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2 luglio 2002

ABORTO, CONTRACCETTIVI, EDUCAZIONE SESSUALE: UNA RISOLUZIONE PERICOLOSA E NEFASTA AL PARLAMENTO EUROPEO

- Intervista con Carlo Casini -

"Sulla salute ed i diritti sessuali e riproduttivi" è il titolo di una controversa risoluzione su cui il Parlamento europeo di Strasburgo sarà chiamato a pronunciarsi domani. Controversa, perché alcuni dei suoi punti hanno provocato le proteste di governi, formazioni politiche e singoli deputati. In particolare, si contesta al documento – preparato dalla Commissione per i diritti della donna, e parte del rapporto Van Lacker – di promuovere una cultura abortista, incentivandola tramite lo stanziamento di soldi pubblici. Tra le proposte inaccettabili presenti nel testo, l’accesso universale all’aborto, la vendita senza prescrizione di contraccettivi "d’emergenza", l’inserimento nei programmi scolastici dello studio dei metodi anticoncezionali. Sui possibili rischi di questa risoluzione, Andrea Sarubbi ha intervistato Carlo Casini, già parlamentare europeo, presidente del Movimento per la Vita:

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R. – Certamente è una risoluzione pericolosa perché dal punto di vista culturale spinge in una direzione chiaramente abortista. Direi che l’aspetto più grave è quello che invita la Commissione a stanziare finanziamenti per sostenere - nei Paesi che chiedono l’adesione all’Unione Europea - le politiche di "tutela di diritti sessuali e riproduttivi". In realtà, in questa espressione, com’è noto, si comprende non solo la contraccezione, anche nella forma della cosiddetta contraccezione d’emergenza, anche l’aborto. Ora, siccome questi soldi possono essere davvero spesi dall’Unione Europea, questo è l’aspetto pericoloso: non l’obbligo degli Stati di comportarsi in un modo o in un altro. E credo che l’aspetto di pericolo si coglie nel fatto che, avendo l’America con il cambiamento della presidenza tolto i finanziamenti alle organizzazioni internazionali che, appunto, favoriscono a livello mondiale la contraccezione e soprattutto l’aborto, si vuole che l’Unione Europea sostituisca l’America in questo finanziamento, chiaramente contro la giustizia.

D. – Tra l’altro ci sono alcuni Paesi che mi pare abbiano già protestato contro la risoluzione …

R. – Sì. Mi risulta che c’è una lettera del governo della Repubblica slovacca, che ha protestato. Indubbiamente, non è che si possa imporre niente, non è una legge perché l’Unione Europea non può legiferare comunque in questa materia. Però non è dubbio che c’è una intromissione, una forzatura dei trattati istitutivi, e soprattutto la forzatura più grave, veramente scandalosa è questo tentativo di collegare la contraccezione – anche quella d’emergenza –, una certa visione della sessualità - individualista, edonista - e anche la diffusione dell’aborto, ai diritti dell’uomo. Questo è l’aspetto culturalmente nefasto.

D. – La risoluzione parte con un fine positivo, cioè dare un’educazione sessuale migliore a bambini e adolescenti. Dov’è l’aspetto negativo?

R. – L’aspetto negativo è proprio l’equivocità, o meglio, il silenzio su alcuni aspetti di questa educazione sessuale, perché anche un’antropologia non soltanto cristiana ma semplicemente umana desidera e vuole che ci sia educazione sessuale. Ma in questa risoluzione io non trovo mai il riferimento al diritto alla vita, all’identità umana di ogni essere umano, al dovere di rispetto di ogni figlio anche quando non è desiderato, al fatto che la famiglia è una cellula fondamentale della società e dello Stato, al collegamento tra sessualità, amore e famiglia. Domina, vice-versa, la cultura della scissione: il sesso è una cosa, la famiglia è un’altra, l’amore è un’altra. In questo senso questa è pericolosa.