Misna
(Missionary Service News Agency)SUDAN, 22 FEB 2002 (13:38)
LIBERTÀ RELIGIOSA: VESCOVI CATTOLICI INVOCANO MAGGIORI GARANZIE
La Conferenza episcopale sudanese (Scbc) chiede maggiori garanzie al governo del presidente Omar Hassan el Beshir, nell’ambito delle difficili relazioni tra Stato e Chiesa. L’iniziativa ha come obiettivo la revisione delle normative che impongono – almeno formalmente – uno stretto controllo da parte del governo di Khartoum sulla vita ecclesiale. Con l’approvazione del "Miscellaneous Amendment Act" nel 1994 - un provvedimento concernente l’inquadramento del lavoro volontario – la Chiesa è stata di fatto equiparata alle organizzazioni non governative. La misura è stata subito definita inaccettabile dai presuli sudanesi.
La legge venne a regolamentare il settore, abrogando il "Missionary Act" del 1962, presentato all’epoca della dittatura militare del generale Ibrahim Abboud, arrivato al potere con un colpo di Stato nel 1958 e rovesciato da una sollevazione popolare nel novembre del 1964. In seguito, centinaia di religiosi furono espulsi dal Paese da un decreto legge appositamente preparato, confluendo in buona parte nelle vicine diocesi dell’Uganda e dell’ex Zaire. Ora la Scbc – la cui ultima assemblea plenaria si è tenuta a Khartoum tra il 14 e il 19 gennaio scorsi – sta valutando la possibilità di costruire un’Università cattolica nel Paese e, allo stesso tempo, di coinvolgere maggiormente le donne sudanesi nella vita ecclesiale. Si tratta di un fatto ‘rivoluzionario’ per una nazione come il Sudan, dove la sharia (Legge islamica) è il fondamento della vita civile. La Chiesa cattolica conta dieci diocesi in Sudan, cinque nelle zone del nord controllate dal governo (Khartoum, Malakal, Juba, Wau e una parte di el Obeid) e altrettante nell’area meridionale sotto il dominio dei ribelli dello Spla (Esercito di liberazione popolare del Sudan): Rumbek, Tambura-Yambio, Torit, Yei e la restante porzione della diocesi di el Obeid. (GM)