca. Non tutti sono d’accordo, c’è pure chi sostiene che il rispetto delle credenze e delle tradizioni deve prevalere. E c’è chi aggiunge che, con il tempo, saranno la stessa bimba e famiglia a valutare situazione, ambiente e opportunità e decidere se mantenere o meno la rigida posizione.

Nelle prossime ore si riunirà il consiglio d’istituto, ma tutto lascia intendere che le rigide e contrapposte posizioni, di Alì e della scuola, si manterranno. Scontro di culture, apparentemente, ma che in alcuni settori dell’immigrazione musulmana è pure è visto come "cocciutaggine degl’incolti". Sarà, non è facile decidere e, soprattutto, nessuno sembra aver chiesto il parere della vera interessata: la piccola Fatima.