Misna (Missionary Service News Agency)

GEORGIA, REPUBLIC OF, 10 LUG 2002 (1:28)

Minacce e insulti a giovani cattolici durante pellegrinaggio: testimonianza vescovo Tbilisi /PARTE1

Un pellegrinaggio di giovani cattolici della Georgia si è trasformato, da momento di crescita spirituale e serena convivenza, in una esperienza da dimenticare. A raccontarla è ora il vescovo di Tbilisi, monsignor Giuseppe Pasotto, della congregazione delle Sacre Stimmate (i cui religiosi conosciuti come ‘stimmatini’). Il presule, che è amministratore apostolico per i cattolici di rito latino e siro-caldeo di Georgia e Armenia, ha deciso di inviare questa testimonianza anche al presidente georgiano Eduard Shevarnadze, per metterlo al corrente delle difficoltà di dialogo con la Chiesa ortodossa di quel Paese. Un ostacolo che a volte, come in questo caso, si trasforma in episodi disdicevoli.

"Insieme a una trentina di giovani stavo camminando sulla strada che conduce a Sanavardo, dopo aver superato da poco il paese di Akalsopeli nella regione di Kaketi", scrive monsignor Pasotto. "In occasione del periodo estivo abbiamo organizzato di andare a piedi fino a Bodbe, sulla Tomba di San Nino, fermandoci a dormire presso le altre famiglie cattoliche residenti a Mntisziri e a Sanavardo. Conoscendo il contesto e i problemi religiosi attuali, lungo il percorso non è stato organizzato alcun momento religioso, che è stato invece celebrato presso la famiglia cattolica che di volta in volta offriva disponibilità". Per 3 giorni la ‘carovana’ non ha avuto problemi.

Il 3 luglio due auto della polizia hanno avvicinato il gruppo in sosta lungo il bordo della strada. Gli agenti hanno chiesto chi fossero i pellegrini e dove fossero diretti. "Una decina di minuti più tardi – prosegue il presule - sono arrivate nello stesso luogo due auto di grossa cilindrata con 2 sacerdoti ortodossi e altre persone che ci hanno chiesto se eravamo Testimoni di Geova. Ho dato il mio documento di identità, spiegando che eravamo tutti cattolici. Il sacerdote tuttavia ci ha detto che non avevamo il diritto di passare all'interno della diocesi di Lagodeki senza l'autorizzazione del Vescovo locale. Conoscendolo personalmente, ho chiesto di poter parlare per telefono con lui. Ma non è stato possibile". Le due auto sono ripartite, lasciando un po’ di agitazione tra i giovani. La marcia, a quel punto, è ripresa. Ma le sorprese non erano ancora finite.

Racconta ancora il vescovo: "Ci siamo rimessi a camminare, ma dopo meno di un'ora sono sopraggiunte 3 auto di grossa cilindrata con a bordo un gruppo di uomini. Sono scesi e in modo molto duro, con minacce, spinte e brutte parole, ci hanno ordinato di interrompere subito il cammino". Inutili le pacate risposte di monsignor Pasotto. Le minacce, gli insulti diventavano sempre più forti. Brandivano anche un bastone– denuncia lo stimmatino - e hanno tentato di aggredire me e gli altri due sacerdoti che partecipavano all’iniziativa". (Continua) (EB)

***

GEORGIA, REPUBLIC OF, 10 LUG 2002 (1:41)

MINACCE E INSULTI A GIOVANI CATTOLICI DURANTE PELLEGRINAGGIO: TESTIMONIANZA VESCOVO TBILISI /PARTE2

"Se ne sono andati - dice monsignor Pasotto - dopo averci minacciato che ci avrebbero fatto gravemente del male se ci avessero visti a Sanavardo", la meta prescelta. Nel tentativo di un’estrema mediazione, il presule è riuscito a mettersi in contatto con il segretario del vescovo ortodosso locale, che ha suggerito di interrompere il pellegrinaggio".

A quel punto è scattata la decisione di tornare indietro. Durante la mesta attesa dell’autobus per tornare a casa, sono arrivate alcune persone presentandosi come autorità locali e chiedendo se ci fossero stati dei problemi. "Ho spiegato loro il fatto – puntualizza monsignor Pasotto - e mi hanno risposto che certamente si era trattato di un’incomprensione e che se volevamo potevamo proseguire il cammino fino a Sanavardo". Ma il vescovo aveva ormai deciso. "Sentivo la responsabilità dei giovani e qualcuno di loro era impaurito. Ho detto loro che saremmo ritornati a casa e che poi avrei scritto una lettera alla Cancelleria del presidente Shevarnadze, alla Nunziatura della Santa Sede e ad altre organizzazioni".

"Considero il fatto molto grave – osserva il presule – perché non c'era nessuna manifestazione religiosa, anche se per noi il cammino aveva un significato spirituale. Inoltre non c’è stata nessuna provocazione da parte nostra, anzi, credo che proprio in quel contesto i giovani cattolici abbiano dato una grossa testimonianza del valore della ‘nonviolenza’ e la gente presente ci ha dimostrato solidarietà". Ma c’è qualcosa in quello che è accaduto, non facile da spiegare.

"C'e stata in tutti una chiara convinzione che tutto sia stato orchestrato da un’autorità non ben definita - denuncia il vescovo di Tbilisi - e viene da chiederci seriamente che valore hanno le leggi in Georgia. Più di un giovane del gruppo, dopo questo fatto, ha detto che si vergognava di essere georgiano, se questo è il Paese. Questo mi ha fatto molto male. Posso dire che ringrazio Dio per essere stato presente e per avere avuto la forza e la calma necessarie perché prevalesse la pace. Mi auguro – conclude - che chi di dovere possa al più presto intervenire per evitare che situazioni analoghe si possano ripetere". (EB)