Avvenire, 3 luglio 2002
Kondrusiewicz: "Accuse insensate"
Da Milano NELLO SCAVO
"Niente di nuovo!" esclama l’arcivescovo di Mosca Tadeusz Kondrusiewicz dopo aver letto l’ennesimo campionario di contestazioni mosse dal Patriarcato ortodosso. Il presule, che oggi da Roma tornerà a Mosca, ripete "che oramai siamo abituati a vederci attaccati, ma la nostra volontà di dialogo non si ferma".
L’atto d’accusa però è durissimo.
Confezionato come a dimostrare che la Chiesa cattolica, oltre che un pericolo per gli ortodossi, è un vero e proprio nemico delle istituzioni russe. Il ritornello è il solito: i cattolici fanno proselitismo. "Una denuncia – ribatte Kondrusiewicz – accompagnata da un elenco di fatti ed episodi senza senso". Compresa una intervista rilasciata di recente dall’arcivescovo ad "Avvenire".
Ed è su questo punto, quello del proselitismo, che si gioca la soluzione di una crisi in apparenza senza uscita. "Faccio una proposta – suggerisce l’arcivescovo, annunciando un suo messaggio ad Alessio II - : mettiamoci a sedere insieme, cattolici e ortodossi, e insieme definiamo nero su bianco cosa è proselitismo e cosa non lo è. Se almeno su questo riusciremo ad intenderci, il futuro sarà meno complicato del presente, percorribile poiché "conosco e stimo molte personalità del Patriarcato, e so che sono aperti e tolleranti, come dimostra la quotidiana collaborazione in molte città".
Nel documento firmato da Kirill, responsabile degli Affari esterni del Patriarcato, si intuisce come Alessio II e il suo entourage abbiano deciso di mettere all’indice tutti i religiosi di formazione missionaria. Proprio come il vescovo della diocesi siberiana di Irkutsk, Jerzy Mazur, e padre Stefano Caprio ai quali non a caso sono stati ritirati i visti d’ingresso.
Altra accusa: troppi seminaristi di origine russa. E questa secondo Kirill sarebbe una schiacciante prova del sistematico proselitismo cattolico. Insomma, "stando a quanto scrive il Patriarcato – commenta ancora Kondrusiewicz – praticamente dovremmo fermarci e andarcene". Ma quel che è peggio è il perpetuarsi del "sorprendente e irrispettoso silenzio del Cremlino".