Il Mattino, 6 giugno 2002
Pubblicità osé? Famiglia Cristiana: non è peccato...
MARIELLA PAOLETTI
Ci risiamo. Si avvicina l’estate, ricominciano gli spogliarelli. Non soltanto sulle spiagge, ma anche sulle pagine dei giornali: tra una pubblicità di costumi da bagno e una di creme depilatorie, è tutta un’esibizione (...). Una galleria di foto ammiccanti, ma stavolta a fare notizia non è la solita polemica sulla donna-oggetto. A incuriosire, stavolta, è il piccolo "caso" scoppiato intorno al settimanale cattolico Famiglia Cristiana, bersagliato negli ultimi giorni dalle lettere di protesta dei lettori. Nella notissima rubrica "Colloqui col padre", il direttore don Antonio Sciortino ne ha pubblicate ben cinque, una sotto l’altra: tutte si lamentano dell’ospitalità data dalle pagine del settimanale a queste inserzioni "osè". "Alcune immagini della vostra pubblicità - si legge in una delle lettere - non sembrano conformi alla morale cristiana. Dappertutto vediamo foto di donne seminude, non mettetevici anche voi". E un altro lettore chiede alla rivista: "Ma per voi contano di più i soldi della pubblicità o gli insegnamenti della morale cattolica?".
Un dilemma che secondo don Sciortino in realtà non esiste: "Facciamo fatica - sottolinea il direttore nella sua risposta - a pensare che qualche capo di biancheria intima o un costume da bagno, per quanto succinto, possano fare scandalo o minare la morale cristiana". Pur promettendo di dare maggiore attenzione a questo problema in futuro e assicurando che più in là il settimanale non andrà davvero, in quanto il tipo di immagini criticate dai lettori "segna per noi un limite invalicabile", l’invito del direttore di "Famiglia Cristiana" è a sdrammatizzare il problema: "È la pubblicità di un costume da bagno - spiega - discutibile, se si vuole, ma nulla di più. Non può pregiudicare tutto il bene che la rivista fa, e che i lettori onestamente riconoscono. Sono altri purtroppo - conclude don Sciortino - i gravi scandali che dobbiamo denunciare, cui sono esposti, in particolare i bambini di oggi".
Famiglia cristiana, dunque, si auto-assolve: d’altra parte, sulle spiagge ci vanno anche le signore di religione cattolica, e di certo non ci vanno con i pagliaccetti della nonna. "E se dobbiamo vendere un reggiseno, possiamo farlo soltanto fotografando una donna che lo indossa", ragiona Stefania Piatti, della direzione marketing di una delle agenzie pubblicitarie più quotate,la Saatchi and Saatchi. Giusto, ma dovete venderlo proprio pubblicizzandolo su una rivista così "caratterizzata" dal punto di vista morale? "La scelta del media che pubblicherà il messaggio - spiega Piatti - si fa in base alla valutazione del target di pubblico che l’inserzionista intende raggiungere. È chiaro che la pubblicità di un detersivo, di un prodotto alimentare, e anche di un costume da bagno, troverà spazio più facilmente e più spesso su una rivista che ha diffusione familiare, come è appunto Famiglia Cristiana, che non, per esempio, su una rivista scientifica, dove magari concentreremo più inserzioni di tipo medico. Poi l’azienda editoriale può sempre rifiutare l’inserzione, ma questo accade in casi davvero estremi".
Ad esempio non si meraviglierebbero, i pubblicitari, se il settimanale paolino rifiutasse inserzioni sui preservativi, che infatti non si sognano neppure di proporre. Quello che mai avrebbero immaginato è che a suscitare obiezioni potesse essere la pubblicità del McDonald’s: "Uno dei maggiori gruppi multinazionali che minano le possibilità di sviluppo di un’economia locale e solidale", protesta con il direttore di Famiglia Cristiana Silvia N. responsabile di una casa famiglia dell’Associazione comunità papa Giovanni XXIII. "I problemi - risponde don Sciortino - sono molto complessi, il "pensiero unico" che si rimprovera ai globalisti assoluti viene a volte inculcato e praticato anche tra i dissenzienti".