Avvenire, 17 febbraio 2002
Giunti in Occidente sette documenti segreti del regime. Le strategie contro i culti "non approvati"
Cina a tutta forza contro le chiese
Il governo ordina: reprimere cristiani e Falun Gong
Riccardo Cascioli
Sette documenti ufficiali del governo cinese, che coprono un periodo dall’aprile 1999 all’ottobre 2001, dimostrano chiaramente l’esistenza di una durissima repressione contro le Chiese cristiane "clandestine" e contro il movimento del Falun Gong. I sette documenti, tutti con la dicitura "top secret", sono stati rivelati dalla Commissione per l’Investigazione sulla Persecuzione della Religione in Cina e pubblicati dalla Freedom House, gruppi entrambi con sede negli Stati Uniti. A far uscire dalla Cina queste importanti testimonianze – tre documenti vengono dal governo centrale e gli altri dalle autorità delle province di Anhui, Hebei e Heilongjiang – sono stati alcuni funzionari del ministero della Sicurezza di Stato e di altre organizzazioni per la sicurezza pubblica in Cina, vicini ai gruppi religiosi repressi.
Ciò che emerge con chiarezza è l’esistenza di una campagna, diretta dal governo centrale, tesa a ridurre al silenzio tutte le religioni "non approvate". In particolare si chiede la repressione delle comunità cattoliche clandestine, l’uso di agenti per infiltrarsi nelle comunità "illegali", "misure drastiche" contro il movimento del Falun Gong. Il governo cinese, infatti, permette l’attività religiosa ma soltanto all’interno di istituzioni rigidamente controllate dallo Stato, le cosiddette Associazioni patriottiche. In pratica le comunità devono registrarsi ufficialmente e i fedeli devono essere comunque sottoposti a controlli sulle loro attività.
La repressione in atto è confermata anche da un altro rapporto diffuso in questi giorni, questa volta dall’agenzia Fides, secondo cui continuano gli arresti di vescovi e sacerdoti cattolici della Chiesa non ufficiale. La stessa agenzia pubblica anche i nomi di 33 tra vescovi e preti, attualmente detenuti o comunque impediti nel loro ministero, mentre di altri 20 non si sa neanche il nome.
Il salto di qualità in questa politica repressiva si può far risalire a due fatti, entrambi accaduti nel 1999. Anzitutto la percezione di Pechino che il dialogo con la Santa Sede potesse rapidamente sfociare in una normalizzazione dei rapporti. Così un documento segreto del Partito comunista, datato 16 agosto 1999, affermava che "nella prospettiva di possibili rapporti diplomatici con il Vaticano, dobbiamo accrescere il controllo sulle comunità e potenziare l’Associazione patriottica". Poco tempo dopo, il 30 ottobre, veniva approvata la legge che regola "i culti eretici" e che per la prima volta inserisce i "reati religiosi" tra le minacce alla sicurezza nazionale, e perciò passibili di carcere a vita o addirittura di condanne a morte.
In questo modo i fedeli vengono arrestati non in base a leggi che limitano la religione, ma come criminali che provocano disordini sociali. E nello stesso tempo il governo di Pechino può affermare – a un Occidente che finge di crederlo per interessi economici – che in Cina non esiste repressione religiosa. Questa strategia politica ha ricevuto un ulteriore impulso grazie al clima creatosi con la "lotta al terrorismo" lanciata a livello globale dopo gli attentati a New York e Washington dell’11 settembre.
E prima ancora dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, come testimonia il "Documento no. 2" (6 Marzo 2001) divulgato dalla Commissione per l’Investigazione sulla Persecuzione della Religione in Cina, ovvero le indicazioni fornite da Sun Jianxin, responsabile del Dipartimento di Sicurezza Pubblica della provincia di Anhui: "Gli elementi ostili nella nostra provincia – si legge – possono aumentare le loro attività illegali in coincidenza del nostro ingresso nella Wto; l’ulteriore apertura all’estero e le potenze antagoniste aumenterebbero il sostegno e il finanziamento ai personaggi chiave del movimento democratico".
Secondo Freedom House, la nuova ondata di repressione è rafforzata dalla "frustrazione e dalla insicurezza politica delle autorità che vedono una sorprendente rinascita religiosa in tutta la Cina, particolarmente nell’adesione ai gruppi non approvati".
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"Il Vaticano incita e sostiene i cattolici nella ribellione"
"L’identificazione dei ‘culti’ (da bandire) è compito degli Uffici di Sicurezza Pubblica. Tali culti devono essere messi fuori legge e i loro beni sequestrati. Ogni casa in cui si incontrano deve essere sigillata e confiscata. Gli organizzatori devono essere soggetti a inchieste penali mentre i membri ordinari non saranno accusati se riconosceranno di essere stati ‘ingannati’". (Ministero della Sicurezza Pubblica, circolare no. 39 del 30 aprile 2000).
"Mentre Cina e Vaticano discutono sulla possibilità di relazioni diplomatiche, i corpi di sicurezza pubblica (…) hanno cominciato a cercare, educare, convertire, saggiare e controllare alcuni elementi chiave dei cattolici clandestini…
"…Il Vaticano sta ancora cercando ogni occasione per interferire negli affari interni delle chiese cattoliche nel nostro Paese. Vogliono attirare i credenti patriottici dalla loro parte e incitarli a ribellarsi. Vogliono anche sostenere i cattolici clandestini per sabotare la stabilità nelle chiese cattoliche (riconosciute dal governo). A causa di questa interferenza i membri chiave delle chiese cattoliche clandestine possono rafforzare il loro legame e riprendere le loro attività". (Dipartimento della Sicurezza Pubblica della provincia di Anhui, 6 marzo 2001)