Avvenire, 22 Marzo 2002

REAZIONI - Da tempo la Chiesa statunitense ha messo a punto strategie per affrontare il problema delle molestie sottolineato dal Papa

Abusi, preti Usa tra dolore e pentimento

Il presidente dei vescovi Gregory: difendiamo il sacerdozio, tesoro della nostra Chiesa

Il presule di Dallas, Galante: abbiamo adottato il criterio dell'assoluta trasparenza. Ogni denuncia viene attentamente vagliata

Giorgio Bernardelli

È un passaggio di una riflessione ben più ampia dedicata al ruolo del prete nel sacramento della Riconciliazione. Ma l'accenno di Giovanni Paolo II alla questione degli abusi sessuali contenuto nella lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo ha fatto ieri il giro del mondo. E ha colpito soprattutto negli Stati Uniti, dove nelle ultime settimane le notizie di sacerdoti accusati di molestie verso minori hanno occupato le prime pagine dei giornali. Con un vescovo, Anthony J. O'Connell di Palm Beach, che per questo motivo dieci giorni fa ha presentato al Papa le proprie dimissioni.

Vicende dolorose. Di fronte alle quali la Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha preso più volte posizione nella linea indicata dal Papa: testimoniando il proprio profondo rammarico alle vittime e richiamando i sacerdoti alla fedeltà alla propria chiamata. "Vogliamo esprimere il nostro dolore per il fatto che alcuni dei nostri preti si siano resi responsabili di questi abusi - si legge in una dichiarazione del presidente della Conferenza episcopale Wilton Gregory -. Comprendiamo che i figli sono il vostro dono più prezioso. Sono i nostri stessi figli e continuiamo a scusarci con le vittime, con i loro genitori e i loro cari per il fallimento delle nostre responsabilità pastorali".

Sono parole in cui c'è tutto il dolore di una Chiesa che, purtroppo, si trova non per la prima volta a fare i conti con questo tipo di problemi. Ma anche la ferma consapevolezza di chi non ha affatto girato lo sguardo da un'altra parte. Sono ormai quindici anni che l'episcopato degli Stati Uniti ha avviato un'attenzione "ad hoc" su questo problema. Con l'invito esplicito alle diocesi a prendere molto sul serio qualsiasi accusa sia rivolta ai propri sacerdoti. "Come Chiesa ci siamo incontrati con coloro che sono stati vittime di abusi sessuali da parte di preti - spiega monsignor Gregory -. Abbiamo ascoltato il loro dolore, la loro confusione, la loro rabbia, la loro paura. Abbiamo cercato, con la necessaria sensibilità, di farci vicini non solo alle vittime di questi comportamenti oltraggiosi, ma anche alle loro famiglie e comunità devastate da questo crimine. Ci siamo confrontati con i preti accusati di abusi e li abbiamo rimossi dal loro ministero pubblico".

Emblematico il caso di Dallas. "Ogni denuncia viene attentamente vagliata e sottoposta ad accurate indagini - spiegava qualche giorno fa alla Radio Vaticana il vescovo ausiliare Joseph Galante -. Durante questa fase, i sacerdoti accusati si fanno da parte volontariamente. Se poi l'accusa riguarda l'abuso di minori, le autorità civili vengono opportunamente informate". È una trasparenza che non è passata inosservata. "In molti posti è rinata la fiducia - continua monsignor Galante -. Nell'arcidiocesi di Santa Fè, l'arcivescovo Michael Shea, ha lavorato bene nel ridare fiducia alle persone. È andato personalmente a trovare le famiglie delle vittime, porgendo loro le sue scuse. E la risposta della sua gente è stata molto positiva".

"Abbiamo ancora molto da farci perdonare (e molto da imparare) - commenta ancora il presidente dei vescovi Usa Gregory - ma sono confortato dal fatto che gli specialisti che seguono le vittime e i colpevoli ci incoraggiano ad andare avanti perché, ci dicono, non c'è nessuna istituzione negli Stati Uniti che abbia fatto di più per capire e affrontare l'orrore degli abusi sessuali nei confronti dei minori".

Quella di un'attenzione "ad hoc" è una linea che anche altri episcopati stanno seguendo. Nello scorso mese di ottobre in Gran Bretagna è stata pubblicata un'inchiesta voluta personalmente dal cardinale Cormac Murphy-O'Connor per investigare sullo scandalo degli abusi sessuali sui minori commessi da sacerdoti. Un rapporto steso dal giudice cattolico Nolan che si conclude con una serie di suggerimenti molto concreti per prevenire e affrontare questo tipo di fenomeni. "Ciò che abbiamo cercato di fare - spiegava alla presentazione l'arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols - è stato dare vita a un atteggiamento all'interno della Chiesa che permetta a chi ha subito un abuso sessuale di farsi avanti e denunciarlo".

Addolorati. Impegnati a evitare che certi fatti si ripetano. Ma col coraggio, però, di ricordare che la colpa di chi "ha ceduto alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis" non deve rendere gli occhi ciechi di fronte alle molte maggiori testimonianze di santità vissute attraverso il sacerdozio. "Mi rattrista molto - scrive il presidente della Conferenza episcopale Usa nella sua nota - che il male compiuto da pochi getti un'ombra sull'opera indispensabile e piena di grazia che i nostri 40 mila preti svolgono quotidianamente al servizio della società e della Chiesa. Il sacerdozio è un tesoro unico per la nostra Chiesa e vi assicuro che faremo ogni cosa per essere sicuri di avere validi e sani candidati al sacerdozio e per rafforzare i molti preti che con fede svolgono il loro ministero al servizio di tutti noi".