Avvenire, 29 giugno 2002

La Chiesa dell’est

Stasera in Vaticano il Papa consegnerà il "Sacro Pallio" ai nuovi arcivescovi metropoliti. Tra essi il presule di Mosca che parla dell’immediato futuro dei cattolici delle diocesi russe

Kondrusiewicz: "Putin, che delusione"

Il caso – "Prego perché il mio presidente si renda conto che non può ignorare le richieste di Giovanni Paolo II"

di Dominik Morawski

Ora i ventotto arcivescovi metropoliti che riceveranno stasera in Vaticano da Giovanni Paolo II il "Sacro pallio" (gli italiani sono il patriarca di Venezia, Angelo Scola e il nuovo arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina) ci sarà anche Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita a Mosca. La sua presenza a Roma fa da subito ricordare gli ostacoli e le tensioni che i cattolici dell’ex Urss affrontano ancora oggi. Perciò la consegna del Pallio, spiega Kondrusiewicz, è per i credenti di quelle regioni un gesto che gratifica tutta "la Chiesa cattolica in Russia con la sua storia lunga e dolorosa, incluso il Golgota del XX secolo".

Nonostante ciò, secondo il presule, non mancano i "segni" positivi, frutto del sacrificio dei martiri e dei tanti testimoni fedeli del Vangelo. Sofferenze che sembrano riproporsi nelle vicende del vescovo polacco Jerzy Mazur, titolare della diocesi di Irkutsk in Siberia, a cui è stato ritirato il visto d’ingresso, impedendogli di fatto di raggiungere la sua comunità, così com’era accaduto qualche settimana prima a padre Stefano Caprio, anch’egli missionario nell’ex Urss. Entrambi i provvedimenti erano stati presi dopo l’istituzione di quattro diocesi, con la conseguente protesta dei vertici della Chiesa ortodossa.

"Le mancate risposte del presidente Putin alla lettera del Santo Padre – commenta Kondrusiewicz riferendosi alla missiva firmata dal Papa lo scorso 8 maggio –, in cui era stato chiesto un intervento a favore di Mazur per farlo tornare nella sua diocesi, mi ha molto deluso anche come cittadino russo". Per questa ragione "spero che il mio presidente, per cui prego, si renda conto che il Pontefice è anche Capo di uno Stato", e come tale avrebbe diritto quantomeno ad un chiarimento. Una vicenda per la quale "spero si possa trovare una soluzione entro breve tempo".

Durante il suo ministero nella diocesi di Mosca, Kondrusiewicz ha potuto incontrare "alcuni vescovi e sacerdoti ortodossi che hanno espresso viva preoccupazione per questa espulsione, dato che si tratta di un conflitto fra le due Chiese che rappresentano il mondo cristiano". Comunque, spiega ancora il metropolita di Mosca, anche le autorità statali adesso mostrano sollecitudine "per la soluzione di questo caso". Da qui la convinzione "di poter guardare con fiducia a quanto accadrà in Russia, dove la vera minaccia – sottolinea l’arcivescovo – proviene dalle forze nazionaliste oltranziste". E questo perché anche "da parte ortodossa si è sempre più consapevoli della necessità di risolvere congiuntamente le questioni che ci dividono, cominciando dalle accuse di proselitismo che ci vengono mosse fino alle interpretazioni di tipo teologico".

L’ottimismo espresso da Kondrusiewicz non è però frutto di una speranza lontana, si basa semmai anche sui riflessi dell’ultima visita del Papa in Azerbaigian e Bulgaria. I rappresentanti delle Chiese ortodosse in entrambi i Paesi hanno descritto Giovanni Paolo II come "simbolo dei nostri tempi". Del resto Papa Wojtyla considera quella ortodossa come una "Chiesa sorella". Perciò Tadeusz Kondrusiewicz ribadisce il grande desiderio, suo e di tutti i fedeli: "Che il Papa possa recarsi presto in Russia". E nell’attesa "ogni domenica in tutte le nostre parrocchie si recita il Rosario".