Avvenire, 21 luglio 2002

Rubano un teschio nell’ossario e lo usano per giocare a pallone

BERGAMO. Sembravano i soliti quattro calci al pallone su un prato, per passare una delle solite noiose serate di luglio. Ma all’avvicinarsi dei Carabinieri, insospettiti dall’atteggiamento dei giocatori, il fuggi fuggi generale ha reso esplicita la vera diversità di quella partita: il pallone, abbandonato sul terreno, era un teschio umano, sottratto poche ore prima da tre dei giocatori nell’ossario del cimitero. Teatro della vicenda è Levate, piccolo paese fra Treviglio e Bergamo, non più di tre facciate di abbonati sull’elenco telefonico.

L’ambiente è quello dei 15enni con poco da fare in questo scorcio di estate, finita la scuola. I carabinieri non ci hanno pensato un attimo e sono corsi dietro ai fuggitivi, riuscendo ad acciuffarne uno. Portato in caserma, ci hanno messo poco a farsi raccontare dove aveva trovato il teschio. E in caserma a Treviglio è venuta fuori tutta la vicenda, iniziata nel primo pomeriggio. A giocare a pallone l’altra sera, infatti, erano in tanti, ma a "trovare" il teschio erano stati in tre, lui e due altri amici, un italiano e un marocchino. Il fatto è che il teschio non era stato trovato, ma sottratto nel locale cimitero. I tre ragazzi in vena di bravate si erano introdotti nell’ossario del cimitero, che conteneva un gran numero di ossa e teschi, ma anche cassette chiuse. Una di queste è stata forzata dai tre. Per i genitori dei ragazzi si è trattato solo di una "sciocchezza poco importante".