Avvenire, 23 Aprile 2002

Jean De Belot, direttore del "Figaro": chi governa è lontano dai cittadini, la sinistra divisa ha fatto il resto, ma non siamo fascisti

"La classe politica ha dimenticato il Paese reale"

Antonio Giorgi

Monsieur De Belot, perché la Francia ha svoltato a destra?

Jean de Belot, direttore del Figaro, sembra sorpreso della domanda, un interrogativo che alla luce del risultato del primo turno per la corsa all'Eliseo ha tutte le ragioni di essere posto. È proprio il Figaro del resto a scrivere che questa elezione segna "la frattura profonda tra la rappresentazione elettorale e la realtà dell'elettorato, tra il discorso e la realtà di ciò che i francesi vivono". Ma de Belot insiste: "Cosa intende dire parlando di svolta a destra?"

Sembra evidente che l'elettorato abbia offerta la propria preferenza alla destra politica.

E lei pensa pertanto che la sinistra sia stata battuta...

Più o meno. I dati sono dati, le cifre sono lì e parlano. Allora uno si chiede cosa sia successo, come abbia potuto accadere.

Capisco. Se parliamo di questo, io vedo una ragione sola per l'affermazione di Le Pen, e l'addebito alle responsabilità della classe politica al potere. La classe politica e il governo che dirige il Paese da parecchio tempo si sono progressivamente allontanati dalla realtà francese. Sono andati per conto loro, hanno perduto ogni contatto.

In sostanza, lei ritiene che il signor Le Pen va al ballottaggio al posto del primo ministro Jospin per colpa delle negligenze e della superficialità dei poteri al potere?

Più o meno. Badi che io parlo di classe politica nel suo insieme.

Ma basta questo ad innescare una così evidente reazione verso destra

Assolutamente no. Non del tutto, almeno. Comunque dobbiamo riflettere sulle cifre. Il signor Le Pen domenica ha ottenuto più o meno lo stesso numero di voti che aveva avuto nel 1988 e nel 1995. Domenica non ha portato a casa che 250 mila volti in più rispetto al '95.

Un risultato tutt'altro che plebiscitario, dunque.

Esatto. Purtroppo la sinistra è estremamente divisa, e l'estrema sinistra ha impedito ad essa di accedere al secondo turno. Senza che ci sia stata una reale progressione della destra, questo non mi stanco di ripeterlo.

Ricapitoliamo, allora. La destra va al ballottaggio non per merito suo ma per demerito altrui...

Sono solo 250 mila i voti in più per Le Pen. Per contro sono mancati a Jospin i voti dell'estrema sinistra.

Anche in Italia l'estrema sinistra di Bertinotti ha avuto qualche responsabilità nella sconfitta del centro sinistra lo scorso anno. Possiamo fare un parallelo con quanto accaduto adesso nel suo Paese?

Certamente. Le due situazioni hanno molti punti in comune. Ma il problema oggi non è il rapporto tra sinistra e centro-destra, ma tra Fronte nazionale e altri partiti.

Teme adesso reazioni negative da parte dell'Europa nel suo complesso?

No. La crescita della destra è un fatto in molti Paesi, e non da oggi. Spagna, Austria, Italia, Olanda, Danimarca sono lì davanti a noi. Domenica la destra ha avuto un grande exploit in Germania. La Francia ha voluto dare in questa materia molte lezioni all'Europa, ma spero che l'Europa sappia essere più discreta di quanto la Francia non sia stata.

Jean De Belot chiude qui la conversazione. I suoi più stretti collaboratori non vogliono rinunciare però ad un'ultima puntualizzazione: non c'è in Francia - dicono - un 17 per cento di fascisti, ci sono semmai i dimenticati, gli esclusi, le vittime delle nuove povertà.