Avvenire on-line, 28 giugno 2002

STRANO MA VERO

Si restringe nel mondo l’area di libertà

Maurizio Blondet

Magari non credenti e agnostici saranno tentati di dire: non è un problema nostro. Ma sbagliano. A leggere il Rapporto 2002 sulla libertà religiosa nel mondo, curato da "Aiuto alla Chiesa che Soffre", un fatto salta all’occhio: là dove la libertà di credere è oppressa o limitata, vige qualche forma di oppressione politica, economica, culturale, insomma della libertà tout court. È il solo dato unificante di realtà nazionali diversissime: il potere pubblico (o talvolta i poteri di fatto) che non rispetta la più intima e personale libertà, tradisce un disprezzo per la dignità umana che sbocca in altre violazioni.

Così, allarma apprendere dal Rapporto che soprusi e angherie della libertà di credere sono cresciuti paurosamente nel mondo nel 2001: non dice bene sullo stato della civitas mondiale.

In Vietnam, a Cuba e in Corea del Nord permangono "Chiese del silenzio", e ci si potrebbe illudere che siano oppressioni residuali di residuali autocrazie comuniste. Invece, forme oppressive rinascono là dove l’autocrate sovietico ha solo cambiato etichetta (vedi la Bielorussia presieduta a vita da Lukashenko) e la religione nazionale, prima calpestata, oggi viene favorita come ortodossia di Stato e instrumentum regni, a danno delle altre fedi.

La cultura islamica non ha mai onorato il pluralismo: ma le convivenze che nell’Islam d’un tempo consentivano i costumi antichi, oggi scompaiono nell’irrigidirsi fanatico del fondamentalismo di Stato. Forse non a caso, nell’area islamica anche il timido fiorire di società civili si gela, e langue la cultura.

È un sintomo sinistro il crescere della violenza anticristiana in Asia, in aree dove induismo e buddhismo vantavano, a ragione, la loro mitezza e tolleranza millenarie; e anche qui (come in India e Sri Lanka) il fenomeno corrisponde al ridursi del pacifico esercizio della cittadinanza.

Nella cattolica Colombia, a opprimere i fedeli sono le Farc, i narcoterroristi che impediscono l’esercizio del voto col sequestro di candidati e il loro massacro.

Ma qualche segno inquietante serpeggia anche in Europa, col suo deficit democratico mal curato: il Belgio, apprendiamo, ha limitato le libere adunate dei Testimoni di Geova, in Francia bisogna lottare perché la discussa legislazione repressiva sulle "sette pericolose" non venga applicata alle confraternite ascetiche cristiane, il Baden-Wurttenberg tedesco vieta il foulard alle insegnanti islamiche.

In questo quadro, non è solo nobile che il Rapporto dell’organismo chiamato "Aiuto alla Chiesa che Soffre" s’occupi non semplicemente dei cattolici. Questi, nel mondo, sono i più angariati, e qua e là sempre più sono minacciate le loro vite e i beni. Chi ha accettato Cristo, si aspetta la croce. Però il cristiano non si stanca di reclamare i diritti umani da ogni Cesare terreno, anche il più brutale e illegittimo, perché è inseparabile dalla sua fede l’essere in radice civis: costruttore di una società dell’aldiquà degna dell’uomo. Anche per i diversi credenti. E per i miscredenti che dicono: non è problema nostro.