Avvenire, Venerdi 15 Marzo 2002
Seicento comunità hanno accolto l'appello quaresimale di "Fides" per i vescovi e i preti perseguitati dal regime
Sorelle nella notte della Cina
Cinquemila monache di clausura pregano per i cristiani imprigionati
Bernardo Cervellera
Circa seicento monasteri femminili di clausura, un esercito disarmato di oltre 5 mila donne consacrate, sta pregando giorno e notte per la liberazione dei vescovi e dei sacerdoti imprigionati in Cina. La lista coi 33 nomi dei prigionieri (più 20 prigionieri senza nome) era stata pubblicata dall'agenzia internazionale Fides all'inizio della Quaresima e inviata alle comunità in Italia, invitandole alla preghiera per la chiesa perseguitata in Cina.
Come per il gesto della Veronica - la donna sconosciuta che sulla via del Calvario asciugò il volto sanguinante di Cristo -, la preghiera da lontano può sembrare impotente nel portare un aiuto efficace. Ma Cristo usa di questi gesti semplici per segnare il mondo con la sua presenza e bellezza. Il teologo Von Balthasar ha sottolineato "l'impotenza" feconda della Veronica: il suo gesto non toglie la croce a Gesù, ma manifesta condivisione "a chi soffre solo e scoraggiato". Quasi alla fine della Quaresima, Fides ha ricevuto oltre 200 lettere di risposta dai monasteri. Pur nella differenza delle esperienze, vi sono diversi tratti comuni.
Il primo: tutti i monasteri "ringraziano" per averli implicati in questa opera di preghiera, che li aiuta a riscoprire la vocazione di essere voce di ogni creatura, implorando a braccia levate la misericordia del Signore per i fratelli che soffrono. Secondo: tutti i monasteri sono profondamente a conoscenza della situazione di persecuzione vissuta dalla Chiesa cinese. La clausura non li estrania dal mondo. Talvolta sembra che chi è "dentro" conosca e condivida le sofferenze della Chiesa più di chi sta "fuori"...
Terzo: i modi con cui hanno organizzato la preghiera. Nella tradizione che è stata anche di santa Teresa di Gesù Bambino, ogni suora si è "gemellata" a un nome per cui pregare e offrire le fatiche di una giornata e per tutta la Quaresima. In alcuni monasteri si è posto su un altare laterale un cero sempre acceso a cui è stata appesa la lista dei prigionieri. Questo permette alle suore come ai visitatori del monastero di partecipare alla preghiera per i martiri e i perseguitati. Nella maggior parte dei monasteri il Mercoledì delle Ceneri, giorno di totale silenzio e digiuno, il silenzio è stato rotto solo per leggere la lista dei prigionieri cinesi e pregare per loro. Ogni giorno alla preghiera dei vespri, nella liturgia eucaristica, nella Via Crucis, si prega per uno dei nomi della lista.
Quarto: cosa offrono le suore? C'è una spoglia coscienza della propria povertà e apparente inutilità. Ma colpisce che esse offrono se stesse a Cristo, in cambio della libertà per la Chiesa di Cina. Alcune suore di un monastero, tutte anziane, hanno offerto la loro sofferenza e malattia. Questo donarsi spoglio fino al sacrificio ha un valore immenso: la chiesa di Cina, attraverso canali ufficiali o segreti, riceve aiuti per milioni di dollari Usa, ma nessuna donazione ha la limpidezza e radicalità testimoniate da queste suore.
Quinto: la preghiera per i perseguitati abbraccia anche i persecutori, le guardie delle prigioni e dei lager, i governanti della Cina, perché possano cambiare il cuore e dare libertà piena alla Chiesa e al popolo cinese. Forse mai Jiang Zemin o Li Peng o Zhu Rongji hanno ricevuto una tale prova di amore. Secondo la migliore tradizione della Chiesa, nel giorno del giudizio i martiri chiederanno a Dio misericordia per i loro uccisori.
Sesto: un mese fa il presidente Usa, George Bush, ha fatto visita alla Cina e ha chiesto a Jiang Zemin di liberare vescovi e sacerdoti imprigionati. La risposta del presidente cinese è stata fumosa. Molti monasteri ci hanno confortato: la loro preghiera, essi dicono, è senz'altro "più efficace delle pressioni politiche e della diplomazia". Settimo: tutte le suore chiedono a Dio che la vittoria sulla morte di Cristo nella Pasqua abbracci la Cina. Perciò tutti i monasteri hanno promesso di continuare la loro preghiera anche dopo la Quaresima.
All'inizio della Quaresima abbiamo sperato che l'"efficacia" di questo esercito in preghiera portasse alla "liberazione" di qualche vescovo o prete imprigionato. Invece, notizie che ci arrivano da varie fonti dicono che durante questo mese la politica cinese verso la Chiesa e le religioni si è indurita: preti condannati ad anni di lager nel Jiangxi; cristiani di Pechino espropriati delle loro case; buddisti imprigionati. Alcuni monasteri che ci hanno scritto fanno notare che la fecondità della Chiesa affonda le sue radici nella passione di Gesù e del suo corpo.
E che ci sia una fecondità nel martirio è testimoniato da questi fatti: la Chiesa in Cina, in questi ultimi 50 anni di persecuzione, è quadruplicata; i cattolici sono passati dai 3 milioni del 1949 ai 12 milioni attuali. Ogni anno vi sono migliaia di battesimi di adulti, fra i contadini ma anche fra studenti, professionisti e manager. Nella sola Pechino, a Pasqua vi saranno duecento nuovi battezzati (sono stati ottocento in tutto il 2001 nella sola capitale). Infine: in Cina stanno nascendo sempre più monasteri di clausura che, organizzati in modo sotterraneo, pregano per la Cina e per il mondo.