Avvenire, Mercoledi 03 Aprile 2002

INTERVISTA - I post-comunisti? Sono finti riformatori. Parla Bukovskij

I GATTOPARDI DEL CREMLINO

"Sono tornati in auge i metodi del Kgb. A Mosca oggi non sono diversi da quelli del passato"

"L'Europa è lontana per noi. E molti adesso hanno paura"

Emanuele Rebuffini

"È giunto il momento, per l'Occidente, di capire che Gorbaciov non è differente da qualsiasi altro riformatore comunista. E' giunto il momento di capire che Gorbaciov e la sua cricca sono parte del problema, non parte di una sua soluzione e, quindi, l'occidente dovrebbe sostenere i democratici, non i riformatori comunisti, che, di notte, probabilmente, si trasformeranno in massacratori": era il 1991 quando veniva pubblicato Urss. Dall'utopia al disastro di Vladimir Bukovskij, uno dei protagonisti del dissenso politico degli anni Sessanta e Settanta, da cui sono tratte queste frasi.

Nato a Belebej (Urss) nel 1942, Bukovskij fu incarcerato per dodici anni e internato in ospedali psichiatrici per aver contestato il regime. Nel 1976 venne scambiato con il comunista cileno Luis Corvalan. Nei suoi numerosi libri ha denunciato l'uso della psichiatria ai fini della repressione poliziesca (Una nuova malattia mentale in Russia: l'opposizione, 1972; Guida psichiatrica per dissidenti, 1979). Scomodo, provocatorio, a tratti eccessivo, Bukovskij attualmente vive e lavora a Cambridge (Uk). Lo abbiamo incontrato in questi giorni a Torino, dove è ospite della Società italiana per l'organizzazione internazionale (Sioi).

Professor Bukovskij, le sue pessimistiche previsioni dei primi anni '90 sono ancora attuali?

"Un paio di anni fa, quando Putin vinse le elezioni, circolava una barzelletta popolare ispirata alla favola del corvo e della volpe. Il corvo tiene nel becco un pezzo di formaggio. La volpe, per impadronirsene gli chiede: "Corvo, voteresti per Putin?". Il corvo tace. "Allora, corvo, sì o no?". Il corvo dice di sì e il formaggio cade. Il corvo pensa: "Ma se avessi detto di no, sarebbe cambiato qualcosa?". Questa barzelletta rispecchia bene l'atteggiamento russo. Quando votiamo siamo chiamati a scegliere tra un ex-comunista e un ex-rappresentante del Kgb. Sono tornati in auge i metodi del Kgb. Invece di vergognarsi di ciò che hanno fatto nel passato, se ne vantano. Non si capisce dove finisce il mondo criminale e dove inizia la nomenklatura. E' venuta meno l'indipendenza dei media, che sono stati ricondotti sotto il controllo dello Stato, soprattutto le tv. I giornalisti sono minacciati. La gente è spaventata. Quello che sta succedendo oggi è allarmante e i dieci anni del governo Eltsin sono stati dieci anni di occasioni perse".

Non crede al riavvicinamento della Russia all'Europa e all'Occidente?

"Non credo che la nostra entrata in Europa possa avere una qualche speranza. Mi sembra che prevalga indifferenza verso la Russia, come se i problemi fossero stati tutti risolti. Mentre nel 1945 gli alleati hanno ottenuto lo smantellamento radicale del nazismo, nella guerra fredda le cose sono andate diversamente. L'Occidente ha preferito riformare il sistema. Se si fosse fatto lo stesso nei confronti del nazismo, dubito che la democrazia si sarebbe affermata in Germania. L'Urss è crollata sotto il peso della propria stupidità, quando ha preso atto che le basi economiche e industriali erano troppo piccole per le sue ambizioni planetarie. Quindi c'è stato un collasso, ma l'Occidente ha preferito investire nell'Urss cercando di prevenire quel collasso. E nei sette anni in cui Gorbaciov era al potere ha portato i suoi investimenti a 45 milioni di dollari. Questo ha impedito all'Urss di scomparire. L'Occidente ha sempre ritenuto che il punto chiave fosse la stabilità della Russia. Ciò che conta è che la Russia resti stabile, che è la stessa preoccupazione che abbiamo verso la Cina. Non ci interessiamo del Tibet o delle esecuzioni. Bisogna difendere lo status quo e anche nei tempi peggiori dei gulag si voleva la stabilità, senza preoccuparsi di ciò che capitava alle persone".

Quindi la Russia non ha del tutto chiuso con il suo passato autoritario?

"In molti Paesi dell'est il comunismo non è mai giunto alla fine, ma ha continuato a vivere seppur in forma nascosta. E oggi possiamo constatare che il comunismo sta risorgendo in molti posti, non solo in Romania o Ucraina, ma anche in Polonia, anche a Berlino. E nessuno sembra preoccuparsi. Se dopo il 1945 i nazisti avessero vinto le elezioni, sarebbe stato uno shock, invece oggi i comunisti stanno emergendo e questo è il prezzo della stabilità. I rappresentanti del vecchio regime non sono mai stati portati in giudizio e non lo saranno mai, non c'è stata una Norimberga per i comunisti. Non dico per i singoli, ma per il sistema nella sua interezza. Pensiamo alla Cecenia. Ci sono prove che le esplosioni di interi quartieri a Mosca siano state organizzate dai sevizi segreti per alimentare l'odio contro la Cecenia. La guerra in Cecenia è stata usata per scopi politici, ha permesso a Putin e al Kgb di tornare al potere e di avere un alto consenso popolare".

I fatti di New York però hanno un po' spento l'attenzione riguardo a questa vicenda...

"Prima dell'11 settembre qualcuno protestava per quei crimini, ma dopo non più, perché la presenza della Russia nella coalizione contro il terrorismo era troppo importante. Il primo ministro britannico è andato a Mosca a dire che la Russia "ha una grande esperienza nella lotta contro il terrorismo". Una stupidaggine colossale, visto che fu l'Urss a inventare l'attuale terrorismo, lo ha diffuso per tutto il mondo attraverso le organizzazioni di liberazione. Ho visto migliaia di documenti del comitato centrale dove si parlava della creazione e preparazione dei terroristi praticamente in tutto il mondo. Ogni Paese aveva uno o più gruppi finanziati da Mosca. Quello che i russi fanno in Cecenia non è meno grave di quello che Milosevic ha fatto in Kosovo, però all'Aja c'è Milosevic e non Putin. All'Occidente fa comodo comportarsi così. Oggi in Europa non ci sono uomini di Stato, ma solo politici".

Insomma, nessuna fiducia nell'Unione Europea?

"L'attuale processo di integrazione europea mi innervosisce e vedo delle somiglianze strutturali tra l'Urss e l'Unione Europea. L'Urss era gestita da gente che si eleggeva a vicenda e che non doveva rispondere a nessuno. L'Ue è esattamente la stessa cosa".