Avvenire, 6 marzo 2002
Chiesto il rafforzamento del controllo del Partito comunista sulle religioni
PECHINO – Il premier al Parlamento
La Cina secondo Zhu: disoccupazione, povertà e criminalità
Barbara Alighiero
Pechino. È un quadro nerissimo quello che il primo ministro cinese Zhu Rongji, uscente il prossimo anno, ha fatto ieri della situazione economica e sociale della Cina, malgrado la forte crescita, l’accesso all’Organizzazione per il commercio mondiale (Wto) e un più importante status internazionale grazie alla lotta al terrorismo.
Davanti ai circa 3mila deputati, riuniti da ieri fino al 15 marzo nel Palazzo dell’Assemblea del popolo sulla piazza Tienanmen a Pechino per l’annuale Sessione plenaria del Parlamento, il premier ha elencato con molta franchezza tutti problemi che affliggono la Cina: povertà nelle campagne, dove i contadini non registrano da anni un sostanzioso incremento delle entrate; disoccupazione nelle città, con milioni di licenziati nella ristrutturazione delle imprese pubbliche; burocrati inefficienti, ladri e spreconi.
Ai cinesi il discorso è piaciuto, per la schiettezza da onesto "servitore del popolo". Ma in effetti i problemi sono gli stessi, se non peggiori, di quando Zhu venne nominato alla guida del governo cinque anni fa. E oggi, a un anno dal pensionamento, l’anziano dirigente – 74 anni – non sembra preoccuparsi troppo di offrire soluzioni. Gli obiettivi che si prefigge sono quanto meno poco realistici: un mondo di sogno in cui i redditi salgono, le tasse calano e tutti sono "patrioti e ligi alla legge, cortesi ed onesti, diligenti e frugali". (…)
La Cina è politicamente e socialmente stabile, ha detto Zhu, ma c’è il problema della criminalità, aggravato da organizzazioni di stampo mafioso. E il Paese deve essere all’erta e combattere contro "sabotaggi di forze ostili in patria e all’estero", e contro il terrorismo, il fondamentalismo religioso, il separatismo, il Falun Gong e "altri culti".
Per la prima volta in un rapporto sul lavoro del governo, il primo ministro ha ricordato i principi di "autonomia ed indipendenza" che governano le organizzazioni religiose e ha chiesto un "rafforzamento della costruzione del contingente patriottico religioso". In altre parole, un maggior controllo del Partito comunista sulle religioni, che "devono adattarsi alla società socialista". Il riferimento di Zhu all’autonomia ed indipendenza sembrerebbe un messaggio al Vaticano. In Cina la Chiesa cattolica "patriottica" è controllata dal Partito comunista. Ma milioni di cattolici appartengono a quella clandestina, perseguitata per la sua fedeltà al Papa.
Zhu Rongji ha infine sottolineato l’esigenza di costruire forze armate più moderne, che siano in grado di "gestire le situazioni di emergenza" in un mondo in cui l’alta tecnologia è predominante nelle guerre. A tal fine, il bilancio per la difesa aumenterà del 17-18% rispetto allo scorso anno.