Vidimus Dominus

Informazione: Cervellera, quella ecclesiale ancora troppo paludata

Ricordando la sua esperienza positiva a "Fides" il missionario del PIME chiede di qualificare i media della Chiesa

Milano (Italia), 1 giugno (VID) - I mass media? Si parla molto della loro importanza, "ma si rischia troppo poco nel sostenerli e nel qualificarli". È l’opinione di padre Bernardo Cervellera, del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), fino al 30 aprile direttore di "Fides", l’agenzia stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Nell’ultimo numero di "Mondo e Missione", il mensile del PIME, padre Cervellera accetta di parlare della sua esperienza di cinque anni alla direzione di "Fides" e del ruolo di questo mezzo di comunicazione all’interno della Chiesa. I buoni risultati in termini di quantità e qualità delle notizie, vengono dall’essere riusciti ad instaurare un "contatto vitale con le Chiese locali". Inoltre l’uso regolare di Internet e della posta elettronica per la diffusione del notiziario "è stata una rivoluzione. Da sonnacchioso bollettino ufficiale, si è passati a una copertura di notizie dilatata lungo la giornata".

Passare da un settimanale cartaceo ad un’agenzia diffusa col mezzo elettronico, "ci ha permesso di entrare nel circuito dei media in modo nuovo. Purtroppo l’informazione vaticana ed ecclesiale in genere è troppo paludata e fuori tempo rispetto ai ritmi dei media, che sottolineano fortemente la dimensione dell’oggi e non di rado aiutano a leggere un evento mentre sta avvenendo. Se la Chiesa vuole evangelizzare a 360 gradi deve interloquire con questa mentalità. Quando uscì la Veritatis splendor – ricordo, ero a Hong Kong – prima che fosse disponibile il testo i giornali erano già usciti con articoli duri, di fatto "etichettando" il testo e la posizione del Papa senza che ne fossero noti i contenuti".

Quanto ai presunti dissapori con la diplomazia vaticana e con la stessa Curia, padre Cervellera taglia corto. E precisa: "è stato, peraltro, riconosciuto dalla stessa diplomazia vaticana che Fides non è alternativa, ma complementare al suo lavoro, intendendo che su alcune questioni a Fides è stato concesso di affermare quello che la diplomazia non poteva dire in quel preciso momento. Infine, ricordo che spesso Fides ha offerto materiale prezioso alla diplomazia vaticana per operare un discernimento ancor più approfondito in vista di un suo intervento. Penso al caso di mons. Misago, oppure all’intervento dei vescovi di Timor Est".

La realtà ecclesiale registrata da Fides, secondo il suo ex direttore, "pur nella varietà delle problematiche", porta a capire "che non c’è situazione in cui Gesù Cristo non possa rendersi presente attraverso cristiani che testimoniano che la fede è ciò che dà senso e piena dignità alla loro umanità ed è anche la prima risorsa da cui partire per trasformare la società. La Chiesa è missionaria e la missione è una presenza amorevole dentro la vita della gente. Alla Chiesa sta a cuore la crescita dei popoli, ma – a differenza di altri - punta a uno sviluppo integrale della persona, nel quale la dimensione religiosa è ineliminabile".

Invece, per quanto riguarda le potenzialità comunicative di Internet, "c’è un una conversione di mentalità ancora da attuare. Purtroppo tante pubblicazioni ecclesiali sono ancora autoreferenziali. Il cattolico che fa informazione deve incontrare il mondo, penetrare nella mentalità di oggi, trovando i linguaggi adeguati per interpellare le persone nel vivo delle questioni. Spesso si pensa che l’identità venga ‘salvata’ ribadendo i principi, anziché giocandola nel concreto delle situazioni". "Trovo – conclude - che si predichi ancora molto sui mass media, sul loro contributo all’evangelizzazione, sulla loro importanza ecc. Ma si rischia troppo poco nel sostenerli e nel qualificarli".