Avvenire, Sabato 27 Aprile 2002

ROMA – Il prefetto della Congregazione delle Chiese orientali è intervenuto ieri al Simposio dei vescovi

"Radici salde per la fede giovane"

Moussa I Daoud: dalla religione la linfa per l'Europa di domani

Ma l’incontro fra Est e Ovest resta difficile – Kondrusiewicz: i cattolici russi sono ancora discriminati

Roma. Sui vescovi "grava la responsabilità di fare dei giovani la memoria vivente e il futuro delle Chiese e della società in Europa". Per le Chiese dell'Europa, a Oriente come a Occidente, questo è un "compito ineludibile", per contrastare "l'indifferenza religiosa, l'allontanamento dalla Chiesa di molte persone, la diminuzione delle vocazioni, la decrescente pratica religiosa".

A riaffermare con forza questo impegno è stato ieri mattina il cardinale Ignace Moussa I Daoud, prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, nell'omelia della messa (celebrata in rito bizantino) che ha aperto la terza giornata di lavori del X Simposio dei vescovi europei, in corso a Roma Giovani d'Europa nel cambiamento. Laboratorio della fede. (...)

Ha reso testimonianza in assemblea monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Mosca, che nel suo intervento ha ricordato come "il ritiro dei visti al vescovo Jerzy Mazur e all'italiano padre Stefano Caprio, oltre che una violazione della legge sulla libertà religiosa in Russia, costituisce una violenza nei confronti dei fedeli cattolici russi, che sono stati privati della presenza dei loro pastori". Di fatto, s'è chiesto il presule, "i cattolici russi possono considerare valide anche per loro le garanzie costituzionali di libertà di coscienza e il diritto di avere propri pastori, compreso quello di invitarli dall'estero, non dimenticando che per 81 anni la Chiesa cattolica in Russia è stata privata della possibilità di formare e ordinare dei propri sacerdoti?". Allo stesso modo Kondrusiewicz ha lamentato come "le manifestazioni anti-cattoliche previste nei prossimi giorni non hanno visto una chiara e ferma disapprovazione da parte di rappresentanti del Patriarcato di Mosca".

Ai lavori del Simposio continua intanto a sentirsi, e forte, la voce dei delegati dei giovani. Che, ai vescovi, chiedono qualcosa di ben preciso: "Non vogliamo una Chiesa moderna o tecnologica, ma una Chiesa che sappia parlare un linguaggio semplice, vicino alla vita", ha detto per esempio Simonetta Saveri, giovane delegata della Conferenza episcopale italiana (ma la stessa istanza è emersa molti degli interventi dei delegati). "Noi nella Chiesa - ha aggiunto - siamo i "bravi ragazzi", quelli che ogni giorno lavorano insieme ad altri giovani, ma qui rappresentiamo anche quelli che sono al di fuori dei circuiti ecclesiali. E anche con i vescovi che si occupano dei giovani non è sempre facile comunicare; e se è così per noi figuriamoci per i giovani che non frequentano la Chiesa".