Corriere della Sera, 15 maggio 2002

Spagna, la sfida del torero che ha detto "no"

Tomàs un anno fa si rifiutò di "matare" il toro. Ora vuole tornare sul trono ma deve superare El Juli

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MADRID - Il grande matador José Tomàs, padrone e signore per tre stagioni consecutive dell’arena madrilena di Las Ventas, luogo per gli aficionados sacro più di ogni altro, deve far dimenticare nelle corride di San Isidro, che sono considerate un campionato mondiale del toreo , la "vergogna" dell’anno scorso. Durante una corrida si era rifiutato di uccidere il toro, dopo deludenti passaggi e stoccate fallite. Tipo molto orgoglioso, non ha sopportato la contestazione del pubblico, dimentico delle corride spettacolose degli anni passati. Il pubblico madrileno è il più esigente del mondo e giudica ogni corrida senza pensare ai meriti pregressi. José Tomàs ora deve redimersi e mette in gioco tutto il suo prestigio.

In una rara intervista a El Paìs il matador parla della sua sfida. "Mi gioco molto - dice -. La corrida non è come il calcio in cui lo spettatore si accontenta di un risultato favorevole alla sua squadra, anche se questa ha giocato male. Qui è differente, vogliono godere dell’arte, vogliono che il toro trasmetta pericolo, che il torero vinca la paura e trasmetta sensazioni di valore, dominio, terrore, morte, fallimento, gloria. E’ un cocktail molto raro e difficile da conseguire ma quando ci si riesce è come toccare il cielo con un dito". Carattere chiuso e riservato, José Tomàs, 26 anni, è solenne nella Plaza de toros.

Il suo toreo è, dicono gli estimatori, "una esperienza mistica". Serio, colto, Tomàs rischia la vita, affermano i critici taurini, con un gioco di muleta "luminoso, lento e di coraggio sovrumano, il petto offerto alle corna dell’animale". Fra lui e Julian Lopez, detto El Juli, 19 anni, è in palio la corona di numero uno della Fiesta Nacional , la "politicamente scorretta" corrida che è tornata in auge negli ultimi anni tanto che famiglie intere, ragazzi e ragazze riempiono le arene.

Gli aficionados della corrida sono più fortunati dei tifosi di calcio. Questi ultimi devono accontentarsi dei campionati mondiali ogni quattro anni mentre gli altri hanno un "mondiale" a scadenza annuale e sempre nello stesso scenario, Las Ventas. Il torero che trionfa nelle corride di San Isidro, il santo patrono della capitale spagnola, è il campione. L’edizione 2002, con trenta pomeriggi di corrida consecutivi, si è aperta sabato scorso ma ancora non è entrata nel vivo. Non sono ancora scesi in lizza i due contendenti più attesi.

I bravi toreri sono molti, alcuni sono eccellenti, però i critici taurini dicono che i due pilastri della tauromachia sono El Juli e José Tomàs. E fra i due si sceglierà il re della corrida, trono attualmente vacante.

Purtroppo nel San Isidro di quest’anno non vi sarà nessun testa a testa. Scenderanno nella plaza in pomeriggi differenti. José Tomàs il 21 e il 28 maggio, El Juli il 22 maggio e il 3 giugno. Da questi appuntamenti uscirà il trionfatore. La corrida, considerata dagli aficionados arte e non spettacolo, ha sempre vissuto di rivalità fra due toreri. Quella tra Frascuelo e Lagartijo, tra Juan Belmonte e Joselito, tra Manolete e Pepe Luis Vazquez, tra Antonio Ordonez e Luis Miguel Dominguin, tra Paco Camino e El Cordobés. Di questo ultimo, gran personaggio con stile poco ortodosso, oggetto di culto negli anni Sessanta, è ammiratore El Juli. Ha detto che gli piacerebbe "possedere la stessa personalità di El Cordobés nell’arena, la stessa forza di fronte al toro". El Juli, amato dalla ragazzine, che notano in lui una somiglianza con Leonardo Di Caprio, si è convertito in mito ad una età in cui i ragazzi sognano di diventare novilleros, gli aspiranti matadores che affrontano tori piccoli. Ha un senso del tempo eccezionale, pari alla sua audacia, una vocazione da leader naturale e un talento precoce tale che i messicani lo hanno definito il "Mozart del toreo". I suoi critici vedono in lui una "eccessiva facilità" nel maneggio del toro. Mancherebbe di "profondità". Di profondità non manca José Tomàs.

Mino Vignolo