Noticias Eclesiales, 6 giugno 2002

ROMANIA – Vescovo chiede il rispetto dei diritti dei cattolici restituendo loro le chiese

Roma, 6 (NE - eclesiales.org) In questi ultimi giorni, il Governo rumeno, senza fornire ragioni sufficienti, ha respinto la richiesta avanzata dal Santo Padre di restituire alla Chiesa cattolica del Paese le chiese confiscate durante il regime comunista. Infatti, lo scorso sabato 1 giugno Papa Giovanni Paolo II ha fatto appello alle autorità civili rumene affinché restituiscano "secondo giustizia, il patrimonio ecclesiastico confiscato, per permettere in tal modo alla Chiesa cattolica di disporre di quei beni per compiere la propria missione". Nel 1948, quando era instaurato in Romania in governo comunista, alcuni beni della Chiesa cattolica vennero trasformati in proprietà statali e altri vennero consegnati dal regime alla chiesa ortodossa.

Da parte sua, il vescovo di Oradea Mare (Romania), in una intervista sull’argomento, ha segnalato che, prima della confisca in epoca comunista, "i cattolici avevano 2.588 chiese. Di esse, solo circa cento sono state restituite dopo la caduta del governo comunista". "Oggi - ha aggiunto - i nostri seminaristi sono obbligati a celebrare la Eucaristia in una sala trasformata in cappella. Si celebrano Messe nelle aule scolastiche e anche all’aria aperta. Io personalmente celebro in una sala di teatro. Faccio notare che il perdurare di questa situazione costituisce una mancanza di rispetto dei più elementari diritti umani".

Di fronte al rifiuto da parte della chiesa ortodossa di restituire le chiese cattoliche, il vescovo ha fatto notare che, da parte dei cattolici, "non esiste nessun sentimento di rivendicazione, nessun desiderio di conflitto con i nostri fratelli ortodossi. Siamo pronti a perdonare e a dimenticare tutto nel nome dell’unico Signore"; ma ha anche precisato che se la gerarchia della chiesa ortodossa "dimostrasse maggior disponibilità, troverebbe l’approvazione di tutti i rumeni e anche degli altri Paesi".