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Radiogiornale

IL PAPA E LA SANTA SEDE

22 giugno 2002

 

INSPIEGABILE SILENZIO DELLE AUTORITA’ DI MOSCA SULLA VICENDA DEL VESCOVO CATTOLICO JERZY MAZUR, ESPULSO DUE MESI FA DALLA FEDERAZIONE RUSSA. GRANDE DISAGIO DEI FEDELI RIMASTI SENZA PASTORE

- Intervista con mons. Jean-Louis Tauran -

Il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mons. Jean Luis Tauran è partito questa mattina per l’Ucraina, ad un anno dalla storica visita di Giovanni Paolo II ed a 10 dall’allacciamento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Prima di lasciare il Vaticano, l’arcivescovo Tauran ha voluto ricordare l’incomprensibile silenzio delle autorità russe sulla sorte di mons. Jerzy Mazur, il vescovo di nazionalità polacca a capo della diocesi siberiana di San Giuseppe di Irkutsk, espulso dalla Russia il 19 aprile scorso. Come si ricorderà, il presule, proveniente dalla Polonia, si vide annullare il visto all’aeroporto di Mosca e, senza nessuna spiegazione, fu imbarcato su un volo diretto a Varsavia. Come spiega ai nostri microfoni mons. Tauran, si tratta di un provvedimento molto grave:

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R. – ON PEUT PARLER TECHNIQUEMENT, JE CROIS, D’UNE SORTE D’EXPULSION ...

Si può parlare, credo, di una sorta di espulsione. Ovviamente, si tratta di sapere quali siano state le ragioni che hanno indotto le autorità responsabili dell’immigrazione all’aeroporto di Mosca ad interdire il ritorno di mons. Mazur nella sua diocesi. A tutt’oggi, nessuno è in grado di dirci le ragioni per le quali sia stata presa tale decisione, che è una decisione particolarmente grave. Di fronte a questa situazione, devo dire che la Santa Sede ha preso due iniziative. Intanto, con data 20 aprile, cioè il giorno successivo ai fatti, ho scritto una lettera al ministro degli Esteri della Federazione Russa, Ivanov, nella quale gli ho comunicato la nostra sorpresa per tale decisione e nella quale gli ho chiesto di spiegarci le ragioni che hanno indotto le autorità dell’immigrazione a tale misura. Tra l’altro, fino ad oggi non abbiamo ricevuto risposta dal signor Ivanov, nel frattempo il Papa stesso ha voluto scrivere a titolo personale al presidente Putin per chiedergli in pratica la stessa cosa ed un suo intervento personale affinché sia restituito alla comunità cattolica di una così vasta parte della Federazione Russa un pastore che, secondo noi, si è sempre dimostrato generoso e leale. Il presidente Putin non ha ancora risposto al Papa. La lettera del Papa reca la data dell’8 maggio.

D. – Nessun risultato e nessuna risposta a due lettere ufficiali. Si ventila un incidente diplomatico?

R. – INCIDENT DIPLOMATIQUE: JE N’AIME PAS BEAUCOUP UTILISER …

‘Incidente diplomatico’: non mi piace molto questa espressione. Credo piuttosto, ed è quello che ho fatto nella lettera che ho indirizzato al ministro Ivanov, che sia necessario ricordare che la Federazione Russa ha aderito al documento finale della Conferenza di Vienna sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Questo documento risale al gennaio 1999. Nella prima parte di questo documento, al paragrafo 7, si legge che gli Stati aderenti, e quindi anche la Russia, rispetteranno il diritto delle comunità di credenti degli Stati partecipanti, e quindi anche dei fedeli della Federazione Russa, a stabilire e mantenere luoghi di culto o di incontro liberamente accessibili, ad organizzarsi conformemente alla struttura gerarchica e istituzionale loro propria, a scegliere, nominare e sostituire il personale conformemente alle necessità e norme loro proprie, come pure ogni accordo liberamente concluso tra le suddette comunità e lo Stato.

Credo quindi che la Federazione Russa consideri un punto d’onore tenere fede all’impegno assunto di fronte alla Comunità internazionale. Certamente, non si può sottovalutare il forte disagio nel quale si trovano i cattolici di tale diocesi. L’assenza del vescovo ha già avuto ripercussioni concrete sulla vita della comunità cattolica. Credo pertanto che sia importante che le autorità russe si rendano conto della gravità della situazione. In ogni caso, non perderemo occasione per informarle in merito, sia per mezzo del nunzio apostolico a Mosca sia per l’intermediazione dell’ambasciatore presso la Santa Sede.

D. – Il caso di mons. Mazur è un caso isolato?

R. – ALORS, C’EST LE SECOND CAS QUE NOUS AVONS, PUISQUE AU DEBUT …

Allora, è il secondo caso che ci si propone. Infatti, all’inizio dell’anno anche padre Stefano Caprio, che lavora in una parrocchia di Mosca, si è visto rifiutare il permesso di rientrare nella sua parrocchia e a tutt’oggi non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione in merito al provvedimento preso nei suoi confronti.

D. – Mons. Tauran, vuole aggiungere qualcosa?

R. – JE DIRAIS QUE TOUT LE MONDE EN RUSSIE A BESOIN D’UN TEMOIGNAGE …

Vorrei dire che in Russia, tutti hanno bisogno di una testimonianza di vita cristiana e che non è questo il modo, cioè mutilando le attività di una comunità che - vorrei ricordare – è una comunità storica: la Chiesa cattolica non si è insediata in Russia recentemente. Abbiamo parrocchie e diocesi secolari. Non chiediamo che di servire i nostri cattolici e non abbiamo altra ambizione che essere al servizio di quei cattolici, che sono cattolici russi che vogliono essere cattolici al servizio del loro Paese e di tutte le popolazioni che ci vivono.