Avvenire, 23 Aprile 2002

RUSSIA – Anche il Patriarcato respinge ogni responsabilità: non abbiamo tramato contro monsignor Mazur

Vescovo espulso, Mosca nega tutto

Il Cremlino condanna la decisione: oscurantismo medievale

La "Nezavisimaja Gazeta": l'attacco ai cattolici ha creato un'immagine così negativa per la Russia che adesso sarà necessario invitare subito il Papa

Giovanni Bensi

Mosca. Sembra che l'ira delle autorità russe contro la Chiesa cattolica, con l'espulsione di due suoi rappresentanti, prima il sacerdote italiano padre Stefano Caprio, da dieci anni parroco a Mosca, e poi il vescovo di Irkutsk, nella Siberia orientale, Jerzy Mazur, sia stata provocata da un "disguido" burocratico. In uno dei documenti vaticani relativi alla recente trasformazione delle quattro amministrazioni apostoliche in altrettante diocesi, ci sarebbe stata infatti una svista terminologica, per altro subito corretta: la parte meridionale dell'isola di Sakhalin, nell'oceano Pacifico, di fronte al Giappone, era stata indicata con il suo nome antico giapponese: "Prefettura Karafuto". Del resto, prima della guerra russo-giapponese, l'isola apparteneva al Giappone e la diocesi siberiana comprendeva quindi i territori di due stati. La "svista" è stata confermata, dopo che se ne era accennato nei giorni scorsi, il "protoiereus" Vsevolod Ciaplin, vicepresidente del Dipartimento relazioni estere del Patriarcato di Mosca. Egli ha rilevato che Sakhalin si trova nella diocesi di Irkutsk e "ogni Paese avrebbe reagito duramente all'attività di un sacerdote straniero che non rispettasse la sua integrità territoriale". Per altro Ciaplin ha sottolineato che "i cattolici hanno pieno diritto di professare la loro fede" ed ha tenuto a precisare che l'espulsione di monsignor Mazur "è una decisione delle autorità statali ed il Patriarcato di Mosca non è stato in alcun modo l'ispiratore di tale iniziativa".

Già, ma da chi in concreto è partito l'ordine di espulsione? Adesso tutti si tirano indietro. Un portavoce del governo ha condannato il provvedimento dichiarando: "Se i visti sono stati annullati per un'attività illecita dei sacerdoti, per esempio reati comuni o spionaggio, bisognava rendere pubblici questi fatti. Se invece ciò è avvenuto solo perchè i due sacerdoti professano il cattolicesimo, si tratta di oscurantismo medievale".

Da parte sua il vicedirettore del Servizio federale delle guardie di frontiera Aleksandr Jerjomin ha detto che il vescovo Mazur potrà tornare in Russia. In ogni caso, ha precisato, al prelato "non è il caso di applicare la definizione di persona non grata". Intanto il ministro degli esteri polacco ha inviato ieri una nota di protesta all'ambasciatore russo a Varsavia.

Nonostante i tentativi ufficiali di minimizzare, la situazione rimane preoccupante e lo ha indicato chiaramente monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, presidente della Conferenza episcopale cattolica russa: "Sempre più spesso, - ha dichiarato, - i sacerdoti stranieri incontrano difficoltà nell'espletamento dei loro obblighi pastorali". Il Patriarca Alessio II, in un'intervista alla "Gazeta", riferendosi alla riorganizzazione della diocesi cattoliche, ha ribadito: "Noi riteniamo che il motivo principale di questa riorganizzazione sia l'estensione dell'attività missionaria in Russia, del proselitismo".

Domenica nella cattedrale cattolica di San Giuseppe a Irkutsk, nonostante l'assenza forzata del vescovo, si è svolta regolarmente la messa, durante la quale è stato celebrato anche un matrimonio. Però davanti alla chiesa un gruppo di attivisti ortodossi ha organizzato una manifestazione per chiedere la soppressione della diocesi cattolica. A Mosca la "Nezavisimaja Gazeta" scrive che l'espulsione dei sacerdoti cattolici crea un'immagine così negativa del Paese che per rimediarvi è necessario invitare al più presto il Papa in Russia, così come aveva suggerito il presidente Vladimir Putin durante la sua recente visita in Polonia.