L’Avvenire, 7 maggio 2002

Il vescovo espulso Mazur predica al telefono

Il mese scorso le autorità hanno impedito al titolare della diocesi di Irkutsk di rientrare nella sua sede. Ma domenica lui ha trovato lo stesso il modo di rivolgersi ai fedeli con un’omelia trasmessa dagli altoparlanti

Giovanni Bensi

da Mosca

Omelie al telefono per Jerzy Mazur. Il vescovo cattolico di Irkutsk, al quale nelle settimane scorse le autorità russe hanno impedito di tornare nella sua diocesi, non ha interrotto i contatti con la sua diocesi. Da Varsavia, dove attualmente si trova, prende parte alle funzioni religiose nella sua cattedrale dell’Immacolata Concezione nella città siberiana collegato al telefono. Anche domenica scorsa i fedeli hanno potuto ascoltare il loro vescovo il cui sermone è stato diffuso nella chiesa mediante altoparlanti.

Intanto l’assenza forzata di monsignor Mazur incomincia ad avere delle conseguenze pratiche negative. Si sono interrotti alcuni progetti di assistenza sociale che promettevano di dare buoni risultati. In particolare la diocesi cattolica aveva dato il via ad un programma di assistenza agli ammalati di cancro e di tubercolosi, un programma di cui avrebbero beneficiato tutti gli abitanti della regione, una delle più povere della Russia, e non solo i cattolici. Interrotta, in attesa di decisioni, è anche la costruzione di un centro di riabilitazione per l’infanzia, un altro progetto che avrebbe recato beneficio a tutta la popolazione.

Dopo che all’aeroporto moscovita di Sheremetjevo era stato impedito al vescovo Mazur di entrare in Russia, gruppi di attivisti ortodossi a Irkutsk avevano istituito picchetti davanti alla cattedrale cattolica per protestare contro il "proselitismo" al quale, secondo una tesi sostenuta anche dal Patriarcato di Mosca, si dedicherebbero i cattolici. Azioni di questo genere erano previste anche per le prossime domeniche, ma il vescovo ortodosso di Irkutsk, Vadim Labeznyj, è intervenuto sconsigliando simili iniziative. In un’omelia pronunciata domenica scorsa (che per gli ortodossi era Pasqua secondo il calendario giuliano) monsignor Labeznyj ha invitato i fedeli a non fomentare le discordie interconfessionali poiché esse arrecano danno al cristianesimo nel suo insieme. D’altra parte, Tatjana Romantsova dell’Università di Irkutsk, che sta raccogliendo materiali per un libro sulla storia della locale diocesi ortodossa, ritiene che le paure dei fedeli verso influenze esterne siano probabilmente condizionate anche dall’isolamento e dalle sofferenze sopportate durante il regime sovietico. Dopo la rivoluzione furono distrutte decine di chiese (al posto di una di queste ora c’è un monumento a Lenin). Nel 1933 nella diocesi di Irkutsk rimanevano 3 chiese e 27 sacerdoti. Nel periodo 1927-39 furono condannati 115 sacerdoti, dei quali 98 fucilati. Tutto questo, dice la Romantsova, ha lasciato nei fedeli ferite spirituali che non sarà facile superare.