Avvenire, Mercoledi 03 Aprile 2002

GIOVANI - A 160 anni dalla nascita del santo adolescente un volume di Teresio Bosco ne ricostruisce la vicenda

Domenico, il "ragazzo coraggio"

Il biografo: Savio? Esempio per una società che educa al conformismo

Gianni Santamaria

Un maestro di coraggio, in una società che sembra educare sempre meno i suoi figli al saper tenere una posizione, sia anche essa scomoda, non gratificante, a costo di perdere gli amici, uscire dal gruppo dove stai bene. Questo l'esempio ancora vivo di Domenico Savio per don Teresio Bosco, salesiano, autore di una agile biografia del santo adolescente che esce in una nuova edizione per la Elledici (pagine 112, euro 4,50) in occasione dei 160 anni dalla nascita, avvenuta il 2 aprile del 1842 a San Giovanni di Riva, presso Chieri, in Piemonte. Sarebbe morto a pochi mesi, quattro, dal quindicesimo compleanno.

Un coraggio che espresse invitando un soldato - un adulto dunque; cosa non usuale e facile ai tempi - a inginocchiarsi per rispetto davanti al Santissimo. Poi divise due coetanei che volevano "duellare" a colpi di pietra e strappò di mano un "giornalaccio" di allora a un uomo - "allora non si parlava di pedofili, ma c'erano", commenta Bosco - che era entrato in oratorio per adescare dei ragazzi. Non era certo un "indifferente", Domenico, uno che stava a guardare, si faceva gli affari suoi e si lasciava trascinare dalla corrente. "Questo è importante. Domenico Savio non è una statuina di zucchero infilzata. Era un ragazzo coraggioso. Quando ha capito che Dio era suo padre e gli altri suoi fratelli, ha tirato le conseguenze. E interveniva non per rabbia ma con calma, convinto. A confronto della società di oggi che sta allevando delle pecore, il coraggio mi sembra davvero il suo tratto più importante". Un antidoto al conformismo, insomma.

Ma la storia del santo adolescente, sostiene il biografo, la si può capire solo inserendola nel contesto familiare. "Il suo programma di vita era di essere un buon studente - dice il sacerdote, che in passato ha curato anche una fortunatissima biografia del fondatore suo omonimo, san Giovanni Bosco -, di fare un po' di più rispetto a quello che facevano i suoi coetanei". Ed essenziale per don Teresio Bosco è stata l'educazione religiosa impartita dalla madre. "Dalle sue ginocchia, dove fu cullata la sua santità, Domenico ha cominciato a imparare alcune cose. Senza che lui le voglia insegnare, noi possiamo però vederle e imparare a nostra volta". Per prima viene la preghiera: "Oggi forse tante mamme la considerano una cosa che fa parte del repertorio dei preti. Mentre essa è conoscenza del Signore come colui che ti accompagna nei momenti di dolore, di riflessione, di silenzio. Come colui che ha fatto cielo e terra per te, ti ha dato la lingua per parlare". Insomma, "tu sei il frutto dell'amore di tuo padre, tua madre e Dio. E a quest'ultimo parli come a quei due". Domenico piccolino, dunque, confrontava l'esperienza di sé con sua madre a quella della Vergine con il Bambino che ella gli mostrava nelle edicole. Da qui l'idea che c'era Qualcuno che vegliava su di lui e sulla sua famiglia.

Ma la situazione di Anna Rosa Brigida Dorotea Agagliate (questo il nome della signora Savio), sartina di paese a metà Ottocento, non è abissalmente diversa da quella delle madri di oggi? "Certo, ma prendere il bambino sulle ginocchia, fargli vedere il sole o le stelle e dire "guarda quante belle cose ha fatto il Signore" - ribatte sicuro il salesiano - è una cosa che può benissimo fare anche la mamma di oggi. Insieme con il dare un'educazione minima ai valori umani".

Così Bosco spiega l'abnegazione di Domenico Savio per gli altri: "i genitori gli avevano parlato della vita del Signore, non gli avevano raccontato solo Biancaneve e Cenerentola". E fa un esempio: "De Gasperi non sapeva le favole e ai suoi nipotini raccontava la resurrezione di Lazzaro, la guarigione del lebbroso. I nostri padri e madri parlavano del Signore come di una persona di casa. E ogni mamma può trasmettere il suo linguaggio di valori al figlio. Sia nel Mille che nel Duemila dopo Cristo".