Avvenire, 24 maggio 2002
Un mix di tradizione e modernità, amore per il lavoro e rispetto per i figli: in Sudtirolo, ma anche in Trentino, il figlio è innanzitutto un dono. E la madre una "matriarca"
Alto Adige, nel paradiso dove nascere è bello
Boom di neonati nella provincia di Bolzano, tra montagne incontaminate e masi chiusi. Il segreto? La cultura contadina che si coniuga con la fede e tanti servizi alla famiglia.
dal nostro inviato a Bolzano Marina Corradi
Dunque, vediamo. Nel 2001, otto battesimi. Nel 2000, quattro. Undici nel ’99..." Joseph Mittelpurger, anziano parroco di San Martino in Val Sarentino, nella canonica che odora di legno sfoglia il grande registro dei battesimi. Non va così male: le 513 anime di San Martino sono statisticamente ben salde. Per una vecchia seppellita ieri, c’è Angelika che aspetta a giorni il battesimo. E nella scuola elementare, cinque classi con 45 bambini. Si sentono vociare, all’ora di ricreazione, nel gran silenzio di questa valle dolomitica. La provincia di Bolzano in testa alle classifiche demografiche in Italia con 1,56 figli per donna, più che a Napoli.
Come si spiega? Una delle ragioni la incontri salendo fin quassù, per trenta chilometri di ripide curve. Montagna, ma non quella abbandonata dei nostri Appennini. Questa è una montagna in cui da cinquant’anni la Provincia autonoma investe risorse. Le strade sono in ordine, e c’è una fila di case nuove, di edilizia popolare; la scuola è nuova di zecca. Un pullmino ogni mattina porta i bambini a lezione dai più sperduti masi: gratis. In un ambiente così, tra questi prati immensi, ci si può azzardare a mettere al mondo quattro figli. "La natalità di questa zona – dice Paolo Campostrini, responsabile della sezione Cultura del quotidiano "Alto Adige" – è la natalità della popolazione montanara di etnia tedesca, ampiamente aiutata da una Provincia che ha un bilancio di 7.000 miliardi".
Questione di soldi, dunque? Anche, ma non solo. I soldi non ti obbligano a far figli. C’è qualcosa di più, una tradizione antica per cui il figlio era comunque dono, comunque ricchezza, nei masi dove si zappava dall’alba a sera. L’antica cultura contadina si coniuga con la fede cattolica; ad ogni crocicchio un crocefisso, coi fiori freschi. Tutte le case han segnata sulla porta una scritta a gesso: "20 k+ b+m+02". È la benedizione dell’Epifania, tracciata dal capofamiglia: 2002 è l’anno, le lettere stanno per Kasper, Baldassarre, Melchiorre.
Ma è tutto vero, ancora? "È ancora vero, nelle valli", dice don Anthon Fiung, responsabile diocesano per le famiglie. "La frequenza alla messa è superiore al 70%. E i giovani hanno il desiderio di sposarsi. Ma qualche incrinatura si avverte. Le ragazze spesso non hanno voglia di fare la vita che ha fatto la madre nel maso e vanno in città. Alcuni contadini, per trovar moglie, cominciano a cercare le slovene o le polacche. I media livellano tutto il mondo, e cominciano a toccare anche questo".
Eppure, quel dato di Bolzano dice che la gente della montagna resta, e vuole continuare la sua storia. "Io credo – dice Fiung – che il nodo del problema sia nell’incrociarsi della maternità col desiderio delle nuove generazioni femminili di studiare, e di contare. Vede, un grande maso è una vera azienda: e la donna ne è il capo. Ciò che non le impedisce di crescere quattro figli mentre bada alle bestie e alla casa". Il maso - oggi ereditabile anche dalla figlia femmina - come paradigma di un "matriarcato" felice che permette di essere madre e assieme "padrona". Splendido, ma difficilmente esportabile. È questa montagna, con le sue grandi famiglie solidali e la sua fede, quella che fa figli, qui come in Trentino.
La tradizione, però, è stata anche aiutata. Il Trentino Alto Adige ha dal ’92 fra le sue leggi un "pacchetto famiglia" con assegno di natalità e di accudimento per casalinghe e disoccupate: fra l’uno e l’altro, 7.000 euro a bambino. Promotore di questo "pacchetto", l’allora assessore regionale ai Servizi e oggi vicepresidente della Provincia di Trento, Pino Morandini. Un uomo di battaglia, vicepresidente del Movimento per la vita, uno che 10 anni fa combatté contro i veti ideologici di un’opposizione che non tollerava gli incoraggiamenti alla fecondità. Per perigliose battaglie fra Bolzano e Roma, il "pacchetto" passò. "Io credo – dice Morandini – che oggi cominciamo a raccogliere i primi frutti di queste politiche, in cui siamo stati pionieri". "È vero, il "pacchetto" ha dato una spinta, soprattutto alle donne con due figli, che da quegli assegni si sono sentite incoraggiate a fare il terzo", dice Caterina Masè, ostetrica a Trento.
La Masè è la donna che ha portato nel Trentino l’esperienza bolzanina delle "Tagesmutter". Mamme di giorno, si potrebbe tradurre. Una cooperativa di donne che accudiscono in casa propria non più di 5 bambini fra i propri e quelli delle vicine. Orari flessibili, convenzioni con i Comuni che pagano metà della quota. Un successo: fra poco le tagesmutter trentine saranno 120. "Le madri sono contente di affidare il bambino a una persona fidata – spiega la Masè – e molte donne in questa esperienza hanno trovato non solo un lavoro, ma una riqualificazione del loro ruolo domestico".
Bello: si potrebbe esportare? "Io penso di sì, se il "pubblico" non pretende di imporre i suoi vincoli a un privato che funziona". Mamme in Alto Adige e Trentino, diverse chances in più. Il "minimo vitale" garantito a chi ha redditi bassi, come ricorda il sindaco di Bolzano: 3.000 famiglie ne usufruiscono, quelle che vivono con 800 euro al mese e due figli. Non basta: una legge della provincia di Bolzano, detta Benedikter dal nome del promulgatore, concede finanziamenti per la casa alle giovani coppie. "Tutti i miei amici – spiega Carla, 28 anni – si sono sposati in Comune, si son fatti la casa restando ciascuno con i suoi, e poi si son sposati in Chiesa". Molti storcono il naso per quelle nozze civili a fini utilitaristici. Però in Piazza Walter c’è un considerevole traffico di passeggini, spesso con due passeggeri a bordo, fratelli a un anno di distanza. Quello dietro scalcia quello davanti, gli strilli riempiono la piazza. Benedikter o no, qui qualcosa s’è fatto: e i bambini, eccoli.