Avvenire, 26 luglio 2002
Incomprensibile aumento dei finanziamenti
La fuga in avanti dell’Europa abortista
Riccardo Cascioli
L' Unione Europea rimpiazzerà gli Usa nel finanziare il Fondo dell’Onu per la Popolazione (Unfpa). La decisione è stata annunciata ufficialmente ieri. L’amministrazione Bush lunedì aveva deciso di sospendere il proprio contributo annuo di 34 milioni di dollari all’Unfpa per il suo sostegno alle politiche di aborto forzato praticate in Cina. Ma la Commissione Europea aumenterà immediatamente di 32 milioni di euro il suo contributo all’Unfpa e all’International Planned Parenthood Federation (Ippf, una sorta di multinazionale della pianificazione familiare).
La notizia, per quanto clamorosa, non giunge inaspettata: già da tempo in Europa è al lavoro una lobby che punta a fare della Ue la punta di diamante delle politiche abortiste internazionali (sotto il nome di "servizi di salute riproduttiva"). Tale "lavoro" a carico del Vecchio Continente si è intensificato con l’avvento alla Casa Bianca di George Bush, il quale – come è noto – ha bloccato l’uso dei fondi federali per promuovere l’aborto nel mondo. Non per niente, il Commissario Ue per lo sviluppo, il danese Poul Nielson, il 28 febbraio 2001 davanti al Parlamento europeo dichiarò che l’Europa è pronta a riempire "il vuoto di decenza" lasciato dagli Usa.
In ballo non ci sono "ideali", per quanto aberranti essi siano, ma un bel po’ di miliardi di dollari, almeno quanti preventivati dalla Conferenza del Cairo sulla popolazione nel 1994: 21,7 miliardi di dollari l’anno entro il 2015, una cifra 4 volte superiore a quella investita nel 1995. Storicamente i pilastri per il reperimento dei fondi sono Usa, Giappone e Ue. Il problema è che la crisi economica ha costretto Tokyo a rivedere i suoi impegni e l’amministrazione Bush sta rovesciando la politica abortista dell’era Clinton. Ecco perché ora l’Unfpa si concentra sulla Ue, che peraltro tra il 1994 e il 2000 ha già quadruplicato i propri fondi per le attività di salute riproduttiva nel mondo (arrivati a 4 miliardi di euro). Ed ecco perché la Ue ora muove guerra a Bush: la risoluzione Van Lancker - che invita tutti gli Stati Ue a liberalizzare l’aborto – approvata dall’europarlamento lo scorso 3 luglio aveva anche questo scopo, visto che uno dei paragrafi conteneva un durissimo attacco alla Casa Bianca.
Del resto, il principale partner della Commissione Ue in materia è il "Gruppo di lavoro su popolazione, sviluppo sostenibile e salute riproduttiva", il cui segretariato è "offerto" dalla potente organizzazione abortista britannica Marie Stopes International con il sostegno finanziario - guarda caso - proprio dell’Unfpa.
In sintesi, noi europei saremmo in guerra contro l’America per conto dell’Unfpa e in nome del libero aborto. Forse è ora che i cittadini europei comincino a chiedere conto di come vengono impiegati i propri soldi e per quali scopi politici.