Corrispondenza Romana, n. 764
Russia: la situazione religiosa e politica dell’ex impero sovietico
Silvio Dalla Valle, presidente dell’Associazione "Luci sull’Est", è da poco tornato da Mosca, dove si è recato in occasione delle celebrazioni dell’ottantacinquesimo anniversario delle apparizioni di Fatima, dietro invito della curia metropolitana cattolica. L’associazione "Luci sull’Est, fondata nel 1991, opera da oltre dieci anni nel’Est europeo, dove, dopo il crollo dei regimi del cosiddetto "socialismo reale", diffonde buona stampa cattolica e organizza pellegrinaggi della statua della Madonna di Fatima. Abbiamo intervistato il Dott. Silvio Dalla Valle sulla situazione religiosa e politica dell’ex impero sovietico e sulle locali attività di "Luci sull’Est".
D. Dott. Dalla Valle, ci può dire qualche parola sull’attività di Luci sull’Est in Russia e nell’Est europeo?
R. Fin dalla sua costituzione "Luci sull’Est" collabora all’opera di rinascita spirituale e di rievangelizzazione dei Paesi a lungo sottoposti alla sistematica ateizzazione dei regimi comunisti. Nel nostro apostolato ci ispiriamo al messaggio della Madonna nelle apparizioni di Fatima. Il 13 luglio 1917, apparendo ai tre pastorelli, prima ancora della rivoluzione bolscevica, la Madonna chiese la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato. "Se si ascolteranno le mie richieste – aggiunse la Vergine – la Russia si convertirà e si avrà pace; diversamente diffonderà i suoi errori nel mondo". "Infine – concluse la Madonna con una nota di speranza – il mio Cuore Immacolato trionferà". La Russia, attraverso il comunismo, definito da Papa Pio XI, "intrinsecamente perverso" e dal cardinale Ratzinger "vergogna del nostro tempo", ha effettivamente diffuso i suoi errori nel mondo. Basti pensare che le prime legislazioni sull’aborto e sul riconoscimento delle unioni omosessuali sono nate nell’Unione Sovietica. Rispondendo all’appello della Madonna, abbiamo organizzato in tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico numerosi pellegrinaggi con la statua della Madonna di Fatima, diffuso gratuitamente materiale devozionale e per la formazione spirituale: libri, riviste, statuette, stampe, rosari, ecc. Abbiamo contribuito alla costruzione del primo centro cattolico, cappella compresa, nel Kirghyzstan; collaboriamo con la pastorale in favore dei valori della famiglia a Mosca e nella Russia settentrionale; stiamo partecipando al progetto di costruzione di un monastero carmelitano in Siberia, che sarà affiancato da un complesso di opere di apostolato e di carità e che sorgerà su uno degli ex gulag più malfamati, quello dove San Raffaele Kalinosvsky ha trascorso parte importante della sua vita.
D. Qual è la situazione della Chiesa cattolica in Russia? E come sono i rapporti con il governo e con la chiesa ortodossa?
R. E’ un momento molto difficile. Un sacerdote italiano da lungo operante in Russia, don Caprio, ha visto strappare il suo visto e non può tornare alla sua attività pastorale nella città di Vladimir. Pochi giorni dopo, il vescovo Mazur si è visto rifiutare l’ingresso in territorio russo all’aeroporto di Mosca. Sono stati provocati incidenti e manifestazioni in diverse città russe – in verità senza un reale seguito popolare – contro quello che ritengono essere un’invasione del Vaticano. Il pretesto è stata l’erezione canonica da parte del Santo Padre delle quattro amministrazioni apostoliche a diocesi regolari. Sembra che non cambino molto le cose nella sostanza. Del resto, si tratta di una procedura normale che, diversamente di quanto va dicendo la gerarchia ortodossa, non è senza precedenti storici: la prima diocesi dipendente dalla Santa Sede in Russia già dal tempo di Caterina la Grande! Ma il fatto è che, come ha segnalato l’arcivescovo metropolitano Kondrusiewicz in una recente intervista al "Corriere della Sera", tutto questo rivela una forte influenza di settori dell’alto clero ortodosso sulla politica russa e viceversa. Questi settori politici evidentemente sono gli eredi del passato regime collusi con elementi ultra-nazionalisti. La conclusione è netta: la Chiesa Cattolica soffre ancora oggi in Russia una limitazione al mandato ricevuto da Gesù Cristo di evangelizzare tutti i popoli, mandato al quale non può rinunciare.
D. A suo parere, a dieci anni dal crollo dell’Unione Sovietica, la situazione politica ed economica della Russia è cambiata?
R. Sicuramente a livello economico c’è una libertà inimmaginabile all’epoca sovietica. E’ vero che i suoi effetti, almeno per ora, non raggiungono la maggioranza dei russi ma sono limitati ad una ristrettissima cerchia di persone. Ma se hanno scelto la strada della libera iniziativa economica hanno scelto la strada giusta. A livello politico non esiste un sistema di libertà come lo concepiamo noi in Occidente. Ancora l’apparato di controllo è forte, anche se l’etichetta è un’altra. Credo che le difficoltà che trova la Chiesa Cattolica stiano a dimostrarlo. Conviene rammentare che non più del 5% della popolazione segue la chiesa ortodossa, di gran lunga maggioritaria fra i credenti. Ciò significa che la Russia è una nazione profondamente secolarizzata. Comunque, l’azione di "Luci sull’Est" mira a rafforzare i valori morali e spirituali dei russi, soprattutto di fronte alle nuove sfide che inevitabilmente porrà, come pone in Occidente, una società che può diventare più ricca. Credo che alla grande apertura ai tempi del crollo del socialismo reale, sia succeduta una certa apatia. Ma noto pure che chi si riavvicina oggi alla Fede lo fa con più profondità, con più serietà, con più stabilità. In questo senso il campo di missione continua ad essere sterminato. Ancora una volta mancano operai perché la messe è enorme.