Dal sito "Views from Rome" (http://www.viewsfromrome.org), 18 febbraio 2002

UNIONE EUROPEA: i contrasti a dieci anni da Maastricht

Guido Vignelli

A dieci anni della ratifica del Trattati di Maastricht, nel momento in cui la Convenzione europea si accinge a compiere il "salto" dall'unificazione economica a quella politica, si delineano i primi gravi contrasti sul modello di Europa che si dovrebbe "costruire".

Chiari segni di questa difficoltà sono sia le polemiche dovute all'esclusione della religione cristiana dai princìpi fondanti della futura Costituzione europea, sia le divergenze sul tipo di unione politica da attuare nella prossima Convenzione Europea. La recente intesa tra Italia, Spagna, Inghilterra ed Austria, avvenuta per contrastare l'asse franco-germanico, esprime ormai un recupero delle esigenze nazionali allo scopo di ridimensionare il centralismo della potente euro-burocrazia di Bruxelles, se non proprio una forma di "euroscetticismo".

La questione della base religiosa dell'unità europea è stata risollevata dal Papa nel suo discorso del 10 gennaio 2002 al corpo diplomatico presso la Santa Sede. "Non senza una certa tristezza; ho preso atto del fatto che, fra i partner che dovranno contribuire alla riflessione sulla Convenzione istituita nel corso del summit di Laeken lo scorso mese, le comunità dei credenti non sono state citate esplicitamente. La marginalizzazione delle religioni, che hanno contribuito ed ancora contribuiscono alla cultura e all'umanesimo delle quali l'Europa è legittimamente fiera, mi sembra essere al tempo stesso una ingiustizia e un errore di prospettiva".

Facendo eco al Papa, mons. Attilio Nicora, vicepresidente dell'Unione delle conferenze episcopali europee (COMECE), ha espresso il suo "no" ad un'Europa privata della sua radice cristiana e ha preannunciato che il prossimo marzo, a Lille, i rappresentanti dei vescovi europei si raduneranno per avanzare la richiesta che "l'ordinamento comunitario preveda sempre meglio il riconoscimento delle identità confessionali, la soggettività pubblica e il ruolo delle Chiese". Nicora conclude ammonendo: "Se si pensa di dimenticare i valori nei quali si radica l'esperienza dei popoli europei, c'è il rischio che, prima o poi, i popoli europei dimentichino l'Europa. Recidere le radici non conviene a nessuno" ("Avvenire", 12 gennaio 2002). La stessa COMECE aveva a suo tempo dichiarato, nel suo documento ufficiale del 5 dicembre 2001, che "l'Unione Europea, per molti dei propri cittadini, rimane lontana e scarsamente compresa, a volte addirittura snaturata e screditata".

Se queste dichiarazioni ecclesiastiche sono in realtà molto caute e generiche, i commenti di alcuni studiosi cattolici ne chiariscono meglio la portata. Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze Politiche dell'Università cattolica di Milano e noto economista, intervistato da "Avvenire" (23 gennaio 2002), ha ampliato la denuncia ecclesiastica: "La storia e i valori dell'Europa sono quelli che sono, le sue radici culturali e sociali sono cristiane. Fingere di dimenticare tutto questo, metterlo fra parentesi, tentare di disconoscerlo in nome della 'laicità' delle istituzioni presenti e future, non ne cancella importanza e verità. E' di questa verità che dovrebbe tenere il massimo conto chiunque sia impegnato a portare a compimento il disegno dell'Unione Europea".

Lo storico Giorgio Rumi, così concretizza la denuncia: "Forse c'è una volontà coerente di costituire una civiltà laica alternativa. Di fatto c'è un secolarismo molto accentuato, c'è una sorta di agnosticismo ufficiale. Nella Costituzione che dovrebbe venire, il fatto è particolarmente grave. E' una lacuna enorme che elimina un punto di riferimento importante e danneggia l'Europa. Del resto, non c'è, oltre alla religione, un altro elemento che ci tenga insieme" ("Avvenire, 11 gennaio 2002).

