Misna
INDIA, 26 LUG 2002 (17:11)
Chattisgarh: Intervista a suora condannata per conversioni indù, "contro di me solo falsità"
"Le accuse contro di me sono totalmente inventate". Così afferma, in un’intervista esclusiva rilasciata oggi alla MISNA, suor Bridhi Ekka, della congregazione delle Orsoline, arrestata il 18 luglio scorso dalla polizia di Ambikapur (Stato di Chattisgarh, India centrale) per aver convertito alcuni indù al cristianesimo e rilasciata ieri su cauzione.
"Nel 1988 - spiega la religiosa, che è stata condannata a sei mesi di prigione ed ha già scontato una settimana in carcere - lavoravo nel villaggio di Mahespur (diocesi di Ambikapur), dove svolgevo attività sociali. Ero molto vicina alle donne ed ai bambini ed ero solita alzare la voce contro le ingiustizie. È avvenuto che un impresario edile, che utilizzava manodopera locale per costruire una strada in cemento, si è rifiutato di pagare il salario giornaliero agli operai. Allora sono andata da lui e gli ho chiesto di versare le retribuzioni. Dopo un’accesa conversazione, l’uomo ha ceduto ed ha iniziato a pagare i salari. Poi però - prosegue suor Ekka - sono dovuta intervenire di nuovo, perché lui dava il denaro alle donne solo a notte fonda e questo creava problemi a molte di loro. A quel punto gli ho chiesto di versare i soldi subito dopo che le donne avevano terminato di lavorare, ma lui ha fatto orecchie da mercante. Si è poi recato alla stazione di polizia ed ha sporto denuncia contro di me per aver convertito forzatamente 94 indù provenienti da 19 famiglie del villaggio".
Quell’anno la suora era stata giudicata responsabile del reato ascrittole, verdetto confermato oltre una settimana fa dal tribunale distrettuale di Ambikapur. Due giorni fa, comunque, l’Alta Corte di Bilaspur (settore orientale del Chattisgarh) ha dato disposizione alla corte di Ambikapur di concedere alla religiosa il rilascio su cauzione.
"Nei giorni in cui sono stata reclusa - prosegue suor Ekka – sono stata molto male, ma ho confidato in Dio e mi sono affidata completamente a lui. In carcere – racconta alla MISNA – c’erano 57 donne recluse, con dieci bambini, tutti assiepati in due stanze che al massimo avrebbero potuto contenere 11 persone. Molte delle detenute erano cristiane: sono state comprensive e collaborative, mi hanno persino offerto degli abiti per cambiarmi. Poi mi hanno chiesto di pregare per loro".
La religiosa ringrazia la diocesi di Ambikapur, le consorelle, i sacerdoti ed i laici che hanno pregato per lei durante la reclusione. Rivolge inoltre un ringraziamento al vescovo di Ambikapur, monsignor Patras Minj, che è andato a trovarla in prigione. "Ero felice quando sono stata liberata – aggiunge – perché non voglio essere accusata ingiustamente, ma allo stesso tempo ero commossa per l’affetto e l’attenzione dimostratami dalle altre recluse".
La suora conclude ricordando che questa è la seconda volta che viene arrestata per aver convertito degli indù. "La prima è stata il 22 gennaio 1996, ma in quell’occasione fui trattenuta nella stazione di polizia solo per un’ora". (LM)