S. Alfonso Maria de Liguori (1/8)
Fondatore, Vescovo, Dottore della Chiesa, CSSR / nato: 27 settembre 1696 a Marinella nei pressi di Napoli; morto: 1° agosto 1787 a Nocera dei Pagani, Salerno
Dalla sua opera "Apparecchio alla Morte, cioè Considerazioni sulle Massime Eterne, Utili a tutti per meditare, ed a' sacerdoti per predicare":
CONSIDERAZIONE XVII - ABUSO DELLA DIVINA MISERICORDIA, PUNTO I
Dice S. Agostino che in due modi il demonio inganna gli uomini: "con la disperazione e con la speranza". Dopo che il peccatore ha peccato, lo tenta a disperarsi col terrore della divina giustizia; ma prima di peccare, l'anima al peccato colla speranza della divina misericordia. Perciò il santo avverte ad ognuno: "Dopo il peccato abbia speranza nella misericordia divina; prima del peccato temete la giustizia divina". Sì, perché non merita misericordia chi si serve della misericordia di Dio per offenderlo. La misericordia si usa con chi teme Dio, non con chi si avvale di quella per non temerlo. Chi offende la giustizia, dice l'Abulense, può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la stessa misericordia, a chi ricorrerà?
Difficilmente si trova peccatore sì disperato, che voglia proprio dannarsi. I peccatori voglion peccare, senza perdere la speranza di salvarsi. Peccano e dicono: Dio è di misericordia; farò questo peccato, e poi me lo confesserò. "Bonus est Deus, faciam quod mihi placet", ecco come parlano i peccatori, scrive S. Agostino (Tract. 33. in Io.). Ma oh Dio così ancora dicevano tanti, che ora sono già dannati.
Non dire, dice il Signore: Son grandi le misericordie che usa Dio; per quanti peccati farò, con un atto di dolore sarò perdonato. "Et ne dicas: miseratio Domini magna est, multitudinis peccatorum meorum miserebitur" (Eccli. 5. 6). Nol dire, dice Dio; e perché? "Misericordia enim, et ira ab illo cito proximant, et in peccatores respicit ira illius" (Ibid.). La misericordia di Dio è infinita, ma gli atti di questa misericordia (che son le miserazioni) son finiti. Dio è misericordioso ma è ancora giusto. "Ego sum iustus, et misericors", disse il Signore un giorno a S. Brigida; I peccatori, scrive S. Basilio, voglion considerare Dio solo per metà: "Il Signore è buono; ma è anche giusto. Non vogliamo considerare soltanto una delle faccie di Dio". Il sopportare chi si serve della misericordia di Dio per più offenderlo, diceva il P.M. Avila che non sarebbe misericordia, ma mancamento di giustizia. La misericordia sta promessa a chi teme Dio, non già a chi se ne abusa. (…) Agli ostinati sta minacciata la giustizia; e siccome (dice S. Agostino) Dio non mentisce nelle promesse; così non mentisce ancora nelle minacce: "Qui verus est in promittendo, verus est in minando".
Guardati, dice S. Giovanni Crisostomo, quando il demonio (ma non Dio) ti promette la divina misericordia, affinché pecchi; "Cave ne unquam canem illum suscipias, qui misericordiam Dei pollicetur" (Hom. 50. ad Pop. Antioch.). Guai, soggiunge S. Agostino, a chi spera per peccare. (…) Oh quanti ne ha ingannati e fatti perdere, dice il santo, questa vana speranza. (…) Povero chi s'abusa della pietà di Dio, per più oltraggiarlo!
Dice S. Bernardo che Lucifero perciò fu così presto castigato da Dio, perché si ribellò sperando di non riceverne castigo. (…) In somma Dio, se sopporta, non sopporta sempre. Se fosse che Dio sempre sopportasse, nessuno si dannerebbe; ma la sentenza più comune è che la maggior parte anche de' cristiani (parlando degli adulti) si danna: "Lata porta et spatiosa via est, quae ducit ad perditionem, et multi intrant per eam" (Matth. 7. 13).
Chi offende Dio colla speranza del perdono, "è un beffeggiatore e non un penitente", dice S. Agostino. Ma all'incontro dice S. Paolo che Dio non si fa burlare: "di Dio non si può burlare" (Galat. 6. 7). Sarebbe un burlare Dio seguire ad offenderlo, sempre che si vuole, e poi andare al paradiso. (…) La rete con cui il demonio strascina all'inferno quasi tutti quei cristiani che si dannano, è quest'inganno, col quale loro dice: "Peccate liberamente, perché con tutt'i peccati vi salverete". Ma Dio maledice chi pecca colla speranza del perdono. La speranza del peccatore dopo il peccato, quando vi è pentimento, è cara a Dio, ma la speranza degli ostinati è l'abbominio di Dio. Una tale speranza irrita Dio a castigare, siccome irriterebbe il padrone quel servo che l'offendesse, perché il padrone è buono.
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