Misna (Missionary Service News Agency)

MIDDLE EAST, 3 APR 2002 (11:3)

Betlemme, il salesiano dato per ucciso è bloccato insieme alle suore di Santa Brigida

"Hallo….hallo…". Al numero di telefono della "Mary’s house" delle suore di Santa Brigida a Betlemme risponde una voce maschile. Non parla inglese né francese. Solo arabo. Da ieri la piccola casa d’accoglienza è nelle mani dei guerriglieri palestinesi che tengono in ostaggio le sette religiose brigidine e – molto probabilmente – padre Giacomo (Jacques come lo chiamano gli arabi) Amateis, il salesiano sulla cui sorte ieri si era temuto il peggio. Impossibile stabilire un contatto diretto con il sacerdote italiano o con una delle suore, tra cui una nostra connazionale. Anche il telefono è messo sotto controllo dai miliziani Tanzim. La conferma arriva sia dalla radio araba che da quella israeliana, che parlano dei due gruppi di ostaggi a Betlemme. Uno presso il convento francescano di Santa Caterina, accanto alla Basilica della Natività, dove da ieri sono bloccati una quarantina di frati, alcune suore e cinque giornalisti italiani. L’altro gruppo di "ostaggi" sono quelli della casa di Santa Brigida. "Stanno tutti bene – conferma da Roma la madre badessa della congregazione delle suore di Santa Brigida – siamo riusciti a metterci in contatto con le nostre sorelle. Ma ci hanno detto solo poche parole, per farci sapere che nessuno è ferito". Eccolo risolto il "giallo" della presunta morte di don Amateis. Era stata una televisione locale palestinese a dare per prima la notizia che un sacerdote era stato colpito mentre si trovava nella cappella del piccolo convento di Santa Brigida. L’unico che si trovava in quei locali, oltre alle suore, era proprio don Amateis che non è più riuscito a mettersi in contatto con i suoi confratelli salesiani, la cui sede si trova a non più di cinquecento metri dal luogo in cui ora i palestinesi trattengono il gruppo. Miliziani armati fino ai denti, pronti a tutto in questa disperata difesa di Betlemme, la città santa profanata ieri da centinaia di carri armati e blindati dell’esercito israeliano. Asserragliati dentro un convento, forse nella convinzione che gli israeliani non oserebbero attaccarlo. Ma questo metterebbe a repentaglio la sicurezza di chi si trova al suo interno. Da ieri sera si spara di meno a Betlemme, anche se all’alba i militari israeliani hanno fatto irruzione nel municipio della città e l’hanno occupato. Parla di "un silenzio carico di tensione" don Franco Ronzani, dall’istituto dei salesiani di Betlemme. I confratelli di don Jacques Amateis ancora attendono di sentire, almeno per telefono, la sua voce. (EB)

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MIDDLE EAST, 3 APR 2002 (14:8)

Betlemme, parla Don Giacomo Amataeis dal convento assediato: "C’è un morto davanti a noi"

"Non ci sono palestinesi armati in questo momento all’interno della struttura, ma davanti a noi c’è il cadavere di un palestinese ucciso. Non posso stare al telefono perché siamo in trattativa con l’esercito israeliano". E’ la prima dichiarazione rilasciata all’agenzia MISNA da don Giacomo (Jacques) Amateis, il salesiano dato ieri per morto e in realtà asserragliato da oltre 40 ore nel piccolo convento delle suore di Santa Brigida a Betlemme. "Stiamo bene, le suore sono qui con me in questo momento e stanno tutte bene", conclude il sacerdote piemontese, troncando la comunicazione per lasciare la linea a disposizione della difficile mediazione in corso. (EB)