Avvenire, Martedi 30 Aprile 2002
RUSSIA - Il Patriarcato non appoggia le proteste. Ma Putin continua a tacere sui visti ritirati a Mazur e Caprio
Mosca fredda con gli anti-cattolici
In poche centinaia alla manifestazione indetta contro l'"espansionismo"
Luigi Geninazzi
Nostro Inviato
Mosca. Gli ultra-nazionalisti russi hanno individuato un nuovo nemico nella Chiesa cattolica. Domenica scorsa hanno indetto manifestazioni di protesta in varie città contro "l'espansionismo vaticano" ma hanno raccolto poche decine di persone. La dimostrazione più consistente è avvenuta a Mosca dove alcune centinaia di nazional-comunisti si sono ritrovati in piazza Slavianskaja, proprio di fronte al monumento dedicato ai santi Cirillo e Metodio, i primi evangelizzatori dei popoli slavi... inviati dal Papa di Roma. Probabilmente i manifestanti non sapevano d'aver scelto un luogo altamente simbolico dell'unità spirituale fra Est ed Ovest per gridare i loro slogan contro la Chiesa d'Occidente.
"Via il Vaticano dalla terra russa" si poteva leggere sui cartelli innalzati dai militanti dell'Unione dei cittadini ortodossi e del Partito popolare di Russia, una formazione nazionalista del tutto marginale nella Duma. A scaldare gli animi ci ha provato Serghei Baburin, il tribuno nazional-bolscevico che fu tra i capi della rivolta anti-Eltsin nel 1993 e oggi non osa criticare il leader del Cremlino preferendo combattere avversari immaginari. Un raduno tutto politico, con la presenza di un solo monaco che non ha potuto neanche prendere la parola. Il Patriarcato di Mosca non ha dato alcun patrocinio alla manifestazione, anche se uno dei gruppi che l'hanno indetta, l'Unione dei cittadini ortodossi, vanta stretti legami con l'alta gerarchia di San Danilov.
La polemica anti-cattolica ha ripreso fiato nelle ultime settimane sull'onda delle proteste scatenate dalla Chiesa ortodossa contro la decisione della Santa Sede di elevare al rango di diocesi le quattro amministrazioni apostoliche della Russia. Un clima di crescente ostilità che ha avuto il suo culmine nell'espulsione, decretata dalle autorità politiche, del sacerdote italiano Stefano Caprio, parroco di Vladimir, e del vescovo polacco Jerzy Mazur, titolare della diocesi siberiana di Irkutsk. Due atti gravissimi che non hanno precedenti nella storia della Federazione russa e ricordano piuttosto i metodi della vecchia Urss. D'improvviso sono aumentate le difficoltà burocratiche e ad alcuni preti stranieri non vengono più rinnovati i permessi di soggiorno. Un episodio inquietante è capitato pochi giorni fa a Mosca, dove un frate francescano di nazionalità polacca è stato avvicinato da due poliziotti per il controllo dei documenti. "Lei è cattolico, vero?" gli hanno chiesto dopo aver verificato che si trovava in Russia per motivi religiosi. "Ecco dov'è il suo posto: nella spazzatura" e così dicendo hanno buttato il passaporto in un cestino dell'immondizia dopo averlo ridotto a carta straccia.
Nessuna spiegazione è arrivata finora dalle autorità. Nè su quest'ultimo caso nè sulle espulsioni del vescovo Mazur e di padre Caprio. Tace il governo del primo ministro Kasyanov e tace l'amministrazione presidenziale di Putin. Un mese fa il capo della commissione per gli affari religiosi presso il Cremlino, Abramov, si era affrettato a congratularsi con monsignor Kondrusiewicz, vescovo cattolico di Mosca, per la costituzione delle quattro diocesi in Russia. Poi la doccia fredda delle espulsioni.
Fino a che punto può spingersi l'ambiguità della sfinge del Cremlino? I cattolici in Russia attendono con ansia un intervento di Putin. "Ma intanto molti fedeli iniziano a sentirsi minacciati" ammette don Igor Kowalewski, segretario della Conferenza episcopale russa, dando voce alle preoccupazioni diffuse nella piccola comunità cattolica di Mosca. Non intende però creare allarmismi perchè "questi episodi sono frutto di un equivoco e prima o poi la Chiesa ortodossa dovrà prenderne atto".
È l'equivoco che identifica la presenza cattolica con il proselitismo ed è stato rilanciato la settimana scorsa dal metropolita Kirill, il "ministro degli Esteri" del Patriarcato di Mosca, secondo cui "la Chiesa cattolica deve chiedere scusa per aver cercato di convertire i russi che appartengono alla tradizione ortodossa. Solo dopo quest'ammissione sarà possibile riprendere il dialogo". Le accuse di proselitismo non sono nuove ma è inedita la richiesta di una pubblica ammenda da parte dei cattolici. "Chi si avvicina alla Chiesa cattolica in generale viene dall'esperienza dell'ateismo, sono pochissimi i casi di fedeli ortodossi che passano al cattolicesimo - spiega padre Aleksander Borisov, parroco della chiesa ortodossa dei santi Cosma e Damiano, nel centro di Mosca -. Questo avviene perchè i preti stranieri sono molto più attivi dei nostri, sanno incontrare la gente, parlare ai giovani. Invece di gridare al proselitismo cattolico dovremmo interrogarci sulla pigrizia e sulla mancanza di entusiasmo che dominano la nostra Chiesa ortodossa".