Avvenire, Mercoledi 24 Aprile 2002

FRIULI – Sgorlon: guerriero? Uomo di Dio

Con Marco d'Aviano l'Europa del '600 si riscoprì cristiana

Francesco Dal Mas

PORDENONE. Il profondo Nordest - dove padre Marco d'Aviano è vissuto prima di diventare predicatore sulle strade di mezza Europa - si prepara a festeggiare un santo nuovo. "Con il riconoscimento del miracolo attribuito alla sua intercessione viene segnata una tappa storica: la vicenda processuale continua da circa un secolo", spiega soddisfatto padre Venanzio Renier, 92 anni, che ha seguito gran parte di questo itinerario aperto l'11 dicembre 1912. Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano il 7 novembre 1631, sacerdote professo dell'Ordine dei frati minori cappuccini (nel 1655) è considerato uno dei principali difensori dell'identità europea nel secolo XVII. "Fu lui ad evitare che l'esercito turco invadesse Vienna nel 1683 - racconta lo scrittore Carlo Sgorlon che gli ha dedicato il volume Marco d'Europa -. Ancor oggi gli austriaci gli sono grati. I maomettani puntavano, allora, alla conquista del mondo. Con l'assalto a Vienna volevano dare il colpo di grazia all'Europa. Padre Marco fece in modo che gli eserciti europei trovassero quell'unità che non riuscivano a darsi e a respingere l'attacco".

Il taumaturgo del secolo lo chiamò Innocenzo XI. Come predicatore Marco attraversò l'Europa (non Parigi, dove Luigi XIV non lo volle), conquistando grande fama di sanità. Sfuggiva gli onori e conduceva una vita austera e di profonda pietà, anche quando veniva invitato nelle corti. Vasta la sua opera a favore della concordia e della libertà. Vienna rappresenta, in questo senso, il capitolo principale. L'ultimo viaggio nella capitale austriaca lo compì poco prima di morire. "Non ne posso più, ma il Papa comanda", confidò. Era colpito dal tumore. Che lo portò alla morte il 13 agosto 1699, assistito dall'imperatore. Il suo corpo riposa a Vienna, nella cripta dei Cappuccini. Il miracolo graziò nel 1941 Antonino Geremia, colpito da una gravissima malattia. Una guarigione senza spiegazioni scientifiche. "Padre Marco rimane un frate e basta - ribatte il romanziere friulano a chi lo definisce frate guerriero -. Per la missione che svolgeva a Vienna, si è trovato a fare determinate conoscenze, per cui è stato giocoforza per lui convincere i comandanti degli eserciti a ritrovare l'unità necessaria a sconfiggere quelli che di fatto si proponevano come i nemici dell'Europa cristiana. Ho letto le sue lettere - quattro grossi volumi - e la traccia religiosa di quest'uomo è evidente".