Anche alcuni non-cristiani hanno spinto in questa direzione. Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, ha osservato: "Qui c'è un difetto dell'Europa, che nasce da una esperienza di Stato senza spirito, senz'anima. Si è perso lo slancio delle origini, e questa può anche essere la causa di una perdita di senso dell'integrazione europea: stiamo insieme perché ci conviene, non per un'idea, per un progetto che ci accomuna e che ci dà il senso di una missione dell'Europa nel mondo. L'Europa parte con le ali appesantite" ("Avvenire", 12 gennaio 2002). Pure Tadeusz Mazowiecki, già capo del governo polacco e attuale presidente dell'Istituto Schumann, ha denunciato l'esclusione del Cristianesimo dalla Carta dei Diritti varata a Nizza nel dicembre 2000, rilevando che "è qui in gioco la marginalizzazione del fatto cristiano".

Di fronte a queste critiche, autorevoli personalità politiche hanno voluto rassicurare i cristiani riaffermando il ruolo del Cristianesimo nella storia passata e nel destino futuro dell'Europa. Il capo del Governo italiano, Berlusconi, in una dichiarazione congiunta col ministro degli esteri spagnolo Piqué, ha dichiarato: "La realtà delle religioni verrà tenuta molto presente nella Convenzione Europea, dove lavoreranno molti cattolici" ("Il Giornale", 13 gennaio 2002). Lo stesso Romano Prodi, presidente della Commissione Europea, intervenendo il 28 gennaio 2002 ad un convegno dell'università Bocconi di Milano, ha messo le mani avanti precisando che "nulla è precluso ed escluso dal processo di costituzione dell'integrazione europea, tantomeno si può immaginare di escludere il contributo delle religioni"

Le polemiche vertono anche sul tipo di unione politica europea da realizzare dopo quella economica; mentre fino a ieri il progresso dell'Europa era visto in proporzione della perdita di poteri e consensi degli Stati nazionali, oggi si tende a ricuperare il loro ruolo e si parla di una "Europa delle nazioni" da contrapporre alla "Europa dei burocrati".

Lorenzo Ornaghi, noto politologo e pro-rettore dell'Università Cattolica di Milano, ha avanzato questo "rischio": "Abbiamo un ceto burocratico europeo, ma non una classe politica davvero europea. Quella che c'è, è fatta da gente che promuove gli interessi nazionali in Europa"; di conseguenza, "i paesi europei pullulano di intellettuali, associazioni, movimenti eurocritici che vogliono sì l'Europa, però la vogliono diversa; sono convinti dell'idea di fondo, ma critici sui modi e taluni contenuti e dunque vogliono discutere e sfidare il 'pensiero unico' europeista" ("Avvenire", 9 gennaio 2002). Il già citato prof. Quadrio Curzio ha anch'egli ribadito che, per rendere solidi e ben fondati gli sviluppi dell'Europa, si deve tener conto nel realizzarli della realtà delle differenze nazionali, lasciando agli Stati-nazione alcuni poteri, come vuole il principio cristiano della sussidiarietà.

A promuovere questa svolta sono anche autorità istituzionali. Il presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando Casini, parlando il 28 gennaio 2002 all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Malta, ha dichiarato che l'Unione europea non va intesa come un super-Stato o come un'alternativa agli Stati nazionali. "L'Europa non la si potrà fare contro, ma solo con le nazioni. La formula nella quale mi riconosco di più è quella della federazione di Stati-Nazione, dove il nodo è proprio nella ricerca di un equilibrio tra i due termini della federazione e della nazione". Il governo europeo dovrà fondarsi "sui princìpi della democrazia rappresentativa, e quindi riconoscere ai Parlamenti (europeo e nazionali) un ruolo adeguato alle decisioni dell'Unione".

 

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